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Una massiccia campagna di informazione per combattere l’Aids

“Se negli anni ’80-’90 l’Aids era il male da estirpare e le campagne sul tema erano molte, oggi il virus agisce in silenzio nell’indifferenza generale. I dati sui contagi, soprattutto tra i giovanissimi, sono drammatici e mostrano che è necessario tornare ad una campagna di informazione massiccia sul tema della prevenzione. La lotta alle malattie sessualmente trasmettiibili deve tornare tra i temi di discussione all’interno delle scuole e delle famiglie. Bisogna ricominciare a percorrere tutte le strade della sensibilizzazione, perchè l’emergenza che pensavamo superata nei numeri si conferma nella sua gravità”.

Lo dichiara in una nota Micaela Campana, responsabile Welfare, Terzo settore, Immigrazione, Diritti della del Pd, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids.

 

“Ci sono 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti in Italia ed in Europa solo lo scorso anno si sono registrati 30 mila contagi. L’Italia si è impegnata finanziando “Il Fondo Globale per la lotta contro l’Aids, la Tubercolosi e la Malaria: rinnovare l’impegno dell’Italia” con un contributo di circa 30 milioni di euro all’anno fino al 2016 ed il Premier Renzi ha confermato recentemente di prevedere un aumento dei fondi a partire dal 2017. L’Italia è in prima linea nella lotta all’Aids a livello globale, ma è necessario tornare a parlare del virus anche nelle scuole”.

 

Per Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato, “c’è un dato molto preoccupante: il 71,5% della persone che arriva allo stadio di Aids conclamato ignora la propria sieropositività, ossia non ha mai fatto un test dell’HIV. E la percentuale continua a crescere. E’ il segno di una ancora debole strategia di prevenzione e di informazione pubblica.

 

Ricerca, prevenzione, informazione- sottolinea la Senatrice- sono essenziali per tenere fede all’impegno di eradicare questa malattia per sempre. Rendere coscienti le persone dei fattori di rischio e metterli di fronte alle scelte sulla salute propria e su quella dell’umanità: é l’impegno che società, politica, scienza, istituzioni devono perseguire. La paura non serve- conclude De Biasi- la consapevolezza sì”.

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