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Sociale, verde, giusta, che non dimentica. In viaggio per la nuova Europa
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Costruire l’Europa che vogliamo, quella che ci era stata promessa. Questo l’impegno del Partito democratico, che, come annunciato dalla segretaria nella due giorni di metà dicembre, inizia, da Cassino, il suo viaggio per l’Italia. Del viaggio, e delle promesse che porta con sé, parliamo con la coordinatrice della Segreteria nazionale del Pd, Marta Bonafoni.

Le tappe annunciate sono sei, attraverso il Paese, un Paese diverso, spesso diviso, spesso non visto e neanche ascoltato. Come avete pensato di andare, e con chi, prima che dove?

Partiamo. Il nostro viaggio verso le elezioni europee di giugno sarà un viaggio di contaminazioni: lungo le sei tappe avremo la cura di portare con noi l’idea di Europa che vogliamo far sbocciare, agganciata al manifesto di Ventotene, partorito in una piccola isola del Mediterraneo capace di farsi speranza, nonostante la guerra e durante il fascismo, e proiettato verso il futuro di un’Europa che ancora dobbiamo terminare di costruire. La giustizia sociale e quella ambientale, l’innovazione e la crescita legate alla redistribuzione delle opportunità, la nostra responsabilità nel mondo di fronte alla sfida della pace e a quella delle migrazioni, un’Europa sentinella e promotrice di diritti che sappia dotarsi di regole che la facciano funzionare finalmente per il bene delle cittadine e dei cittadini. Non sarà un viaggio in solitaria, ma “insieme”. Dal centro Italia al sud, dalle isole fin su al nord est e al nord ovest, e fino al cuore dell’Europa, insieme alla segretaria Elly Schlein e al responsabile Europa della segreteria nazionale Peppe Provenzano ci sarà il partito (dai parlamentari europei a quelli nazionali ai territori) e poi le forze sociali e imprenditoriali, gli esperti, le associazioni e il Terzo Settore. Il tutto sempre accompagnato dalla squadra di giovani europeisti che già a dicembre ci hanno aiutato a cucire i dibattiti della due giorni del Forum Europa.

Si parte da Cassino, il 27 gennaio, giornata della memoria, e 80esimo anniversario del bombardamento che distrusse la città. Una città ricostruita libera, dopo il fascismo, per una scelta fortemente simbolica. Ce la racconta?

Simbolica la città, l’anniversario del bombardamento e anche il giorno scelto per la nostra prima tappa. Cassino ottant’anni fa fu distrutta al 100% dai bombardamenti che segnarano una fase drammatica della seconda guerra mondiale. Distrutta ma anche ricostruita, e sta qui il messaggio più forte che vogliamo fare nostro. L’Europa nacque dalle macerie della guerra e del nazifascismo, nacque come promessa di pace e con un urlo che si levó unanime dopo la tragedia dell’Olocausto: “mai più”. In un tempo presente segnato ancora dai conflitti, con una Europa timida quando non afona di fronte alla violenza della guerra, per noi è importante ripartire da qui. Per ricordare e rilanciare l’idea originaria dell’Europa.

Sociale, verde e giusta: un titolo bellissimo e anche ambiziosissimo, che va declinato in maniera differente per ogni territorio. Cassino è un luogo complesso, ha incarnato la grande promessa industriale degli anni 70, e il suo rovescio. Come si declina qui il titolo che tiene insieme giustizia sociale e ambientale e sviluppo?

Qui sta la seconda ragione per cui abbiamo scelto Cassino. Una città importante e complessa, dove tutti i giorni un’amministrazione illuminata guidata da un sindaco Pd, Enzo Salera, lotta per il bene della sua comunità e contro le contraddizioni di un modello di sviluppo che negli anni non è stato capace di redistribuire opportunità e allo stesso tempo di avere cura della cosa più importante che abbiamo, il nostro pianeta, l’ambiente in cui viviamo. Faccio solo due esempi: Cassino è la sede di uno degli stabilimenti italiani di Stellantis, la Fiat, ed è allo stesso tempo all’interno dell’area vasta della Valle del Sacco, che in questi anni troppo ha fatto parlare di se per i livelli di inquinamento e di impatto negativo sulla salute anche delle persone. L’Europa che vogliamo allora è quella che sempre di più metta al centro delle sue politiche la giustizia ambientale e quella sociale. “Un’Europa verde dal cuore rosso”, capace di cambiare in meglio la vita di chi la abita o la attraversa.

Il monastero di Cassino è stato fondato da uno dei patroni d’Europa, San Benedetto, che attraverso la sua Regola, “ora et labora”, ha ispirato l’apertura di decine e decine di centri di preghiera, cultura e ospitalità per i poveri e i pellegrini, in tutta Europa. Un monaco “politico”?

Ci è sembrata anche questa una coincidenza felice, San Benedetto patrono d’Europa. Un modo per dire che è con la cultura e con il rispetto dell’altro e del diverso da noi che possiamo costruire un luogo vivibile per tutte e per tutti, un continente di ponti anziché di muri. In fondo sarà la grande sfida delle prossime europee: la destra estrema dei nazionalisti e dell’egoismo nazionale, contro chi come noi si batte e si batterà per l’Europa della solidarietà e della giustizia.

 

Riprendendo il binomio studio e azione, Cassino ospita un’Università importante, che soffre forse della vicinanza con Roma, e con gli atenei napoletani. Quanto è importante la valorizzazione della formazione per l’Europa che si deve compiere?

Più che importante direi fondamentale. L’Erasmus, per dire, è stato per decenni per intere generazioni il luogo allo stesso tempo di un sogno e di una pratica comune: la costruzione di una cittadinanza europea, competente e visionaria. Oggi in Italia abbiamo un governo che non solo attacca quotidianamente la scuola e l’università pubbliche, ma che disincentiva il rientro dei nostri giovani che si sono formati all’estero, più attento a gridare contro l’immigrazione che a promuovere serie politiche capaci di trattenere l’emigrazione dal nostro Paese.  Scommettere sulla formazione, farlo a partire dalla aree interne o “intermedie” dove peraltro abita un quarto della popolazione italiana, non può che essere la strada da percorrere.

L’attenzione mediatica è da giorni concentrata sul toto-candidature per le prossime europee. Senza voler sminuirne l’importanza, non è il sintomo di una grande distanza dai temi che preoccupano cittadine e cittadini?

Noi stiamo lavorando esattamente su questa traiettoria: provare a rendere comprensibile e popolare la partita che si giocherà alle prossime europee, vicini alle persone e ai loro bisogni. Contro una destra populista ma nei fatti amica dei poteri forti, e contro un’astensione che continua a rappresentare per tutti i sondaggi il primo partito, servono prima il progetto e poi la squadra.

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