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Bonaccini: «Basta litigi nel centro-sinistra non facciamo regali alle destre»

“Ci sono battaglie da fare in parlamento e nel paese, fra le persone. È giusto essere presenti nelle manifestazioni di altri, quando se ne condivide la piattaforma. Ma è altrettanto naturale che la più grande forza di opposizione organizzi una sua mobilitazione”.
 
Così Stefano Bonaccini, Presidente dell’Emilia Romagna e dell’Assemblea nazionale PD in un’intervista a Domani
 
Quello di Schlein è un PD di piazza?
 
È un PD impegnato a contrastare le politiche di un governo e a costruire un’alternativa, fuori e dentro il parlamento, provando a costruire proposte comuni con le altre forze di opposizione. Sul salario minimo legale c’è una proposta di legge deposita- tanti, volontari, simpatizzanti è ta alle camere e che la destra si di essere in campo con un’oppoostina a bloccare, ignorando sizione più efficace e proposte che 3,5 milioni di persone oggi credibili.
 
Le opposizioni denunciano una sanità prossima al collasso.
 
Quello che sta succedendo è incredibile: il governo dice no ai 4 miliardi l’anno in più sul Fondo sanitario nazionale chiesti dal suo stesso ministro alla Salute, e da tutte le Regioni, comprese quelle guidate dal centrodestra. La lezione del Covid è già stata dimenticata. Meloni non può onorare le promesse fatte in campagna elettorale perché erano troppe e contraddittorie. Credo che anche molti elettori di destra non condividano i tagli alla sanità: non sono tutti ricchi.
 
La premier ha detto che il problema non sono i soldi ma l’efficientamento della spesa. Ce l’ha con le regioni?
 
L’ultima analisi fatta sui bilanci delle Regioni dalla Corte dei Conti ha messo a confronto spesa sanitaria pro-capite e livelli di assistenza garantiti ai cittadi nei diversi territori. Insieme alla Provincia autonoma di Trento, l’Emilia-Romagna è quella che meglio coniuga efficienza della spesa e prestazioni. L’Emilia-Romagna non ha lezioni prendere da Meloni. La verità è che bisogna aumentare gli stipendi di medici e infermieri, che dal pubblico vanno nel privato; bisogna permettere ai giovani di entrare a medicina, perché mancano i professionisti; realizzare le Case della salute, che invece il Governo sta tagliando rispetto al Pnrr. Il governo taglia la sanità e dice ai cittadini di arrangiarsi”.
 
Ma le opposizioni non riescono a unirsi su una proposta comune.
 
Lo abbiamo fatto sul salario minimo garantito e lo stiamo facendo sulla sanità. Il governo prevede di riportare la spesa sanitaria al 6 per cento del Pil, tagliando ancora sulla pelle dei cittadini e mettendoci agli ultimi posti in Europa. In Emilia-Romagna stiamo approvando una proposta di legge da inviare al Parlamento per portare la spesa sanitaria almeno al 7,5 per cento del Pil e per togliere i vincoli alle spese del personale sanitario, visto che mancano medici e infermieri.
 
Sui migranti Meloni ora cerca la collaborazione dei paesi della Ue?
 
Mi auguro ci riesca, dopo un anno di proclami che non hanno portato a nulla. Sulla gestione degli arrivi e dell’accoglienza serve una risposta che sia dell’Ue, a cominciare dalla creazione di vie d’arrivo sicure per chi fugge da guerre e crisi drammatiche e da una equa ripartizione dei migranti. Ma temo che aver urlato per anni “porti chiusi” o “prima gli italiani” non la aiuterà: ha scelto come alleati Vox, Orban e Marine Le Pen che ci dicono di arrangiarci”.
 
A che punto sono i finanziamenti per ralluvione e per la ricostruzione?
 
Con il commissario Figliuolo stiamo lavorando bene. Ma anche lui deve essere messo nelle condizioni di agire. I numeri non mentono: la stima complessiva dei danni è di 8,7 miliardi, finora il governo aveva stanziato 4,3 miliardi, in tre anni, dai quali vanno tolte non solo la parte destinata a Marche e Toscana, ma anche le centinaia di milioni che si sono ripresi nelle casse dello stato dopo averli promessi alla Romagna col primo decreto: mi riferisco alle risorse non spese per gli ammortizzatori sociali e quello che erano destinate alle imprese esportatrici. Famiglie e imprese non hanno ancora ricevuto nulla e senza il credito d’imposta non ci sarà mai la copertura al 100 per cento degli indennizzi promessi: da cinque mesi dicono no, ma scommetto che dovranno ricredersi anche su questo.

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