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Salario minimo, PD: “Bene apertura Meloni, ma ritiri emendamento soppressivo”

“Secondo indiscrezioni di stampa, Meloni avrebbe aperto alla possibilità di discutere sul salario minimo. Abbiamo a cuore l’Italia e le oltre tre milioni di persone che lavorano in condizioni che ledono la dignità umana. Per questo siamo disponibili a discutere e chiediamo una cosa semplice: se le parole hanno ancora un valore, Meloni dimostri che i lavoratori vengono prima degli sfruttatori e ritiri l’emendamento soppressivo della legge.
Ci troverà pronti a discutere per il bene delle persone, al contrario di quanto ha fatto il governo finora”, così su Twitter Marco Furfaro, responsabile Iniziative politiche, Contrasto alle diseguaglianze, Welfare.
Gli fa eco Marina Sereni, responsabile Sanità nazionale, che in un tweet scrive: “Dopo la totale indisponibilità di Ministri e parlamentari della destra, l’apertura al confronto della Presidente Meloni sul salario minimo è una novità importante. Ritirino l’emendamento soppressivo e cominciamo subito a discutere il merito. Il Pd con Elly Schlein è pronto”.
“Bene l’apertura di Meloni, ma adesso ci incontri e ci dica esattamente cosa pensa e si confronti sulla nostra proposta che è scritta nero su bianco. Non mandi di nuovo la palla in tribuna. 3,5 milioni di lavoratori e lavoratrici non possono attendere più”, lo dichiara Debora Serracchiani responsabile Giustizia.
“Finalmente la presidente del consiglio Giorgia Meloni si accorge dei 3 milioni e mezzo di lavoratori poveri del nostro Paese. Adesso però vada fino in fondo e ci incontri insieme alle altre opposizioni per discutere della nostra proposta sul salario minimo. In fondo il percorso è semplice: chieda alla sua maggioranza di ritirare l’emendamento soppressivo e ragioni nel merito della questione. Come ormai da giorni dicono tutti i sondaggi, è questione prioritaria per le italiane e gli italiani”, così in una nota Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd con delega al Terzo Settore e all’associazionismo.
“La presidente Meloni per essere creduta deve fare una sola cosa: dire ai capigruppo della maggioranza di ritirare l’emendamento soppressivo  sulla proposta di legge del salario minimo presentata dalle opposizioni”, così Sandro Ruotolo, responsabile Informazione PD e continua: “Se fa questa prima mossa, il resto viene da se. E sarebbe un bel gesto nei confronti di quei milioni di lavoratori che sono poveri”.
“Dopo l’apertura di Meloni sul salario minimo è iniziata una sfilza di dichiarazioni, una più surreale dell’altra. È evidente che la concertazione sia importante e che possa ottenere risultati anche più cospicui dei 9 euro. Il salario minimo diventerebbe una misura universale, una garanzia di uscire dallo sfruttamento per tutte e tutti, a prescindere dalla possibilità di chiedere e ottenere di più.
Minimo vuol dire minimo. L’italiano è una bellissima lingua”, lo scrive in una nota Annalisa Corrado responsabile Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030.
“All’apertura di principio, che trapela, deve seguire un’apertura nei fatti, pubblica e concreta. Purtroppo l’atteggiamento fin qui riscontrato, anche le dichiarazioni più recenti dei ministri Musumeci e Tajani, non fanno ben sperare. Se esiste una volontà sincera lo dimostrino. La maggioranza potrebbe iniziare ritirando l’emendamento soppressivo che ha presentato. Il salario minimo serve a tre milioni e mezzo di lavoratori, approvarlo significa fare i loro interessi. Una politica responsabile dovrebbe capirlo. Dunque diano un segnale reale, perché su temi come questo non sono ammessi stop and go o manovrine opportunistiche per timore del consenso”,  così in una nota Camilla Laureti, eurodeputata del Pd e responsabile dem Politiche agricole.
“Sul salario minimo perfino parte della destra si sta rendendo conto di essere scollegata dalla realtà e dal senso comune. Ora la Meloni dice di volerne discutere e chiede tempo. Dovrebbe ringraziare chi ha impedito l’approvazione dell’emendamento soppressivo presentato dai suoi…”, lo scrive in un tweet Alfredo D’Attorre della segreteria nazionale del Pd.

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