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“Un’educazione di qualità, inclusiva e per tutti”. Messa a rischio dal ddl Calderoli

La Comunità internazionale si è impegnata a realizzare, entro il 2030, l’obiettivo di un’educazione di qualità, equa e inclusiva per tutti, nella convinzione che un’istruzione adeguata sia la condizione imprescindibile per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile”. Sono le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pronuinciate in occasione della Giornata internazionale dell’educazione. Una giornata, sottolinea il Presidente Mattarella, il cui tema,’Imparare per una pace duratura’- sottolinea il capo dello stato- indica la strada per affrontare l’ondata crescente di conflitti, violenza, intolleranza e incitamento all’odio a cui continuiamo ad assistere”.
“L’istruzione è la chiave per capire il valore delle originalità di ciascuna persona, la ricchezza offerta dal pluralismo, l’inviolabilità delle libertà fondamentali. Conoscere è il primo passo per potersi comprendere e dialogare. L’accesso all’istruzione deve essere un obiettivo centrale delle Istituzioni, con lo sguardo rivolto ai più giovani, a cui vanno garantite opportunità di apprendimento e sviluppo”, ha detto ancora Mattarella.

Eppure, mai come oggi, all’indomani del primo, scellerato, voto del Senato al ddl di riforma dell’autonomia regionale, sembra essere sotto attacco il diritto all’istruzione, all’educazione, uguale per tutte e tutti. Lo fa notare, intervenendo in Aula, la senatrice Cecilia D’elia, capogruppo del Pd nella Commissione Istruzione e Cultura a Palazzo Madama.

“Siamo chiamati – dice D’Elia – a discutere oggi in Aula un disegno di legge di riforma costituzionale di iniziativa popolare, promosso dal Coordinamento democratico costituzionale, che va nella direzione opposta dell’autonomia differenziata. Oggi è la giornata mondiale dell’educazione e mi fa piacere ricordarlo perché l’educazione, la scuola pubblica e il diritto all’istruzione sono i nodi essenziali irrisolti anche dal Titolo V e attaccati dall’autonomia differenziata del governo Meloni, che questo ddl prova sciogliere, delimitando l’oggetto dell’autonomia e rendendo reversibili le scelte operate. In questo ddl si parla di prestazioni uniformi e di potestà statale esclusiva sulla tutela della salute e su scuola, università e ricerca, perché la regionalizzazione del diritto allo studio è una scelta scellerata e pericolosa, che spacca il Paese, cristallizza le disuguaglianze e ipoteca il futuro dell’Italia. Stiamo parlando della vita delle persone e del welfare per come lo conosciamo dal dopoguerra”.

La deriva regionalizzatrice della scuola imposta dall’Autonomia differenziata – ha proseguito D’Elia – può davvero costituire la fine dell’unità nazionale, un sistema scolastico diverso in ogni regione crea cittadine e cittadini di serie A e di serie B, mina alla radice le basi del diritto allo studio che è il complemento del suffragio universale, cristallizza le disuguaglianze. Ha un carattere fortemente regressivo, in un paese in cui oltre 1,2 milioni di minori vivono in povertà assoluta e 2 milioni in povertà relativa e che è al quinto posto tra i 27 stati dell’Ue per abbandono scolastico, con la Campania e la Sicilia che vedono lasciare la scuola il 15% dei giovani”.

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