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Amministrative in Turchia: l’opposizione vince, le autocrazie si possono battere

Il peggior risultato da ventidue anni per il partito del presidente Recep Tayyip Erdoğan. La Turchia alle urne per le amministrative premia l’opposizione democratica, in grande crescita non solo dove la sua presenza era già forte, come Istanbul e Ankara che riconfermano i sindaci uscenti Ekrem Imamoglu e Mansur Yavas, ma anche in altre città, dove vince il Partito popolare repubblicano (Chp), principale forza d’opposizione.

Il partito del presidente-sultano, confermato alla guida del Paese meno di un anno fa, perde consensi in maniera significativa: la sconfitta più dolorosa proprio quella di Istanbul, dove il candidato dell’Akp, il parito di Erdoğan,è stato staccato di più di 10 punti dallo sfidante socialdemocratico e laico İmamoğlu, del Chp. Erdogan, ex sindaco proprio di Istanbul, aveva dichiarato che la chiave del trionfo nazionale era proprio la vittoria in quella città. E se nell’elezione precednte, del 2019, la vittoria di İmamoğlu era stata attribuita a un voto di protesta antigovernativa, il netto distacco dal candidato dell’Akp per cui si era speso personalmente Erdogan, mostra il rafforzamento della fiducia degli elettori nel sindaco uscente, e nel principale partito d’opposizione. Allo stesso modo, Mansur Yavas, incassa ad Ankara la riconferma con un vantaggio addirittura del 30% sul suo avversario.

Ferma al 76,26 l’affluenza alle urne, la più bassa degli ultimi venti anni, e al 35% si ferma l’Akp, il Partito dello sviluppo e della giustizia guidato dal presidente Erdogan, perdendo il 9% rispetto alle amministrative del 2019, che lo vedevano al 44%. Il Chp diventa, dopo quarantasette anni, il primo partito del Paese, salendo dal 30% del 2019 al 37,7%. Bene il Partito della democrazia e dell’uguaglianza del popolo, il socialista Dem, che ottiene il 5.6%, prendendo l’eredità del precdecessore Hdp, sciolto dalla Corte Costituzionale nel 2023. Male invece il Partito del Movimento Nazionalista (Mhp) e l’Iyi Parti, che insieme arrivano all’8%, dimezzando i consensi rispetto a cinque anni fa.

Se è necessario usare la cautela dovuta a una consultazione locale e non nazionale, il risultato, e i festeggiamenti che lo hanno seguito, sono la dimostrazione evidente che anche in un regime autoritario il potere può vacillare, e anche cadere, come sottolinea Pierre Haski nell’analisi riportata da Internazionale. E forse, come si ripeteva nelle piazze stracolme dei festeggiamenti, anche in Turchia è inziata una nuova era. Un tempo di democrazia, libertà, diritti.

 

 

 

 

 

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