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“Sono un ragazzo dell’interrail, l’Unione europea è la dimensione dentro cui far crescere i nostri figli”. Intervista a Marco Pacciotti

“Sono stato tra i primi ragazzi a fare l’Interrail, che era questa possibilità di viaggiare attraverso l’Europa, anche se allora c’erano vincoli più forti. Mi ricordo che avevi bisogno di visti, carte, però quel viaggio mi aprì gli occhi sul mondo. Il fatto che oggi l’Europa si possa percorrere senza più il bisogno, almeno in gran parte di essa, di documenti come il passaporto, è il segno che c’è stata un’evoluzione. Diciamo che l’Europa per me resta la dimensione dentro cui far crescere la nostra vita, la nostra esistenza, i nostri figli.

Così Marco Pacciotti, candidato nella circoscrizione Centro, in una intervista a ‘Personale è Politico’, il format del Pd per presentare le candidate e i candidati alle Europee dell’8 e 9 giugno, pubblicata sul sito del Partito democratico.

“L’impegno in politica è nato quasi casualmente. Al liceo avevo un professore di religione che era Don Matteo Zuppi, quindi con lui ci siamo avvicinati al sociale”, racconta Pacciotti, ricordando come l’attuale presidente della Cei sia stato un suo insegnante. “E poi c’era un gruppo di giovani attivisti politici, legato alla FIGC. Con loro è iniziato l’impegno politico”. Ma i suoi punti di riferimento: “Sono stati i miei genitori, ti danno l’imprinting fondamentale in termini affettivi, valoriali. In politica, invece, figure come Enrico Berlinguer, Sandro Pertini. E Nelson Mandela che sull’antirazzismo, la lotta per l’affermazione dei diritti, ha rappresentato un riferimento altissimo”.

Nel raccontare quale libri lo abbiano influenzato Pacciotti sceglie due titoli: “I ragazzi della via Pál”, che ho riletto anche con le mie figlie recentemente e resta un libro bellissimo sull’amicizia, il senso di vicinanza fra bambini ha molto da insegnare e poi “l’Elogio della mitezza” di Bobbio. Un libro bellissimo, che racconta come la virtù della mitezza sia importante e indispensabile. Fa molto riflettere se si pensa a oggi, come la politica sia spesso aggressione, violenza, anche verbale”.

“Il primo ricordo che ho legato alla politica è anche divertente: la mia prima assemblea al liceo, avrò avuto 15, 16 anni. Fui avvertito la sera prima di dover intervenire. Ero del tutto impreparato, non ero abituato a parlare in pubblico, quindi trovai come escamotage di scrivere tutto. Feci un intervento lunghissimo e quando andai a parlare con gli altri amici che avevano partecipato all’assemblea, ci facemmo un sacco di risate perché si era svuotata l’assemblea durante il mio intervento. Capii che era meglio non scrivere più niente quando dovevo intervenire in pubblico”.

“Andare a votare è importante, perché poi la democrazia si nutre di partecipazione, meglio se consapevole, ma io penso che i nostri ragazzi siano già molto consapevoli”, spiega l’esponente dem, facendo appello ai neo diciottenni. “Lo si vede da come loro partecipano ai grandi movimenti sui temi ambientali. Il punto è come saldare questo loro interesse su grandi temi alla partecipazione politica attraverso il voto”. “Io penso che, se eletto, posso portare in Europa un contributo vero, concreto, di conoscenza sui temi di cui mi occupo da anni: solidarietà, immigrazione, welfare”, conclude.

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