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Salario minimo, PD: “Meloni affossa il salario minimo, pagina vergognosa per il Paese”

“Lo vogliono tutti, soprattutto le persone che pagano il prezzo altissimo di lavorare in una condizione di sfruttamento di fatto. Solo la maggioranza di Meloni non vuole il salario minimo, pensando di colpire l’opposizione che l’ha proposto in modo unitario. Stanno scrivendo una pagina vergognosa. Noi difendiamo il salario minimo perché rappresenta una risposta di civiltà anche giuridica ad una situazione che di civile non ha proprio niente, come appunto lo sfruttamento”. Così in una nota Camilla Laureti, eurodeputata del Pd e responsabile Politiche Agricole.

“Giorgia Meloni e la destra di governo stanno affossando il salario minimo. Tre milioni e mezzo di lavoratori poveri rimarranno sottopagati e praticamente schiavizzati. Da ‘prima gli italiani’ a ‘prima gli sfruttatori'”, lo scrive su Twitter Marco Furfaro, responsabile del contrasto alle diseguaglianze e welfare nella segreteria Pd.

Gli fa eco Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030, che dichiara: “Il governo, ancora una volta, antepone il proprio posizionamento politico al bene comune, continuando a dichiarare guerra alle lavoratrici e ai lavoratori sfruttati e sottopagati, invece che alla povertà. La proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo dimostra che,  con responsabilità e lungimiranza, si possano superare diversità di vedute in nome del bene più alto, ossia di quello della collettività. Un plauso e un ringraziamento sentito ai parlamentari che stanno dando battaglia in queste ore per impedire al governo di dare un colpo di spugna sull’iniziativa”.

“La paura della destra anche solo di affrontare la discussione in Parlamento sul salario minimo rivela varie cose. Sanno di essere minoranza nel Paese, non hanno veri argomenti, non possono difendere esplicitamente i bassi salari, si illudono di andare avanti con i loro diversivi”, così su Twitter Alfredo D’Attorre, responsabile Università.

“Dicono di stare con l’Europa ma poi negano il salario minimo in Italia”. Dichiara Sandro Ruotolo responsabile Informazione  e aggiunge: “Basterebbero 2.8 miliardi di euro per portare in Italia tutte le retribuzioni ad un minimo di 9 euro l’ora e fare come fanno gli altri paesi europei. Ma noi abbiamo il governo Meloni che parla di “pace fiscale” e condanna i fragili ad essere ancora più fragili”.

“È insopportabile dover anche solo discutere l’emendamento con cui la destra vuole sopprimere la proposta di salario minimo delle opposizioni. Non si tratta né di tecnica legislativa né di una questione ideologica, ma della carne viva delle persone”, interviene in una nota Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd con delega al Terzo Settore e all’Associazionismo.

“Il presidente Rizzetto si arrampica sugli specchi. L’articolo 7 dispone che sia la legge di Bilancio a definire l’impegno economico e quindi la copertura di un possibile sostegno temporaneo alle imprese che si devono adeguare al salario minimo. Il testo non richiede in alcun modo copertura nell’ambito del provvedimento”, così Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd e Arturo Scotto capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.

“Essere “pagati 5 euro lordi all’ora e minacciati di trasferimenti”, come riporta il PM nel caso Mondialpol, non riguarda solo la magistratura, ma la politica prima di tutto, che deve guardare ai diritti di chi lavora, ai trend di inflazione, al carovita in continua crescita. Istituire un salario minimo permetterebbe allo Stato di creare quegli anticorpi di prevenzione a forme subdole di sfruttamento, che vanno a discapito delle persone e della loro dignità”, interviene Marwa Mahmoud responsabile Partecipazione e Formazione.

“Sulle politiche sociali e del lavoro la destra getta la maschera e mostra il vero volto. Prima il taglio al fondo per gli affitti, poi la mancetta della social card introdotta dopo l’abrogazione del reddito di cittadinanza e infine la netta chiusura al salario minimo: anziché alla povertà e allo sfruttamento la destra al Governo ha dichiarato guerra ai poveri e a chi è più in difficoltà”, lo scrive in una nota il responsabile Organizzazione del Pd, Igor Taruffi.

“L’inchiesta su Mondialpol sta facendo emergere casi di intermediazione illecita e il sistematico sfruttamento dei dipendenti portato avanti approfittando del loro stato di bisogno. C’è qualcosa di più urgente di cui un governo dovrebbe occuparsi, sapendo che queste pratiche riguardano circa tre milioni e mezzo di lavoratori in Italia? Davvero Meloni e il governo pensano di poter cancellare anche loro con un tratto di penna, così come hanno fatto con la proposta delle opposizioni sul salario minimo?”, così in una nota Debora Serracchiani responsabile Giustizia.

“Visto che la proposta di salario minimo è (ovviamente) popolare e sentita da molti, la destra che fa? Cerca di affossarla. Un modo osceno di affrontare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori. Evidentemente a Giorgia Meloni vanno bene le paghe da fame. Che vergogna”, così in un tweet Pierfrancesco Majorino responsabile Politiche migratorie e Diritto alla Casa.

“La destra di Meloni ha zero argomenti per dire no alla nostra proposta di salario minimo e presenta un unico emendamento soppressivo. Ma la maggioranza degli italiani, molti anche loro elettori, è favorevole e oltre 3 milioni di lavoratori attendono questa misura di equità”, interviene Marina Sereni responsabile Sanità.

“Il Ministro degli Esteri definisce “sovietica” una misura, il salario minimo, presente in tutti i principali Paesi e oggetto di una direttiva europea. È imbarazzante. Ma rivela l’anima delle destre: l’indifferenza verso chi sta peggio. Uno schiaffo a milioni di lavoratori poveri”, così su Twitter, il responsabile Esteri del Partito democratico, Giuseppe Provenzano.

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