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Serracchiani: “La riforma del Titolo V e del Senato non prevede affatto la riscrittura dei confini regionali”
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Utilizziamo al meglio le nostre competenze e le nostre risorse.

“Abbiamo condiviso il fatto che la riforma del Titolo V e del Senato non prevede affatto la riscrittura dei confini regionali”. Così la Serracchiani, che quindi boccia i possibili nuovi confini delle Regioni.

Infatti per il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, l’appena istituita “Commissione Regioni” presso il Ministero degli Affari regionali, che intende proporre una nuova organizzazione territoriale, non lavora ad un tema centrale per le attuali riforme: “non mi pare che questo sia un tema attuale, anche se è stato posto da molti gruppi politici”.

Serracchiani quindi ribadisce che, per quanto riguarda l’accorpamento delle Regioni, non ci siano “le condizioni politiche perché la riforma venga nuovamente stravolta rivedendo i confini. Non ci sono i numeri in Parlamento”, anche “viste le difficoltà con cui questa legge costituzionale sta andando avanti”.

La discussione va affrontata ora, invece, “con tutta la capacità che abbiamo di dimostrare la nostra utilità” coem sistema Regioni.
Nel contempo Serracchiani sottolinea come le Regioni non abbiano “saputo sfruttare appieno le opportunità che venivano date loro dalla riforma del Titolo V, sia in termini di competenze, sia di controllo della spesa”.

Serracchiani quindi aggiunge che “se è vero che le Regioni non vanno più di moda, e secondo alcuni quelle a Statuto speciale vanno ancora meno di moda, la sfida che dobbiamo portare a tutti i livelli istituzionali è garantire una specialità che si riformula e diventa indispensabile per il Paese, nascendo dal buon utilizzo delle nostre competenze e dalla capacità di spendere bene assicurando ai cittadini dei servizi assolutamente all’altezza”.

La stessa specialità del Friuli Venezia Giulia può essere un patrimonio a disposizione del Paese, “perché più utilizziamo al meglio le nostre competenze e le nostre risorse, più dimostriamo che c’è un modello di regionalismo e di Stato che riesce a garantire a tutti i livelli i servizi, riesce a risparmiare le risorse e a spendere bene i soldi”.

La sfida è garantire “una specialità che si riformula”, così diventa indispensabile per il Paese il “buon utilizzo delle nostre competenze e della capacità di spendere bene, assicurando ai cittadini dei servizi assolutamente all’altezza. Tutto questo – afferma Serracchiani – si chiama nuovo regionalismo”.

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