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Ponte sullo Stretto, progetto arrogante e fallimentare. Un ecomostro irrealizzabile

Il Partito democratico ha effettuato un’analisi dettagliata e molto critica sul progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, evidenziando numerose irregolarità procedurali e potenziali impatti negativi. Un documento frutto di un lavoro congiunto a livello nazionale e regionale, presentato in conferenza stampa presso la sede del Pd di via Sant’Andrea delle Fratte a Roma.

Alla conferenza stampa hanno partecipato Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati, Anthony Barbagallo, segretario Pd Sicilia e capogruppo in commissione Trasporti alla Camera dei deputati, Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030 nella segreteria del Pd, Nicola Irto, segretario regionale del Pd Calabria e capogruppo in commissione Infrastrutture, Ambiente e Trasporti al Senato, Antonio Misiani, senatore e responsabile Economia e Infrastrutture nella segreteria del Pd e Franco Piro, responsabile dipartimento Economia del Pd Sicilia.

“Questo progetto – afferma Braga – è sbagliato e pericoloso, crediamo che debba essere messa in campo un’azione di ferma opposizione, con tutti gli strumenti possibili. Le priorità infrastrutturali del Mezzogiorno sono altre”. Le critiche, come sottolinea Barbagallo, non arrivano solo dal Pd, tutt’altro: “Le nostre osservazioni hanno trovato conferma nei 239 rilievi presentati dalla commissione VIA-VAS, che non è certo un organismo politico. Parliamo di giudizi perentori, come la carenza di documenti, datati, vecchi o illeggibili. Impongono un vero stop a livello procedurale. Mancano le caratteristiche specifiche per considerare il progetto come definitivo. Manca ogni forma di partecipazione popolare. Il progetto mai sottoposto a VAS. Con questa scorciatoia intrapresa dal governo, il progetto andrà a sbattere“.

Secondo Annalisa Corrado, il progetto “fa acqua da tutte le parti. Non sta in piedi il progetto, figuriamoci il ponte. Non si parla mai abbastanza della devastazione che porterebbe nei territori, della distruzione di biodiversità preziosissimi e rischi che ricadrebbero sulla salubrità della collettività. Parliamo di territori che hanno bisogno di interventi seri, che rimarrebbero appesi all’ecomostro del progetto di Salvini”. Nicola Irto parla di “totale arroganza politica e amministrativa, che sta portando il governo e scavalcare i territori investiti dal progetto, dalle Regioni ai Comuni. Oggi possiamo dire che parliamo di un progetto irrealizzabile, pura propaganda, un grande imbroglio verso i cittadini di Calabria e Sicilia”.

Salvini, di fatto, ha riesumato un progetto del 2012. “Il primo tema – spiega Misiani – riguarda la scala di priorità che dobbiamo adottare in materia di infrastrutture, in un momento in cui gli spazi di bilancio andranno stringendosi. Poi, al netto dell’utilità, sono proprio le caratteristiche del progetto ad essere sbagliate. Infine, quello che ha messo in campo Salvini fa acqua da tutte le parti, anche dal punto di vista procedurale”.

Franco Piro – che ha avuto un ruolo centrale nella redazione del documento – fa notare che “quando parliamo del ponte non parliamo di un’opera, parliamo di almeno 60 opere. E’ impensabile non averlo mai sottoposto a una VAS. Inoltre c’è una questione paradossale: il ponte, di fatto, non si potrà utilizzare, dato che le previsioni sono che rimarrebbe chiuso almeno 70 giorni all’anno a causa del vento“.

 

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La sintesi del documento presentato dal Partito Democratico

Nel documento, che è stato consegnato al ministero dell’Ambiente, si mette in discussione il decreto legge 35/23 che autorizza la costruzione del ponte, definendolo non conforme con le normative europee riguardanti la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione di Incidenza Ambientale (VInCA).

Il decreto, viene sottolineato nel documento, ha impedito anche un’adeguata partecipazione pubblica nel processo decisionale, contravvenendo alla Convenzione di Aarhus del 1998 e omettendo il dibattito pubblico previsto dal codice degli appalti.

Il progetto del ponte non è mai stato sottoposto a una VAS, quindi non sono stati adeguatamente valutati gli impatti complessivi sulle comunità e sui territori interessati, che si estendono su due regioni e coprono aree molto ampie. Un’omissione che solleva preoccupazioni importanti riguardo alle possibili conseguenze ambientali e alla legalità dei provvedimenti amministrativi adottati senza la necessaria valutazione ambientale.

Ci sono poi le preoccupazioni relative alla sostenibilità e ai costi dell’opera, con la critica all’aggiornamento dei costi di costruzione e le decisioni procedurali che hanno portato alla riattivazione del progetto senza una gara pubblica.

Si sottolinea inoltre come il Comitato scientifico abbia formulato ben 68 raccomandazioni che indicano la necessità di ulteriori approfondimenti, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti sismici e le condizioni meteorologiche estreme, come le velocità del vento che possono superare i 200 km/h al centro dello Stretto.

L’assenza di una valutazione di alternative progettuali, come un ponte a più campate che potrebbe risultare più conveniente, dimostra invece una mancanza di considerazione per soluzioni potenzialmente meno impattanti. Anche il piano di monitoraggio e manutenzione dell’opera è mancante, così come una valutazione approfondita del rapporto costi/benefici, rendendo problematica la comprensione completa dell’impatto economico e finanziario del progetto.

Il documento, infine, insiste sulla necessità di valutazioni ambientali più trasparenti considerando anche le tante implicazioni socio-economiche, anziché procedere con una costruzione che potrebbe avere impatti devastanti e irreversibili sul paesaggio e sulle comunità locali.

>>> Scarica il PDF completo del documento presentato dal PD <<<

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