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Serracchiani: “La Consulta poi le elezioni con Matteo”
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Dopo Renzi, solo Renzi. Almeno per la segreteria del partito. Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, non prende in considerazione alternative. Anche perché il voto incombe: dopo la legge elettorale, dice, si torna alle urne.

 

Sarà Renzi a traghettare il Paese verso le elezioni?

Il Pd ha dato alla delegazione un mandato molto preciso. Siamo disponibili a un governo sostenuto da tutti, per vedere se ci sono le condizioni per fare la legge elettorale, o arrivare alla data della sentenza della Consulta sull’Italicum. Non ci sono alternative.

 

Uno scenario improbabile.

Non vogliamo ripetere quello che è accaduto con il governo Monti, dove siamo rimasti solo noi per senso di responsabilità.

 

Però se il Pd è responsabile, la vicenda di Mps non vi suona come un richiamo?

Noi ritenevamo che le riforme servissero al Paese e che avrebbero dato un segnale a livello internazionale. Gli italiani non sono stati d’accordo e Renzi ha fatto un passo indietro. Detto questo, se tutti concordano, bene. Se no, non siamo noi a fuggire dal voto.

 

Ma comunque serve una legge elettorale. E le emergenze, come quella di Mps, non mancano. Il Pd che fa?

Ora l’importante è lasciar lavorare il presidente Mattarella. Sarà lui a trarre le conseguenze se dovrà nascere un governo istituzionale. Noi dicevamo che il Sì avrebbe stabilizzato il Paese e lo avrebbe rafforzato in Europa. Ora invito chi ci criticava a guardare cosa sta accadendo. La mancata proroga imporrà al Paese la ricapitalizzazione pubblica. In queste ore stiamo assistendo a un forte indebolimento dell’euro. Come avevamo previsto. Alcune agenzie di rating propendono verso un outlook negativo del Paese.

 

Se avesse vinto il Sì non sarebbe successo lo stesso?

Ha vinto il No e queste cose stanno accadendo.

 

Insomma, il Pd non si prende la responsabilità se nessuno prende in mano la situazione?

La responsabilità deve essere di tutti. Oggi il padrone di M5S chiede un intervento pubblico su Mps. E tocca finalmente con mano cosa significa assumersi le responsabilità di governo. Quindi ora la palla è anche nel loro campo. Servono decisioni, a partire dalle banche.

 

Il capo dello Stato potrebbe chiedere a voi di trovare una maggioranza.

Noi siamo stati estremamente chiari. Gli italiani devono essere messi anche di fronte alle decisioni assunte dagli altri. Chi grida “al voto al voto” se ne infischia di quello che sta Intervista succedendo nel Paese. Un governo va fatto per forza. Il Pd non vuole un governo che arrivi al 2018. Ma coprire le esigenze di un momento storico in cui serve la legge elettorale.

 

Non tutto il Pd. Qualcuno che arriverebbe al 2018, tra voi, c’è.

C’è la massima condivisione dei vertici del Pd. La nostra posizione è una sola. La vice di Renzi attende la decisione di Mattarella e scuote il Pd: Matteo è e resta il segretario.

 

Le correnti del Pd si sono un po’ sfaldate. Farete sintesi dopo la crisi? La Direzione è convocata in maniera permanente. Il lunghissimo applauso che ha accolto il segretario dimostra che il Pd c’è e ha una posizione chiara. Anche se possono esserci posizioni diverse, come si è visto al referendum. Ma il segretario è e resta Matteo Renzi.

 

La sinistra si attende il Congresso a gennaio. Non era stato deciso l’anticipo?

La sinistra Pd voleva votare No e tenere il governo Renzi.

 

Sicuro?

La guida del Pd non ha subito scossoni. Il Congresso ha una sua scadenza naturale, ma con Renzi segretario sta affrontando le consultazioni. Le priorità sono quelle del Paese. Può darsi che per qualcuno del Pd la priorità fosse cambiare il governo. Ma il segretario, ripeto, resta Renzi.

 

E se siva a votare? Renzi resta il candidato senza nuove primarie?

Io sono certa di sì, anche se ora è prematuro dire.

 

Il proporzionale imporrà alleanze: a chi guarderete?

Trovo interessante l’appello della sinistra riformista e di governo di Pisapia. Sicuramente con loro apriremo un dialogo. E sicuramente guarderemo verso il centro. Speravo di mettere da parte la Prima Repubblica, ma così non è stato. Il ritorno dell’Ulivo? Il Pd ha tratto in sé l’anima dell’Ulivo, che è stata un’esperienza straordinaria, legata a un particolare momento storico.

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