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Autonomia differenziata, mettiamo in campo ogni strumento per bloccarla
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Giorgia Meloni vuole passare alla storia per essere la presidente del consiglio che ha spaccato l’Italia“. La segretaria del Parito democratico, Elly Schlein, è netta nel giudizio sul primo voto parlamentare sull’autonomia differenziata. In prima lettura al Senato la riforma Calderoli ha incassato 110 voti favorevoli, 64 contrari e 3 astensioni, passando quindi alla Camera per la seconda lettura. Dalla salute all’energia, dall’istruzione all’ambiente, sono 20 le materie oggi di legislazione concorrente, ovvero di comune competenza di Stato centrale e Regioni, che potrebbero passare integralmente a carico degli enti regionali, più altre tre, oggi di competenza solo centrale. Una prospettiva decisamente preoccupante, ancora più in assenza della determinazione dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla Costituzione, che vanno garantiti in tutte le Regioni del Paese. Inutile aggiungere che già oggi non sono che un miraggio.

 

“Proseguiremo la battaglia parlamentare alla Camera, ma serve una mobilitazione forte con tutte le forze politiche e sociali che insieme a noi provino a spiegare quali sarebbero gli effetti devastanti di questa riforma sull’autonomia“, continua Schlein in un post sulla sua pagina Facebook, che riprende quanto la segretaria dem aveva risposto ai cronisti alla Camera.
“Parliamo di certificare che ci sono cittadini di serie A e di serie B e chi è al Sud farà ancora più fatica ad accedere ai diritti fondamentali: salute, scuole, trasporti pubblici locali.
Stiamo parlando di una intenzione chiara di cristallizzare i divari e di ampliarli. Non hanno messo un euro, non hanno fatto nemmeno finta. Meloni fa rivivere l’antico sogno secessionista della Lega. Per il loro baratto, proprio quelli che fanno i nazionalisti, mettono a repentaglio l’unità nazionale”.
“È sconvolgente il silenzio assenso e la condivisione da parte dei presidenti delle regioni del sud amministrate dalla destra ed è ancora più grave perché hanno fatto prevalere l’interesse politico a quello delle proprie comunità”, conclude Schlein.
Il primo appuntamento in Parlamento per chiedere risposte alla Presidente del Consiglio è già fissato per oggi. Alle 15 alla Camera dei deputati, Elly Schlein interviene al Question time sulle “iniziative volte ad abolire il tetto di spesa per l’assunzione del personale sanitario, nell’ottica della salvaguardia dei principi di universalità, eguaglianza ed equità del Sistema sanitario nazionale”. Come la stessa Schlein ha assicurato ieri ai giornalisti,”ci batteremo nel passaggio parlamentare ma non escludiamo alcuno strumento per bloccare questa riforma che spacca l’Italia”.

 

Andrea Giorgis, capogruppo Pd nella Commissione Affari costituzionali al Senato, nella dichiarazione di voto ha sottolineato ancora lo scambio al ribasso all’interno della maggioranza di governo. “Perché nell’ultima settimana di novembre c’è stata un’accelerazione dei lavori sul ddl Calderoli sull’Autonomia differenziata? La risposta è semplice: perché il 15 novembre 2023 è stato trasmesso al Senato il ddl costituzionale sul Premierato, con cui il governo propone di eleggere direttamente il Presidente del Consiglio, marginalizzare il ruolo e la funzione del Parlamento e del Presidente della Repubblica e in breve ridurre la democrazia alla scelta del capo. Si è consumato uno scambio tra le due riforme, tra la Lega e FDI e la Lega, sull’autonomia differenziata, ha avuto la meglio. Uno scambio al ribasso, che farà crescere le divisioni e la conflittualità nel Paese e impoverirà l’Italia intera”.

 

La responsabile del Pd per la Salute, Marina Sereni, ha ribadito la disparità inevitabile di trattamento dei cittadini in materia di diritto alla salute, se la riforma ancìdasse in porto. “Il voto di oggi al Senato – ha scritto – mette pesantemente in discussione l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla malattia. Già oggi le distanze tra Nord e Sud del Paese in termini di tutela della salute sono enormi. Basti pensare che la speranza di vita nelle aree del Sud è di tre anni inferiore a quella delle aree economicamente più forti. I dati sul raggiungimento dei LEA e sulla mobilità sanitaria passiva confermano che un flusso importante di pazienti e risorse dal Mezzogiorno si sposta ogni anno di più verso le strutture del Nord. Di fronte a questi dati servirebbe, anziché un’ulteriore differenziazione nelle competenze regionali, maggiore capacità di governance nazionale del Servizio Sanitario Nazionale, in termini di indirizzo e controllo, e un’azione seria di riequilibrio volta a colmare i divari in termini di quantità e qualità dei servizi tra le diverse aree del Paese. L’attuazione puntuale del PNRR rappresenta un passaggio fondamentale in cui non possiamo permetterci, come ha fatto il governo fin qui, di distogliere fondi per la sanità pubblica. Continueremo a mobilitarci per dire no a 20 diversi Sistemi sanitari regionali e per dire sì ad un Servizio Sanitario Nazionale che garantisca a tutti e in tutta Italia prevenzione, cura e prestazioni appropriate”.

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