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Acciaierie d’Italia: Interrogazione a risposta orale a firma Martella
A

MARTELLA,
Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Premesso che,
la vicenda di Acciaierie d’Italia, dopo mesi di gestione fallimentare da parte di Arcelor Mittal, è giunta ad un punto di non ritorno che richiede un tempestivo e definitivo intervento del Governo volto a garantire un futuro certo al più grande stabilimento di produzione dell’acciaio in Europa, ai suoi lavoratori e alle imprese dell’indotto;

Arcelor Mittal, il socio privato che controlla il 62 per cento di ADI, a fronte di svariati comunicati stampa diramati negli scorsi mesi orientati a dipingere una situazione gestionale ottimale dello stabilimento Ex Ilva di Taranto, non ha assunto alcuna iniziativa per procedere alla necessaria ricapitalizzazione di ADI a fronte della grave crisi di liquidità aziendale e non ha programmato alcun investimento per il futuro dell’azienda, nonostante l’aiuto da 680 milioni di euro ricevuto agli inizi del 2023 da parte dello Stato italiano;

nel corso delle ultime Assemblee dei soci di Acciaierie d’Italia, Arcelor Mittal, ha ripetutamente manifestato l’intenzione di non volere procedere alla sottoscrizione dell’aumento di capitale di 1,5 miliardi, così come richiesto dal consiglio di amministrazione, in misura proporzionale alla quota di partecipazione detenuta, indispensabile per la prosecuzione dell’attività aziendale e all’attuazione degli investimenti futuri;

nell’incontro avvenuto in data 8 gennaio 2024, tra il Governo e i vertici di Arcelor Mittal ed Invitalia, per risolvere la delicata vicenda, non è stata trovata una soluzione per immettere nuove risorse per il funzionamento degli stabilimenti ADI che stanno producendo a ritmi molto bassi, con una produzione scesa sotto i 3 milioni di tonnellate a fronte dei 5-6 milioni previsti nei piani e migliaia di dipendenti in cassa integrazione;

nella riunione il Governo, a fronte dell’esigenza di ADI di avere a disposizione circa 420 milioni di euro per il pagamento delle forniture del gas necessarie al funzionamento degli impianti, ha prospettato un aumento di capitale di 320 milioni di euro e far salire la quota di Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI. Su tale ipotesi, che avrebbe portato Invitalia a nominare un nuovo amministratore delegato e Arcelor Mittal ad indicare in nuovo Presidente di ADI non è stato trovato l’accordo. A fronte del rifiuto, il Governo avrebbe prospettato ad Arcelor Mittal di la sottoscrizione di tutto il capitale sociale necessario a far salire Invitalia al 66 per cento del capitale di ADI ricevendo come risposta un netto rifiuto anche alla seconda proposta;

con una nota diramata a margine dell’incontro, il Governo ha preso finalmente atto, come già segnalato dagli interroganti in precedenti atti di sindacato ispettivo, dell’indisponibilità di Arcelor Mittal ad assumere impegni finanziari ed investimenti in ADI, incaricando Invitalia di assumere le decisioni conseguenti;

nei prossimi giorni si deciderà il futuro degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia. Il rischio immediato del distacco della fornitura del gas e la scadenza del 31 maggio del contratto di affitto degli impianti con l’amministrazione straordinaria, impongono scelte tempestive, non più rinviabili nel tempo, e ingenti impieghi di risorse per la prosecuzione delle produzioni;

il Governo sarà pertanto chiamato ad assumere decisioni nette invertendo definitivamente il percorso ondivago che nel corso dell’ultimo anno ha contribuito ad avvallare la gestione fallimentare di Arcelor Mittal e fra queste si ricordano il decreto-legge n. 2 del 2023, con cui sono stati concessi 680 milioni di euro in favore di Arcelor Mittal per garantire la necessaria liquidità per il funzionamento degli stabilimenti ADI, senza che tale intervento abbia prodotto risultati apprezzabili sulla ripresa produttiva ed occupazionale dei medesimi, con grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori, delle imprese dell’indotto, della città di Taranto, della tutela della salute dei cittadini e dell’interesse nazionale a preservare un importante sito di produzione di acciaio, e soprattutto l’ambiguo memorandum sottoscritto nel mese di settembre 2023 dal Ministro Fitto e l’amministratore delegato di ADI e Arcelor Mittal, finalizzato a garantire lo stanziamento di risorse per oltre 2 miliardi di euro a valere sul Repower Eu, senza alcuna chiarezza sugli impegni finanziari a carico del gruppo Mittal. Tale memorandum, oltre a confermare una irragionevole posizione del Governo in favore delle richieste di Arcelor Mittal, ha archiviato per alcuni mesi l’ipotesi più ragionevole, sostenuta anche dai sindacati e dagli interroganti, di portare Invitalia al 60 per cento del capitale di ADI e di cambiare definitivamente la governance dell’azienda;

alla luce della situazione di grave crisi di ADI e della strategia di Arcelor Mittal orientata da ormai diversi mesi al totale disimpegno finanziario nei confronti della controllata italiana, emerge in tutta evidenza la necessità di procedere rapidamente in direzione dell’acquisizione da parte di Invitalia della maggioranza di controllo di ADI e alla conseguente adozione di urgenti interventi finanziari per garantire la prosecuzione della produzione di acciaio da parte degli stabilimenti Ex Ilva o, in alternativa, a procedere in direzione dell’amministrazione straordinaria per ADI;

Tutto ciò premesso,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo per salvaguardare la continuità operativa degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia di Taranto
, nonché degli stabilimenti di Genova e di Novi Ligure, e per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e l’aiuto alle imprese dell’indotto, messi a rischio dalla disastrosa gestione di Arcelor Mittal;

se intenda procedere in direzione del passaggio, entro brevi termini, del controllo azionario di ADI da Arcelor Mittal ad Invitalia tramite la conversione del prestito di 680 milioni di euro, erogato con il decreto legge n. 2 del 2023, in aumento di capitale o, in alternativa, se intenda procedere in direzione dell’amministrazione straordinaria per ADI; se intenda chiarire altresì quali siano i costi stimati a carico del bilancio pubblico in conseguenza della situazione che si è venuta a determinare;

se, alla luce degli esiti della vicenda descritta in premessa e dell’incontro dell’8 gennaio 2024, intenda chiarire quale sia stata la finalità del Memorandum sottoscritto nel mese di settembre 2023 dal Ministro Fitto con Arcelor Mittal e se non ritenga che tale accordo sia stato una delle cause che ha contribuito a rendere maggiormente confusa la gestione della vicenda ADI e ad aggravare la già difficile situazione di crisi degli stabilimenti Ex Ilva di Taranto;

se sia intenzione del Governo mantenere nel nostro Paese un importante e competitivo settore produttivo come quello dell’acciaio e se intenda attivarsi al fine di garantire in prospettiva l’ingresso di nuovi e affidabili investitori industriali nella compagine azionaria ADI a cui affidare la gestione del rilancio produttivo del più grande stabilimento siderurgico europeo e il completamento degli interventi di decarbonizzazione della produzione e di messa in sicurezza ambientale del sito.

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