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Milleproroghe, D’Attorre: “Sugli assegni di ricerca ennesima toppa di un governo incapace”
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La proroga degli assegni di ricerca fino al 31 luglio 2024, inserita nel decreto Milleproroghe, è la prevedibile toppa dell’ultimo momento a cui il governo è stato costretto a ricorrere, data la colpevole inerzia sull’attuazione della norma della legge n. 79/2022 che ha introdotto il contratto di ricerca quale unica modalità di impegno a tempo su progetti dopo il dottorato.

Il governo Meloni, che già l’anno scorso aveva prorogato per un anno gli assegni, ha lasciato trascorrere l’intero 2023 senza consentire un adeguato inquadramento della nuova figura del contrattista di ricerca in sede ARAN e senza individuare le risorse necessarie per evitare che la partenza dei nuovi contratti si traduca in un taglio secco del numero di posizioni rispetto ai vecchi assegni.

Sono molto preoccupanti anche le ipotesi che circolano sulle indicazioni che la commissione di studio, insediata dalla ministra Bernini sulla riforma del pre-ruolo, potrebbe fornire nei prossimi mesi: prevedere una moltiplicazione di figure precarie di durata limitata perfino a qualche mese, lasciando formalmente in vita il contratto di ricerca previsto dalla legge n. 79/2022, significherebbe di fatto un inaccettabile aggiramento di una riforma volta finalmente a ridurre la precarizzazione della ricerca.

Il Dipartimento Università e Ricerca del Partito Democratico, che ha affrontato questi temi nell’ultima riunione, ribadisce la necessità di dare attuazione alla riforma del 2022, votata peraltro da una larghissima maggioranza parlamentare, individuando le risorse necessarie alla partenza dei nuovi contratti di ricerca.

Più in generale, è necessario lavorare a un piano straordinario per dare sbocco alla grande quantità di posizioni precarie che si stanno attivando di qui al 2026 con i fondi PNRR. Da un calcolo sommario risulta che già oggi il totale dei posti a tempo determinato negli Atenei italiani – tra assegni, RTDA e varie borse di ricerca – si aggira attorno alle 30.000 unità. Non servono perciò piccole toppe senza respiro e senza futuro, ma è urgente un piano strategico che consenta di non disperdere la potenzialità rappresentata per il Paese da tante figure altamente qualificate, delineando un progetto credibile per il loro impiego nella ricerca, nella pubblica amministrazione e nelle imprese. Su questo avanzeremo proposte puntuali nei prossimi mesi, per evitare che la parentesi del PNRR si chiuda lasciando solo una scia di precarietà e speranze tradite.”

Così in una nota, Alfredo D’Attorre, responsabile Università della segreteria nazionale PD.

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