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La marcia della destra sulla Rai in macerie

Continua la lottizzazione della Rai da parte del governo Meloni: ora è il turno di Rai 3.
Della terza rete punto di riferimento dell’approfondimento culturale sono rimaste solo le macerie, e il crollo degli ascolti è lì a dimostrarlo.

Il quotidiano Domani riporta che da giorni fra Viale Mazzini e Saxa Rubra circola una battuta fulminante: “ormai non è neanche più omicidio, ma vilipendio di cadavere”. Il cadavere vilipeso, quello di Rai3. La marcia dell’occupazione veste i panni dei fedelissimi meloniani Labini e Incoronata Boccia.  Alla vicedirettrice del Tg1, arrivata dal TgR Sardegna con promozione doppia, da vicecaporedattrice a vicedirettrice, è stata affidata la conduzione della trasmissione dedicata alla radio e alla telivisione, da sabato 16 marzo, su Rai3,  per sei settimane. Si chiama 100 anni di notizie, e racconterà l’informazione Rai affiancata da personaggi come Bruno Vespa e Paolo Mieli. Vedremo – ironizza Domani –  se fra “i patrimoni identitari e culturali”  “di un paese fatto di tante province di piccole dimensioni”, come interpretava Boccia la vocazione pluralista nell’intervista di presentazione a Cultura e Identità, ci sarà posto anche per quelli di centrosinistra.

E proprio il fondatore, e direttore di Cultura e identità, Edoardo Sylos Labini, presenterà su Rai3 quattro puntate dedicate ad altrettanti personaggi “già cavalli di battaglia del nostro direttore che li ha interpretati numerose volte” si legge nell’autopromozione sul suo foglio. Una lista che è forse più che meramente didascalica: Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Mazzini e Giovannino Guareschi.

Dopo l’addio dei molti, da Lucia Annunziata a Bianca Berlinguer, e il flop di altri, Nunzia De Girolamo in primis, la migrazione sembra quella degli ascolti: gli spettatori, semplicemente, sono costretti a rivolgersi altrove. Ma se questo è il servizio pubblico, l’occupazione totale a cui stiamo assistendo, da parte della destra, è un macigno pesante sulla libertà d’informazione, caposaldo fondamentale della democrazia.

Cambiare governance per garantire indipendenza

“Ce lo chiede anche l’Europa. Dobbiamo cambiare la governance della Rai. Con l’approvazione del Parlamento di Strasburgo dell’European Media Freedom Act non ci sono più scuse”, hanno dichiarato in una nota congiunta Sandro Ruotolo responsabile informazione del Partito Democratico e Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione parlamentare di vigilanza Rai. “Ci sono proposte di legge -aggiungono- già depositate alle Camere,  ma siamo pronti come Partito Democratico a discuterne con le altre opposizioni e a confrontarci con il governo. Dobbiamo  garantire l’indipendenza del servizio pubblico della Rai dalla politica. Dobbiamo discutere e approvare in Parlamento anche mission e fonti di finanziamento del servizio pubblico”.

La politica non deve più controllare i vertici della Rai e deve garantire il pluralismo. Oggi nella tv pubblica c’è un gigantesco problema di qualità oltre che di indipendenza, con FdI che ha occupato tutto”, ha sottolineato Ruotolo in un’intervista al Fatto quotidiano. “Di proposte ne abbiamo presentate tante, ora dobbiamo ritrovarci con le altre opposizioni e metterci a un tavolo, perché di fatto siamo fuorilegge con questa governance. E sarà altrettanto fondamentale l’ascolto, ovvero il confronto con la società civile, dai sindacati alle università fino all’associazionismo”.

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