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La maggioranza compatta difende gli indifendibili

L’Aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo, Daniela Santanchè con 213 no e 121 sì. Contrari alla sfiducia anche i parlamentari di Italia Viva. La maggioranza, quindi, si compatta per difendere la sua ministra indagata per falso in bilancio e per truffa ai danni dell’Inps. Elly Schlein non ha dubbi: “C’è una ministra accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato che resta in carica e pensa che non ci sia un problema. Siamo tutti garanti, ma davanti a un’accusa così grave non si può aspettare l’esito del processo, perché è un’accusa che va a minare la credibilità e l’onorabilità dell’istituzione che quella stessa ministra ricopre”.

Eppure in passato si sono usati due pesi e due misure

In Italia, la storia ci ha insegnato, che dimettersi non è quasi mai la prima scelta (almeno per una parte politica) riflettendo una cultura meno incline a punire pubblicamente i propri leader per errori o comportamenti eticamente discutibili. Come non ricordare Josefa Idem, campionessa olimpica di canoa e ministra delle pari opportunità, sport e politiche giovanili del governo Letta, che si dimise nel 2013. Le dimissioni arrivarono dopo accuse di irregolarità fiscali legate alla sua abitazione. Sebbene le somme in questione fossero veramente modeste, la pressione mediatica e politica divenne insostenibile, portandola a rassegnare le dimissioni per non “disturbare” ulteriormente il lavoro del governo. Ma non fu la sola. A gennaio 2008, durante il secondo governo Prodi, l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella ha lasciato l’incarico perché accusato di concorso esterno in associazione a delinquere dalla procura di Santa Maria Capua Vetere. Le dimissioni di Mastella hanno provocato l’uscita dalla maggioranza del suo partito, l’Udeur, e hanno avuto un ruolo significativo nella caduta del governo sostenuto da una coalizione di centrosinistra. Nel 2017, nove anni dopo l’inizio delle indagini, Mastella è stato assolto dalle accuse. Più di recente, il 31 marzo 2016 l’allora ministra dello Sviluppo economico del governo Renzi Federica Guida si è dimessa, pur non essendo indagata, per il coinvolgimento in un’inchiesta sul traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti legati all’Eni, in provincia di Potenza. Il caso delle dimissioni di Guidi ha fatto molto discutere proprio perché all’epoca la ministra non risultava indagata.

Se in Italia lasciare la poltrona per gravi motivi è praticamente una chimera in Europa i casi sono tantissimi

La Francia ha mostrato una tolleranza zero nei confronti dell’uso improprio dei fondi pubblici, come dimostra il caso di Francois de Rugy, costretto a dimettersi da ministro dell’Ambiente dopo l’inchiesta di Mediapart sulle sue cene lussuose pagate con soldi pubblici. Anche l’ex ministra dello Sport Laura Flessel ha dovuto affrontare le conseguenze delle proprie azioni, dimettendosi per la mancata dichiarazione dei guadagni derivanti da una società di diritti d’immagine. La Germania non è da meno, con esempi recenti come quello di Anne Spiegel, che si è dimessa da ministra della Famiglia per una bugia riguardante la sua partecipazione a riunioni durante le vacanze in seguito a un disastro naturale. La Germania ha anche visto dimissioni per accuse di plagio e comportamenti non etici, evidenziando una cultura di rigida responsabilità politica. Nel Regno Unito, la ministra dell’Interno Jacqui Smith ha dovuto dimettersi a causa di spese personali inappropriate, incluse quelle per film per adulti, fatte dal marito ma addebitate al dipartimento. Anche altri ministri britannici hanno affrontato conseguenze simili per varie irregolarità, mostrando una certa sensibilità pubblica anche in UK verso la correttezza finanziaria e comportamentale. In Spagna, la ministra della Salute Carmen Montón si è dimessa dopo accuse di irregolarità nel suo master. In Romania, il ministro dell’Istruzione si è dimesso per accuse di plagio, mentre in Portogallo, il ministro delle Infrastrutture ha lasciato l’incarico a seguito di polemiche legate a pagamenti controversi.

Insomma c’è chi si prende le proprie responsabilità, sempre. E chi invece mina la credibilità di tutte le Istituzioni.

 

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