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Turchia, Gentiloni: la reazione al golpe non può essere la vendetta
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“Le epurazioni e gli arresti di migliaia di persone in Turchia, accusati di complicità nel tentato golpe di venerdì notte, fanno pensare a un piano già pronto in precedenza, e stridono con i principi dello stato di diritto”.

Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, a margine del Consiglio Affari Esteri dell’Ue in corso a Bruxelles.

“E’ stato chiaro il nostro sostegno al governo liberamente eletto in Turchia e la nostra condanna del tentativo di avventura militare; altrettanto chiaro è il fatto che, obiettivamente, immaginare che in dodici ore si sia appurato che ci sono alcune migliaia di giudici complici del tentativo di colpo di Stato rischia di apparire un po’ stridente con i principi dello stato di diritto. Come se, invece che raccogliere elementi di questa eventuale complicità, si sia voluto ricorrere a una forma di epurazione”, ha detto Gentiloni.

“Ho parlato ripetutamente con il governo turco, e abbiamo avuto rassicurazioni del fatto che la loro risposta sarà orientata al rispetto delle legge e dello stato di diritto. Ma, sinceramente, vediamo segnali che vanno in una direzione molto diversa”, ha aggiunto il ministro.

Quanto, poi, all’ipotesi di un ritorno della pena di morte in Turchia “sarebbe uno dei simboli di quello che l’Europa non può accettare”, ha detto Gentiloni.

“Siamo stati molto chiari nel condannare il tentativo di golpe militare e al tempo stesso siamo molto chiari nel dire che la reazione non può essere di vendetta, ma deve tenere conto dello Stato di diritto e delle regole della legge”, ha osservato il ministro, aggiungendo che “il ricorso alla pena di morte sarebbe evidentemente in contraddizione con questo. Qui l’Italia è molto chiara, ma mi pare – ha concluso – che i messaggi siano molto chiari dall’insieme dell’Ue”.

Terrorismo. “L’Italia è molto impegnata nella coalizione anti-Isis e sta moltiplicando il suo impegno visto che nelle prossime settimane aumenterà ancora in modo rilevante la nostra presenza in Iraq perchè invieremo ulteriori contingenti a protezione dei lavori che stiamo facendo a Mossul”, ha replicato Paolo Gentiloni all’appello lanciato dal collega francese Jean Marc Ayrault per una maggiore impegno degli europei nella coalizione.

“Poi parleremo con i nostri amici francesi di eventuali altre esigenze. Il punto da capire – continua Gentiloni – è che ci troviamo di fronte ad una minaccia globale che ha colpito in modo orribile di nuovo la Francia, ma che però purtroppo colpisce un insieme di paesi, dal Bangladesh alla stessa Turchia. E quindi deve vederci sempre più uniti, ne parleremo mercoledì e giovedì a Washington nella riunione della Coalizione anti-terrorismo.
Anche quella sarà un’occasione per discuterne con i nostri anici francesi”.

Brexit. “Nella situazione internazionale siamo in un momento complicato ma dalla crisi libica a quella siriana, dall’Ucraina all’atteggiamento comune da tenere nei confronti della Turchia c’è una grande unità di intenti e di vedute tra Usa e Ue ed anche la Gran Bretagna mi pare che abbia voluto dare da subito, a cominciare da questo primo incontro, un segnale di questa unità di intenti e di vedute.

Che ci sia identità di vedute e di intenti non vuol dire – osserva Gentiloni – che il percorso di discussione attorno alla Brexit sarà semplice: sarà tutt’altro che semplice, ma è molto chiaro l’impegno a conservare un rapporto di cooperazione e di alleanza su tutti i temi di proiezione internazionale della Ue e dell’Alleanza Atlantica”.

Al via a Palazzo Chigi il tavolo sul terrorismo convocato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi dopo l’attentato a Nizza.

Alla riunione partecipano tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione, tranne i rappresentanti della Lega che hanno annunciato la loro assenza in polemica con il governo.

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