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Dalle esperienze territoriali, alla costruzione di un sistema nazionale per il superamento delle barriere linguistiche

In questo momento chi governa questo Paese sta come al solito alimentando un luogo comune. Invece che governare i processi, che è l’essenza stessa del governare, getta benzina sul fuoco delle paure e dei pregiudizi, alimentando odio e rancore.

Noi vogliamo affermare in modo netto l’esatto contrario. Prendendo di petto il nodo della questione. Non è la presenza di bambini o bambine con background migratorio un problema. Nemmeno la percentuale di questa presenza.

Secondo tutti gli studi pedagogici e psicologici il multilinguismo è un punto di forza nella attività sociale e anche professionale. Fa bene alla dimensione relazionale e democratica.

La ricchezza linguistica e culturale sono un valore. Una occasione. Una grande opportunità.

Può divenire un problema la carenza di mezzi per cogliere questa opportunità. E questa carenza fa diventare l’opportunità un problema.

Noi vogliamo dare alla scuola tutti gli strumenti perché questo avvenga. Mettendo in campo proposte, azioni e strumenti specifici.

Il nostro Paese ha adottato nel tempo strumenti normativi e di indirizzo di alto valore pedagogico in cui si prevedono percorsi e strategie per favorire l’integrazione e l’acquisizione delle competenze di cittadinanza da parte dei bambini/e, ragazzi/e, giovani, provenienti da contesti migratori; nel 2014 sono state emanate “Le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, poi nel 2020 gli “Orientamenti Interculturali”. Queste indicazioni sono servite da traccia per il lavoro delle scuole e delle amministrazioni locali, ma non si sono tradotte in un sistema nazionale, che proprio perché nazionale, potesse offrisse le necessarie garanzie, affinché tutti coloro che arrivano in qualunque parte del nostro territorio avessero le stesse possibilità di successo formativo.

A partire da questi documenti, dalle esperienze di alcuni territori, dagli studi internazionali che hanno monitorato e valutato l’efficacia dei vari sistemi, si è presentata in questo incontro una prima  proposta per l’apprendimento linguistico, che superi gli interventi sporadici e non sistematici e che abbia come principi base la centralità delle relazioni, la professionalità degli operatori, la flessibilità organizzativa e didattica, una stretta relazione tra la scuola ed il territorio, una forte attenzione alla dimensione multiculturale.

La proposta aperta a nuovi contributi, a partire da quelli che sono emersi e che emergeranno a seguito di questo incontro si articola in 10 azioni, che saranno anche successivamente a questo incontro dettagliate ed implementate declinando i vari interventi in base all’età dei migranti, alle loro competenze acquisite, alle professionalità che si ritengono necessarie.

 

Le azioni proposte prevedono:

  1. Il monitoraggio delle competenze linguistiche degli alunni e delle alunne con background migratorio.

Gli interventi per favorire l’apprendimento della lingua devono rivolgersi ad alunni o cittadini parlanti italiano L2 e superare la categoria della cittadinanza formale che in questo caso risulta fuorviante. Si propone di costruire un sistema di monitoraggio delle competenze linguistiche, all’inizio ed al termine di ogni grado di istruzione, aggiornato in itinere ogni anno, utilizzando test di livello o strumenti osservativi validati dagli enti certificatori riconosciuti dallo stato italiano per le diverse età e somministrati da docenti formati (docenti classe di concorso A023 o con titoli o certificazioni glottodidattiche specifiche rilasciate dalle università).

 

  1. La mediazione linguistica per l’accoglienza delle alunne, degli alunni e delle loro famiglie.

Le alunne e gli alunni neo arrivati e le loro famiglie hanno necessità di esser accolti con l’ausilio di mediatori linguistico culturali per essere orientati nel contesto scolastico, sociale, territoriale in cui si trovano a vivere ed operare.

 

  1. La promozione all’utilizzo dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia da parte delle famiglie con background migratorio.

L’età da 0 a 6 anni è considerata cruciale per lo sviluppo linguistico, pertanto la frequenza dei nidi e delle scuole dell’infanzia risulta fondamentale per gli alunni immigrati di prima e seconda generazione; occorre intervenire con azioni che informino e coinvolgano le famiglie immigrate al fine di renderle consapevoli del valore dell’educazione precoce, in particolare per quei bambini e quelle bambine che appartengono a nuclei familiari in cui si parlano lingue diverse dall’italiano.  E’ quindi necessario un grande investimento dello Stato e degli enti locali che porti ad una più capillare diffusione dei nidi sul territorio nazionale e ad una loro graduale e progressiva gratuità.

 

  1. L’insegnamento/apprendimento dell’italiano per gli alunni neoarrivati o con una competenza linguistica inferiore all’A2, tramite la promozione di didattiche personalizzate nei vari gradi di scuola.

E ’necessario poter disporre di una quota di docenti della classe di concorso A023, da inserire nell’organico dell’autonomia, in aggiunta all’organico potenziato attuale, cui affidare l’insegnamento dell’Italiano L2 come lingua della comunicazione di base, ma che possano anche svolgere attività in compresenza con i colleghi e le colleghe delle classi curricolari e dei docenti di scuola primaria, per favorire l’attivazione di una didattica stratificata e personalizzata.

 

  1. Il potenziamento dell’italiano come lingua dello studio, con supporto ai docenti nell’individuare obiettivi per gli alunni e nella redazione di materiale didattico specifico.

La lingua italiana si caratterizza nella scuola come lingua veicolare per l’apprendimento di contenuti disciplinari e quindi condizione e mezzo per il successo formativo.

I docenti dovrebbero poter essere supportati da personale qualificato per individuare gli obiettivi dei singoli alunni, progettare le azioni specifiche necessarie, proporre materiale didattico specifico per gli alunni parlanti italiano L2.

 

  1. Le attività extracurricolari di supporto allo studio, socioculturali e sportive per la creazione di una autentica comunità educante, coordinate dagli enti locali e finanziati dalle istituzioni pubbliche, coinvolgendo anche il terzo settore e le associazioni di volontariato.

Seguendo ancora l’insegnamento Don Milani, si deve poter offrire più scuola a chi ha più bisogno, ma la scuola per quanto aperta non può essere il solo contesto in cui si esprime la socialità e lo scambio tra pari di cui la lingua è lo strumento centrale; risulta pertanto essenziale che un territorio tutto, enti locali, istituzioni culturali, associazioni, si attivi per creare insieme occasioni, utilizzando patti educativi di comunità, co-progettazioni, convenzioni.

 

  1. La specificità delle scuole superiore e dei CPIA.

I giovani provenienti da contesti migratori che accedono alle scuole superiori o che frequentano i CPIA   per l’istruzione superiore o per l’apprendimento linguistico hanno esigenze specifiche spesso intrecciate di formazione linguistica, educazione alla cittadinanza, orientamento che devono trovare risposte specifiche. Anche gli adulti neoarrivati, i genitori degli alunni, in particolare le madri a cui   spesso solo il volontariato riesce a dare risposte hanno necessità di una formazione linguistica adeguata, strutturata, non episodica.

 

  1. L’educazione al plurilinguismo.

Il multilinguismo è una caratteristica della maggior parte dei paesi europei, e “una molteplicità di lingue e culture è entrata nelle nostre scuole” (Indicazioni nazionali 2012) – Sono ineludibili, necessarie ed utili azioni volte a riconoscere e valorizzare le lingue parlate dagli alunni, promuovendo materiali multilingui, la presenza di operatori linguistici e la sperimentazione di un sistema di apprendimento delle lingue anche non comunitarie.

 

  1. Il docente della classe di concorso A023.

La professionalità docente, la sua formazione è alla base di qualunque seria proposta in questo ambito. Abbiamo nell’ordinamento una classe di concorso la A023 (lingua italiana per discenti di lingua straniera) che vede inseriti al proprio interno docenti con specifiche competenze; adesso risulta necessario definire meglio i compiti di questi docenti che non possono limitarsi solo all’insegnamento, ma che devono prevedere anche il sostegno gli altri docenti, la predisposizione di materiale didattico, le attività di consulenza e formazione dei colleghi.

 

  1. L’assegnazione dei docenti A023 alle scuole.

Gli istituti scolastici ad alta percentuale di alunni stranieri (dopo il monitoraggio non italofoni) devono poter disporre nel loro organico di docenti con una specifica formazione.

I dirigenti degli istituti con una percentuale di alunni stranieri/ non italofoni superiore al 15% devono essere messi in grado di richiedere ed ottenere almeno un docente di potenziamento della classe di concorso A023, in aggiunta a quelli già assegnati in organico.

 

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