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Zanda: il Sì di Prodi è un riconoscimento all’ispirazione riformista del Pd
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Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato, è a Trieste per una iniziativa in sostegno del Sì al referendum. Romano Prodi ha annunciato che si schiera per il Sì.

 

Romano Prodi ha annunciato che si schiera per il Sì. Come commenta la decisione dell’ex premier, che finora non aveva voluto esprimersi?

«Mi sembra sia una dichiarazione molto importante, perché il presidente Prodi ha avuto un ruolo rilevantissimo nel nostro Paese, ed essendo il padre fondatore dell’Ulivo si può dire che sia il grande ispiratore della logica politica del Partito Democratico. È molto importante che il Sì venga da lui, quindi. Mi ha colpito ed è una dichiarazione della quale sento il bisogno di doverlo ringraziare».

 

Può aiutare la campagna elettorale per il Sì?

«Al di là dei riflessi sulla campagna elettorale, che nessuno è in grado di valutare, da parte di Prodi c’è un riconoscimento del significato del Sì proprio riguardo all’ispirazione riformista del Partito democratico e anche rispetto al rilievo che la nostra riforma costituzionale può avere in campo internazionale».

 

Prodi evidenza come l’aver lasciato che il dibattito si trasformasse in “rissa” sul governo abbia indebolito l’Italia. È d’accordo?

«È un’osservazione corretta ma, a prescindere dalla campagna elettorale, la riforma rinforza la posizione dell’Italia ed è significativo l’apprezzamento da parte di chi ha avuto grandi responsabilità a Bruxelles come presidente della Commissione europea».

 

Una scelta coerente, per Prodi. L’abolizione del bicameralismo era nel programma dell’Ulivo.

«Certo, che si dovesse superare il bicameralismo paritario era scritto nel programma dell’Ulivo, ma anche nella riforma D’Alema, in quella di Berlusconi, nella bozza Violante, tutto questo va ricordato».

 

L’ex premier la definisce però una «riforma modesta». Che ne pensa?

«Per me il dato politico è il suo sì. Che Prodi lo abbia voluto motivare, che abbia spiegato il perché della scelta a favore, rafforza la riforma in termini politici, istituzionali e, direi, anche patriottici. E un sì perfettamente consapevole della realtà politica italiana, europea e internazionale».

 

Secondo lei questa novità spiazza o indebolisce la minoranza dem schierata per il No? D’Alema è freddo, Bersani pensa che Prodi non sia entusiasta…

«Sono dichiarazioni di carattere politico che preferisco non commentare. Non penso che questa fosse l’intenzione del presidente Prodi».

 

C’è un pressing perché Renzi resti al governo, comunque vada. Lei che ne pensa?

«Il 5 dicembre tutte le decisioni saranno assunte da Renzi e dal presidente Mattarella, ciascuno secondo le proprie responsabilità».

 

Come sta andando la campagna elettorale?

«Bene, in queste ultime due settimane si è non solo ravvivata, ma è diventata anche più seria perché affronta in modo diretto i contenuti della riforma, entra nel merito dei problemi, quindi non è più soltanto una campagna dove si sostengono ragioni politiche di parte. Cerca di aiutare gli elettori conoscendo la materia su cui esprimersi».

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