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Ddl diffamazione: no al tentativo di intimorire e imbavagliare la stampa

“Il gruppo del Pd vuole rendere ancora più chiara la contestazione al ddl Diffamazione. Contestiamo la norma e l’atteggiamento della maggioranza. Contestiamo le modalità con le quali il governo è intervenuto, il tentativo violento di intimorire la stampa e imbavagliarla. Tentativo che si somma ai precedenti tentativi della destra. Contestiamo l’insofferenza continua verso ogni forma di controllo”. Così il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, durante la conferenza stampa organizzata dal Pd alla Camera per fare il punto sull’iter del disegno di legge e ribadire la propria posizione sulla libertà di stampa.

Il ddl n. 446, attualmente all’ordine del giorno in commissione Giustizia al Senato, prevede modifiche alla legislatura corrente in materia di Diffamazione, di Diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione e di condanna del querelante nonché di segreto professionale, e disposizioni a tutela del soggetto diffamato. Nei giorni scorsi, alcuni senatori di maggioranza avevano presentato alcuni emendamenti, poi ritirati, che prevedevano il carcere per i giornalisti colpevoli del reato di Diffamazione.

“Siamo preoccupati dall’atteggiamento e dalle intenzioni – ha aggiunto il capogruppo dem in Commissione Giustizia, Alfredo Bazoli -. Preoccupazione aumentata dopo gli emendamenti del relatore, che mettevano a repentaglio la liberà di stampa, con sanzioni intimidatorie. Il relatore di un testo non si muove in autonomia, ma tendenzialmente in accordo con governo. Il ritiro è una cosa positiva ma non toglie la sensazione che ci ha lasciato: che l’intenzione sia non trovare un bilanciamento adeguato tra libertà di informazione e reputazione ma una forte stretta nei confronti della libertà d’informazione”. Per Bazoli, “bisogna lavorare a un diritto alla rettifica efficace, ma la legge non può non essere uno strumento per garantire la libertà dell’informazione. Anche attraverso una tutela rispetto alle liti temerarie, le querele intimidatorie. Come dice la direttiva Europea dedicata a Daphne Caruana Galizia”.

“Qui discutiamo sul rapporto tra la libertà e il potere, e sulla direzione che le democrazie devono prendere”, ha incalzato la vicepresidente del senato, Anna Rossomando.

“Nel 2022 ci sono state 500 liti temerarie”, ha ricordato Walter Verini, “noi ci siamo per approvare una legge sul tema Diffamazione a mezzo stampa, l’essenziale è che il primo obiettivo sia tutelare la libertà di informazione”. Il Pd ha presentato una serie di emendamenti al ddl presentato dal senatore di FdI Alberto Balboni, anche contro le cosiddette querele temerarie nei confronti dei giornalisti: in particolare, per prevedere che la querela per Diffamazione sia improcedibile “se manifestamente infondata, per avere a oggetto fatti notori e di pubblico interesse”.

“È un governo – ha concluso la respinsabile Giustizia nella segreteria del Pd, Debora Serracchiani – che ci sta abituando a una sorta di panpenalismo emozionale, che sembra assumere una volontà vendicativa nei confronti del giornalismo. Come Pd vogliamo sollecitare la destra italiana a prendere una strada diversa che tenga conto del contesto europeo, dei principi costituzionali e dell’equlibrio dei poteri e delle libertà. La libertà dell’informazione è una libertà non negoziabile, che va salvaguardata”.

 

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