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No al Ponte sullo stretto, lo spot elettorale più costoso della storia

Quello del Ponte sullo stretto è un progetto anacronistico, dispendioso e rischioso. Vale 14 miliardi di sprechi in un Paese con la sanità in ginocchio e salari da fame. Stamattina in diretta Instagram dal traghetto sullo stretto di Messina, la sgretaria dem Elly Schlein ha spiegato perché diciamo no al Ponte.

 

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Perché “Il Ponte potrebbe essere contrario alle norme che vietano di costruire opere sulle faglie attive, dunque a rischio sismico, come nel caso di Messina, la stessa faglia che scatenò il terremoto del 1908. Servono indagini più specialistiche”.

Perché quello che muove il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini è un tornaconto elettorale, e una rivendicazione di potere all’interno della maggioranza. “Vuole fare andare avanti questo progetto, sbagliato e anacronistico, solo per scopi elettorali e lo si comprende bene anche dai tempi – ha sottolineato Schlein – l’analisi del progetto è ancora quella del 2012 e lo Stato era in causa con le società che dovevano costruirlo e ha anche vinto la causa, il rapporto costi – benefici era già precario e oggi appare assolutamente non sostenibile, come l’analisi finanziaria che prevede 14 miliardi solo per il Ponte, risorse che si potevano usare per l’emergenza abitativa, studenti, affitti in aumento, messa in sicurezza sismica e idrogeologica”.

E ancora, le navi più alte di 50 metri non potranno passare, causando dunque persino un danno economico. “I ministeri hanno fatto centinaia di rilievi su quest’opera – ha continuato la Schlein – ma Salvini va avanti come un treno perché è il suo spot elettorale”.

Opera antistorica che taglia fondi per il Mezzogiorno

“Giorgia Meloni anziché pensare al ponte sullo stretto, dovrebbe potenziare le infrastrutture che realmente servono al Mezzogiorno. Peccato invece che nell’ultima legge di bilancio siano stati tagliati ben 3,5 miliardi dal fondo perequativo infrastrutturale. Risorse che servivano per le nostre strade, le nostre reti idriche, i nostri ospedali e le nostre ferrovie”, ha incalzato Marco Sarracino, responsabile Coesione territoriale e aree interne nella segreteria nazionale del Pd. “La verità – continua Sarracino – è che il ponte sullo stretto, è un’opera antistorica e antieconomica e non è quello che occorre in questo momento alle cittadine e ai cittadini del sud”.

Lo spot elettorale più costoso della storia
“Il Ponte sullo stretto è lo spot elettorale più costoso della storia” per Antonio Misiani, responsabile infrastrutture del PD. “Il governo Meloni, che ogni giorno lamenta di non avere i soldi per mantenere le promesse fatte agli elettori, ha bloccato tredici miliardi di euro per un unico, grande progetto, vecchio, discutibile e costosissimo.
Un’opera dal pesante impatto ambientale piantata in mezzo ad un vero e proprio deserto infrastrutturale, che collegherebbe territori con una rete ferroviaria e stradale del tutto inadeguata. È una scelta insensata, che sottrae risorse preziose ad altre tipologie di investimenti, dalla riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica al rifacimento della rete idrica. Opere magari meno spendibili, dal punto di vista del marketing elettorale. Ma molto, molto più utili per il Paese”.

Propaganda per coprire il fallimento del governo sulle necessità del Mezzogiorno

Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd e responsabile per Terzo Settore e associazionismo è ugualmente netta: “Il ponte sullo stretto è un’opera del tutto insostenibile, lo mostrano le analisi degli esperti”, “è chiaramente solo uno spot elettorale del ministro Salvini”, “utilizzato solo per coprire il fallimento del governo sulle vere necessità del Mezzogiorno, dagli interventi sulle infrastrutture a quelli sulla casa, fino alla messa in sicurezza del territorio, al lavoro e alle misure di sostegno per nuclei familiari, donne e uomini in situazioni di fragilità, mortificati dalla cancellazione del reddito di cittadinanza”.

Quanto dobbiamo pagare ancora la fanfara della propaganda?

“Quanto dobbiamo pagare ancora la fanfara della propaganda, che in campagna elettorale raggiunge vette tragicomiche?” si chiede Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica, clima, green economy e Agenda 2030 nella segreteria Pd. “Sono al corrente la premier Meloni e il suo ministro Salvini che in Sicilia occidentale da oltre 3 mesi si combatte con il razionamento dell’acqua, che in alcuni casi ha condotto alla chiusura di scuole? Sanno quanto ci vuole per arrivare in treno da Trapani ad Agrigento? Sanno quanto le persone siano terrorizzate dalla stagione estiva e dagli incendi che verranno, senza che nessuno stia facendo niente?”, continua Corrado. “La folle propaganda del ponte sullo stretto, opera pericolosa, antistorica e persino dannosa per la logistica marittima del Paese, drena risorse preziose dagli investimenti che cambiano davvero la vita delle persone. Ci opporremo con tutte le nostre forze a questa follia”.

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