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Provenzano: “Cile, 50 anni dal golpe di Pinochet, lezione di Allende viva e attuale”
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50 anni dal golpe di Pinochet in Cile, 50 anni dalla morte di Salvador Allende. L’11 settembre del 1973 è una ferita ancora aperta, per una generazione che voleva un profondo cambiamento sociale attraverso la democrazia e la libertà.
È una data in cui possiamo ricordare con orgoglio anche il ruolo dell’Italia. La generosità e il coraggio del nostro Paese nell’accogliere i rifugiati politici e tenere diplomaticamente testa alla dittatura. La nostra ambasciata è uno dei simboli della lotta per la democrazia in Cile, il Ministro degli Esteri di allora era Aldo Moro. Gli avvenimenti del Cile stimolarono la riflessione della sinistra italiana, con gli articoli di Berlinguer su Rinascita, per costruire una coalizione delle forze antifasciste che portasse l’Italia fuori dalla democrazia bloccata, una strategia stroncata proprio con il cadavere di Aldo Moro. Tutte le forze dell’arco costituzionale si unirono nella solidarietà al popolo cileno, l’unico partito che non condannò il golpe di Pinochet fu l’MSI e c’è da sperare che, 50 anni dopo, gli eredi di Fratelli d’Italia sappiano dire parole chiare su quella vicenda, simbolo della lotta per la democrazia e i diritti umani.
C’è un’attualità nel ricordo di quella vicenda, ci sono lezioni da trarre che riguardano anche noi oggi. La prima è che la democrazia non è una conquista da dare mai per scontata. Oggi arretra in tutto il mondo e il conflitto tra democrazia e autoritarismo non si esaurisce nella retorica della contrapposizione tra blocchi, ma attraversa le nostre stesse società occidentali. Ecco perché dobbiamo scongiurare il rischio di una nuova “guerra fredda”, per cui alcuni invece provano nostalgia. Perché è proprio nella logica delle blocchi contrapposti che maturavano quelle contraddizioni e quelle infedeltà ai principi che si dichiarava di difendere, che il Cile ha pagato con il golpe e che anche la storia del nostro paese drammaticamente racconta.
Oggi, come 50 anni fa, risuonano le parole del Presidente Allende nel suo ultimo discorso alla radio, da una stanza del Palazzo della Moneda, poco prima di morire, il suo testamento politico e morale: “Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore”. Ora quel sentiero appare stretto, non dimentichiamo che il compito dei progressisti è sempre quello: far avanzare i diritti umani – civili sociali e ambientali – nella democrazia. La lezione di Salvador Allende vive.
Così in un post su Facebook Peppe Provenzano, responsabile Esteri nella segreteria nazionale del PD

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