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Fine vita, il governo fa ricorso contro l’Emilia-Romagna. Schlein: “Inaccettabile”

Il dibattito sul fine vita in Italia ha assunto nuove, inquietanti, sfumature con il recente ricorso del governo di Giorgia Meloni contro le delibere della Regione Emilia-Romagna, che regolano il suicidio medicalmente assistito.

Che cosa è successo?

A febbraio, la giunta regionale dell’Emilia-Romagna, guidata da Stefano Bonaccini, ha approvato due delibere cruciali per facilitare l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Le delibere mirano a colmare un vuoto legislativo lasciato dal Parlamento, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale del 2019 (n.242/2019) che riconosce il diritto al suicidio assistito sotto specifiche condizioni. Le linee guida inviate alle aziende sanitarie definiscono un iter e dei tempi precisi, con un massimo di 42 giorni dalla richiesta del paziente all’esecuzione della procedura. Pochi giorni fa, il governo Meloni ha depositato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) dell’Emilia-Romagna. Questo atto giuridico, supportato da oltre 20 pagine di argomentazioni, contesta la legittimità delle delibere regionali, mettendo in luce una presunta carenza di potere dell’ente regionale su un tema così delicato e sollevando questioni sulla logica e coerenza delle motivazioni delle linee guida. Valentina Castaldini, consigliera regionale di Forza Italia, che aveva già presentato un analogo ricorso a marzo, esprime soddisfazione per l’intervento del governo, considerandolo un rafforzamento del lavoro svolto nei mesi precedenti e una conferma della correttezza della strada intrapresa.

Le reazione della politica

Il ricorso del governo non è solo una questione legale, ma anche un punto di scontro politico e ideologico. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, critica il ricorso come ideologico: “Ricorso ideologico, bene l’Emilia-Romagna che attua la sentenza della Corte Costituzionale sul diritto importante a un fine vita dignitoso. Facciamo una legge in Parlamento”. Le fa eco anche il deputato dem Andrea De Maria: “Il ricorso del Governo contro l’ Emilia-Romagna sul fine vita è inaccettabile. L’ esecutivo sceglie la strada sbagliata del conflitto istituzionale e, invece di agire per definire una normativa nazionale, attacca chi prova a coprire, almeno in parte, un vuoto normativo evidente”. A mettere in evidenza come il governo abbia scelto la strada sbagliata per affrontare un tema tanto delicato anche Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo: “Il governo Meloni è ossessionato dal controllo dei corpi delle donne e della libertà di scelta delle persone. Da una parte, oggi a Montecitorio l’ennesimo voto contro l’autodeterminazione delle donne e il diritto all’aborto, contro la richiesta di potenziare i consultori, contro la contraccezione universale e gratuita. Dall’altra, il governo ricorre contro la delibera dell’Emilia Romagna che garantisce il diritto al fine vita dignitoso. Un governo che pratica repressione e controllo della libertà: le donne per potere abortire devono spostarsi da una regione all’altra del nostro paese, da un ospedale all’altro alla ricerca di un medico non obiettore. E devono pure subire la colpevolizzazione e la criminalizzazione delle organizzazioni anti-scelta. Le persone malate terminali non possono avanzare il diritto a morire dignitosamente: devono sottoporsi a sofferenze e terapie inutili solo perché così ha deciso Palazzo Chigi. L’erosione dei diritti civili e sociali e delle libertà personali inizia piano piano, travestita da protezione e tutela. Una deriva pericolosissima”.

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