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La retromarcia dei trattori su Roma

Era già nell’aria, la protesta degli agricoltori contro il governo appoggiata dal governo, non ci sarà, almeno nelle forme più eclatanti, la grande marcia con sit-in a Piazza San Giovanni di Roma, e la presenza, si diceva con mucche, sul palco di Sanremo. Divisi gli agricoltori, quelli di Riscatto agricolo, gli ex forconi di Calvani, i piccoli agricoltori, le associazioni di categoria, è grande la confusione sotto il cielo, ma la situazione è molto lontana dall’essere eccellente, al contrario, è grave, complessa, e cruciale. Sarà per questo forse che la propaganda di governo non basta a coprire con formule semplicistiche il paradosso che lo attraversa, e che lo spacca, alla ricerca di un dividendo elettorale da incassare a breve.

Nel governo, ormai è tutti contro tutti, fioccano accuse incrociate, cercano di cavalcare la protesta, con buona pace delle risposte che avrebbero il dovere di dare alle richieste delle piazze. In Parlamento, sulla cancellazione dalla Legge di Bilancio dell’esenzione dell’Irpef agricola, in vigore dal 2016, il capogruppo del Carroccio Molinari ha presentato un emendamento ad hoc, spiegando come la cancellazione sia stata “un errore del governo”. Salvini dall’Abruzzo, conciona dai palchi elettorali, “basta follie dell’Europa”, ma “anche in Italia si può fare di più”. Fratelli d’Italia rimanda le accuse al mittente, cominciando dal capogruppo alla Camera Foti: “Non risulta che siano mai stateavanzate in sede di esame e di approvazione della legge di Bilancio al Senato riserve da parte di gruppi della maggioranza in ordine all’esenzione dell’Irpef agricola,la cui mancata proroga è stata decisa proprio in quella sede: alcune delle decisioni assunte, come è noto, derivavano dalla carenza di adeguate risorse finanziarie, più volte richiamate dal ministro dell’Economia”. Giorgetti, chiamato in causa, replica che sono all’esame misure di sostegno per chi ne abbia effettivo bisogno, i redditi molto bassi, forse attraverso esenzioni da inserire nel Milleproroghe.

Il cognato d’Italia, Francesco Lollobrigida titolare del dicastero dell’Agricoltura, inviatato alle dimissioni dall’ex forcone Calvani, ora leader del “Cra agricoltori traditi” fa sapere che ha già incontrato associazioni di categoria, e che è disponibile a parlare con altri, “quando penso – dice – siano brave persone, ma ci sono alcuni che vengono usati come testimonial di posizioni che poco hanno a che fare con la rappresentanza”. Non sembra uscirne proprio brillantemente, neanche dall’accusa non troppo velata di avere un canale privilegiato, o forse unico, con Coldiretti.

Da questa impieosa cronaca, quello che emerge sembra essere l’incapacità assoluta di trovare una soluzione a una situazione di grande complessità, piegata a giochi elettorali che aumentano la confusione e denunciano l’impossibilità di governare a slogan, misure spot da decretare d’urgenza per alimentare la narrazione dell’esecutivo decisionista.  Non bastano più i richiami alle tradzioni, reali o inventate, il racconto dell’Europa matrigna, le nostalgie di presunte età dell’oro contro tavole imbandite a farine di grilli e carni sintetiche, servono risposte.

 

Leggi anche: “Produrre cibo deve tornare a essere sostenibile. Questa è la risposta agli agricoltori”. Intervista a Cammilla Laureti

 

 

 

 

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