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Tetto del 20% di alunni stranieri nelle classi? È solo propaganda

“Bisogna mettere un tetto di alunni stranieri in ogni classe, per tutela loro e per tutela anche di tutti gli altri bambini”. A dirlo è stato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, Intervenendo a “Porta a porta”, su Rai1. “Se hai tanti bambini, e succede, che parlano lingue diverse e non parlano l’italiano in una classe è un caos – ha continuato l’esponente dell’esecutivo -. Bisogna controllare la presenza di bambini: un 20 per cento di bambini stranieri in una classe è anche stimolante perché conosci lingue e culture. Ma quando gli italiani sono il 20 per cento dei bambini in classe, come fa una maestra a spiegare ed insegnare?”. Rilancia il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, scrivendo su X, il fu Twitter, un post che denuncia una padronanza della lingua alquanto carente, malgrado i natali.

“Ministro, adesso lo riscriva in italiano. Così, forse, riusciamo a capire esattamente cosa ha detto”, replicano, fra gli altri, i Deputati pd sempre su X. Uguale sollecito arriva dal gruppo dem al Senato: “Ministro Valditara prima di preoccuparsi degli stranieri impari a scrivere in italiano. Così capiamo cosa dice”.

E allora cerchiamo di capire cosa vogliano esprimere nel merito le esternazioni del governo,  di cosa stiano parlando quando favoleggiano di quote che, a loro tempo, avevano già introdotto. Lo fece una circolare della ministra Gelmini nel 2010, fissando un tetto del 30%. Un tetto ideologico, poiché attenendosi ai dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito   – i più recenti quelli relativi all’anno scolastico 2021/2022 – solo il 7,2 per cento di tutte le scuole in Italia ha più del 30 per cento di studenti stranieri, mentre il 18% non ne ha nessuno. Pagella politica li ha messi in fila, analizzandoli con precisione. Non sembrano avere fatto lo stesso Valditara e Salvini.

Alla domanda di Salvini, ha risposto chi di scuola, educazione ed integrazione si occupa da sempre, a differenza del vicepremier.

Una su tutti, la responsabile nazionale Scuola nella segreteria del Partito democratico, Irene Manzi che ha detto: “Salvini non vuole favorire i processi di integrazione, ma al contrario identificare nella presenza degli alunni migranti uno dei problemi di funzionamento della scuola. Il messaggio è identico a quello che viene veicolato ogni giorno in tema di immigrazione e quindi è utile ed è giusto limitare il numero degli alunni stranieri nelle nostre classi. Sono loro il problema. Si tratta di un messaggio esclusivamente ideologico che non tiene conto dei veri problemi della nostra scuola”.

Salvini, e il centrodestra al Governo, non sono nuovi a proposte del genere. Questa volta a scatenare la malsana idea è stata, probabilmente, la scelta della scuola di Pioltello, nel milanese, che ha deciso di chiudere il 10 aprile per consentire ai bambini di festeggiare la fine del Ramadan, visto che la metà degli studenti in quella scuola è di religione musulmana. Una questione che sembrava chiusa con le sagge parole dal Presidente Mattarella ma che ancora ha le sue eco nel Paese.

Ad intervenire sulla questione è stata la scuola Pisacane di Roma, una scuola conosciuta per l’alto numero di bambini immigrati e considerata un modello di integrazione. “Qui il tetto del 20% di alunni stranieri per classe non sarebbe applicabile”, dice all’ANSA la dirigente Rosanna Labalestra che spiega come sia importante per le famiglie scegliere la scuola più vicina. L’istituto esempio di integrazione, che si trova nel quartiere multietnico di Tor Pignattara, “dove vivono molte persone di diverse comunità”, circa 15 anni fa aveva il 95% degli alunni stranieri. Oggi i bambini senza cittadinanza italiana sono la metà del totale, la maggior parte ha origini del Bangladesh. “Ci sono anche altri plessi, ma ci sono famiglie con un disagio socio economico, a volte non hanno l’auto per andare più lontano, vogliono la scuola vicino casa”, spiega. La dirigente, che è all’IC Salacone da cinque anni, sottolinea come “non potrebbe mandare via le famiglie per mantenere una rigida percentuale. Hanno diritto a una scuola di prossimità ed è quello che anche la Costituzione e il ministero ci dicono di fare: accogliere”. Gli istituti che “si trovano ad avere questo tipo di complessità si attrezzano”, spiega Labalestra. La chiave del plesso Pisacane è infatti “fare della diversità una fonte di ricchezza”. Si tratta di un istituto aperto dalle 7.30 alle 10 di sera “per poter far vivere la socialità ai bambini”, dalle attività più didattiche a quelle ludiche. Oggi, rispetto ai primi anni Dieci del 2000 quando c’erano più pregiudizi, “abbiamo la fila delle persone italiane che vogliono iscrivere i figli alle nostre classi. Lo chiedono anche dai quartieri limitrofi”.

Dello stesso tenore le parole anche dalla Uil Scuola Lombardia che attraverso le parole del segretario Abele Parente ricorda che ci sono scuole, “specie nelle scuole di periferia” dove “la popolazione straniera raggiunge e supera spesso il 50 percento”. E questa percentuale “è il risultato di politiche scolastiche sbagliate nel corso degli anni. Per non parlare del problema della classi pollaio che si risolverebbe abbassando il numero di alunni per classe, il che significa non necessariamente stranieri in meno per classe. Le parole di Salvini – ha aggiunto – stridono ancora di più dopo quelle del presidente Mattarella che ha elogiato i docenti italiani che lavorano in condizioni difficili per tutti i problemi già noti del sistema Scuola”.

Fra i critici più agguerriti troviamo anche il docente e scrittore Enrico Galiano, noto per il suo impegno verso l’integrazione scolastica e culturale. Attraverso un post su Facebook, Galiano ha espresso il suo dissenso rispetto alla proposta di Salvini, sottolineando come alcuni dei suoi studenti stranieri dimostrino una padronanza della lingua italiana superiore a quella di Salvini stesso. E non c’era ancora stato l’intervento del ministro titolare.

Insomma una proposta che non piace proprio a nessuno e che assume particolare rilevanza in un momento in cui l’Italia, come molti altri paesi europei, sta lavorando per affrontare le sfide poste da una società sempre più multiculturale. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, a margine di un evento in città, stronca la proposta senza mezzi termini: “Non ho capito questa idea, ma credo che Salvini non conosca il Paese reale. Abbiamo tanti bambini, studenti, con nomi italiani e figli di stranieri nati in Italia, ma senza cittadinanza. Se li espelliamo dalle scuole dove li mandiamo, a casa di Salvini?”, chiede polemico.

La soluzione al problema ce l’abbiamo, suggerisce Marwa Mahmoud, responsabile partecipazione e formazione politica della segreteria nazionale Pd. “A questo punto – scrive – è ora che Valditara tragga le conseguenze di ció che dice: in Aula la maggioranza degli alunni deve essere italiana, quindi va riformata la legge sulla cittadinanza, in modo tale che chi nasce e cresce in Italia sia italiano anche per legge. L’Italia è un Paese interculturale e il contesto scolastico è la cartina di tornasole. È incredibile come ai livelli più alti delle istituzioni si continui a parlare di un Paese immaginario, che non esiste. Il pluralismo linguistico, culturale e spirituale di tutti i bambini e le bambine e delle loro famiglie, è un valore aggiunto, motivo di orgoglio e di ricchezza personale e collettiva. La scuola deve essere una comunità aperta e inclusiva, non un tribunale in cui i bambini vengono discriminati per il colore della loro pelle o per il loro background migratorio e culturale”.

 

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