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Sulla cessione Agi un balletto offensivo per giornalisiti ed Eni

Con l’ennesima nota alquanto bizzarra, Eni ha smentito le indiscrezioni di stampa che riferivano la prossima organizzazione di un bando di gara per la cessione dell’agenzia Agi. Un portavoce del gruppo energetico, secondo quanto riporta Ansa, ha spiegato che “a oggi la società non ha ricevuto alcuna manifestazione di interesse alternativa a quella attualmente in valutazione, che si ribadisce non sollecitata e non esclusiva”, confermando l’intenzione “di uscire da un’area di attività che gli investitori e il mercato considerano come un’anomalia”‘.

Il comitato di redazione dell’Agi “proclama un nuovo sciopero per l’intera giornata di giovedì 11 aprile”, riservandosi “di mettere in atto altre iniziative di protesta a difesa dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione primaria”. Nel comunicato diffuso dal CdR, i redattori denunciano come “ancora una volta sono stati messi a conoscenza delle intenzioni dell’editore da una nota stampa e non da comunicazioni ufficiali ai lavoratori. Il cdr – si legge nella nota – esprime il suo sconcerto per come una delle più grandi multinazionali italiane, partecipata dallo Stato, sta trattando da mesi il futuro professionale e personale di oltre 70 giornalisti, che domandano un percorso trasparente per la eventuale cessione dell’agenzia di stampa e prende atto come si preferisca una trattativa privata ad un bando di gara, per sua natura strumento più idoneo alla corretta valorizzazione di un’azienda”.

Ruotolo: nota Eni offende professionalità giornalisti ed eredità Mattei
“Ancora una volta siamo al fianco dei giornalisti e delle giornaliste dell’Agi, liquidati da una nota di un anonimo portavoce dell’Eni come “un’anomalia” – sottolinea in una nota il responsabile Informazione nella segreteria del Partito Democratico, Sandro Ruotolo. “La più importante partecipata dello Stato non solo offende la professionalità di chi lavora nell’agenzia ma anche l’eredità di Enrico Mattei che volle fortemente l’Agi all’interno dell’Eni per garantirne indipendenza e autorevolezza. Insistiamo nel dire che la seconda agenzia di stampa italiana non può essere venduta, per di più a trattativa diretta, ad Antonio Angelucci, parlamentare leghista, imprenditore della sanità privata, editore di carta stampata della destra di governo”, conclude Ruotolo.

Provenzano: ENI non cada nel discredito per assecondare la destra
“Con una nota alquanto singolare, ENI oggi conferma la trattativa con Angelucci ma smentisce la volontà di fare una gara pubblica, come suggerivano le parole in Parlamento del ministro Giorgetti”, evidenzia Peppe Provenzano, della segreteria nazionale del Partito democratico. “E conferma anche la volontà di vendere l’agenzia. Ma se ENI avesse avuto bisogno di vendere (e già questo fa un po’ ridere) non si capisce perché non lo abbia fatto chiedendo al mercato invece di farselo chiedere da un parlamentare di maggioranza in plurimi  conflitti di interesse? ENI afferma oggi che detenere Agi è un’anomalia. Cioè, fateci capire: vi accorgete ora, dopo sessant’anni, che è un’anomalia? Eni ha una storia importante, cercate di non disperderla nel discredito pur di assecondare il delirio di onnipotenza della destra salviniana e meloniana sull’informazione”.

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