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Sensi: “La morte di Navalny come il delitto Matteotti”

“È probabile che Putin pensi di essere più forte dopo l’assassinio di Navalny. Penso invece che si stia dimostrando più debole. È stata fatta notare la coincidenza di questa morte con la conferenza di Monaco, il summit internazionale dove tutto l’Occidente si è riunito alla presenza anche di Zelensky. Putin disprezza la comunità internazionale. Mi ricorda per certi versi il delitto Matteotti, ma spero in una reazione diversa del popolo russo e non solo”. Così il senatore del Pd Filippo Sensi, in un’intervista a Repubblica dopo la morte dell’oppositore russo Aleksej Navalny.

“Il delitto di Matteotti – osserva Sensi – fu il momento in cui si vide chiaramente che il regime di Mussolini era un regime dittatoriale. Fu un punto di svolta. In questo senso Navalny può essere come Matteotti: un momento di presa di consapevolezza e speriamo smuova le coscienze. Spero che Navalny sia Matteotti con una differenza rispetto al 1924: allora l’Italia prese coscienza del regime dittatoriale di Mussolini che durò altri venti anni. Oggi spero che per il popolo russo quanto accaduto sia una svolta”.

Parlando della fiaccolata a Roma, sottolinea che il segnale delle piazze in eventi come questo è “utile e importante: tutte le grandi capitali del mondo scendono in strada per dire da che parte stare”. “Una piazza europea – aggiunge – che dice che i valori di democrazia e libertà sono intangibili e che Vlamidir Putin li vuole distruggere. Anzi dico di più: il nostro governo deve dare un segnale ancora più forte, inviando il nostro ambasciatore in Russia a deporre un fiore dove dei russi coraggiosi stanno omaggiando Navalny”.

Quanto all’episodio di Milano, Sensi sottolinea: “Mi pare un segnale preoccupante se dieci persone portano fiori per Navalny e vengono identificati dalla polizia. Siamo in Italia, non in Russia”.

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