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Schmidt: l’UE non una confederazione di Stati, ma una rete che si evolve in modo dinamico
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I. Motivazioni e origini dell’integrazione europea

Anche se in alcuni dei 40 stati d’Europa, la coscienza nazionale si èsviluppata tardi – come in Italia, Grecia e Germania – ci sonno semprestate guerre sanguinose. E qui, nel cuore del continente, questatragica storia, questa infinita serie di scontri fra centro eperiferia è sempre stato il campo di battaglia decisivo.

 

E la memoria va alle due guerre mondiali del ventesimo Secolo, perchél’occupazione tedesca gioca ancora un ruolo dominante, anche se latente.

 

Quasi tutti i vicini della Germania – e anche quasi tutti gli ebrei ditutto il mondo – ricordano l’Olocausto e le atrocità che sono avvenutedurante l’occupazione tedesca nei paesi periferici. Noi tedeschi nonsiamo sufficientemente consapevoli del fatto che probabilmente quasitutti i nostri vicini hanno ancora sfiducia nei tedeschi: un fardellostorico con il quale dovranno convivere le nostre generazioni. E non dimentichiamo che c’era sospetto circa lo sviluppo futuro dellaGermania anche quando nel 1950 ha avuto inizio l’integrazioneeuropea.

 

Del resto questa si è realizzata in una visione realistica disviluppo ritenuta possibile e allo stesso tempo per il timore di unafutura forza tedesca. Non si trattava dell’idealismo di Victor Hugoche pensava all’unificazione dell’Europa nel 1849. Gli statisti poileader in Europa e in America (George Marshall, Eisenhower, Kennedy,Churchill, Jean Monnet, Adenauer ,De Gaulle, De Gasperi e HenriSpaak) non hanno agito in base ad un idealismo europeo, ma sono statispinti dalla conoscenza della storia del continente. Hanno agito inuna visione realistica, nella necessità di evitare la continuazionedella lotta tra la periferia e il centro.

 

Tutto questo è ancora unelemento portante per l’integrazione europea e chi non lo ha compresomanca di un presupposto essenziale per la soluzione della crisiattuale in Europa.

 

Quanto più nel corso dagli anni 60 agli ‘80, l’allora RepubblicaFederale aumentava il proprio peso economico e politico, tanto piùagli occhi degli statisti dell’Europa occidentale l’integrazioneeuropea è apparsa come una polizza assicurativa. La resistenzainiziale di Margaret Thatcher, Mitterand o Andreotti – era il1989/90 – contro l’unificazione tedesca era chiaramente giustificatadal timore di una forte Germania, al centro del piccolo continenteeuropeo.

 

II. L’Unione europea è necessaria

De Gaulle e Pompidou negli anni ‘60 e fino ai primi anni ‘70 hannocontinuato l’integrazione europea, per integrare la Germania – mahanno anche voluto incorporare il proprio stato in meglio o in peggio.
Dopo di che, la buona intesa tra me e Giscard d’Estaing ha portato adun periodo di cooperazione franco-tedesca e il proseguimentodell’integrazione europea, un periodo che è stato continuato consuccesso dopo la primavera del 1990 tra Mitterrand e Kohl. Allo stessotempo, la Comunità europea è gradualmente aumentata raggiungendo nel1991 i 12 stati membri.

 

Grazie al lavoro di preparazione svolto da Jacques Delors (allorapresidente della Commissione europea), Mitterrand e Kohl a Maastrichthanno dato vita all l’Euro. La preoccupazione di fondo era, di nuovosul fronte francese, di una potente Germania e – più precisamente- diun Marco super potente.

 

Da quegli anni l’euro è diventato la seconda valuta più importante nell’economia mondiale. Questa moneta europea sia internamente chenelle relazioni esterne è di gran lunga più stabile rispetto aldollaro americano – ed è stato più stabile del marco nei suoi ultimi10 anni. Tutti parlano e straparlano di una presunta “crisi dell’euro”, ma è un frivolo chiacchiericcio di giornalisti epolitici.

 

A partire da Maastricht il mondo è cambiato enormemente. Siamo statitestimoni della liberazione delle nazioni dell’Europa orientale el’implosione dell’Unione Sovietica. Stiamo assistendo lo sviluppoprodigioso della Cina, India, Brasile e altri “mercati emergenti” chesono stati precedentemente chiamati “terzo mondo”. Allo stesso tempola parte reale delle maggiori economie della terra, si è”globalizzata: quasi tutti i paesi del mondo dipendono l’unodall’altro. E soprattutto è accaduto che gli attori sui mercatifinanziari globali abbiano acquisito un potere del tutto incontrollato. Ma al tempo stesso – e quasi inosservata – la razzaumana si è moltiplicata e ha superato i 7 miliardi di persone. Quandosono nato, ce n’erano appena 2 miliardi. Tutti questi cambiamentihanno un impatto enorme sui popoli d’Europa, sui loro stati e le lororicchezze.

 

D’altra parte tutte le nazioni europee stanno riducendo i lorocittadini. A metà del 21 ° Secolo sarà probabile che vivano anche 9miliardi di persone sulla Terra, mentre le nazioni europee insiemecostituiranno solo il 7% della popolazione mondiale. 7% di 9 miliardi. Per due secoli e fino al 1950, gli europei hanno rappresentato piùdel 20% della popolazione mondiale. Analogamente, l’Europa vedràscendere il proprio prodotto globale al 10% dal 30 che era nel 1950.

 

Ognuna delle nazioni europee rappresenterà nel 2050 solo una frazionepari all’1% della popolazione mondiale. Vale a dire: se vogliamosperare di avere un ruolo nel mondo, lo possiamo avere solocongiuntamente. Quindi gli interessi strategici a lungo termine deglistati -nazione europei è nella loro fusione. Questo interesse strategico nella costruzione europea assume sempre maggioreimportanza. Anche se la maggior parte degli abitanti non ne è ancoraconsapevole e i governi non ne parlano. Quindi se non si farà unavera ‘Unione europea nei prossimi decenni ciò significherebbe un’automarginalizzazione dei singoli Stati del continente e della civiltàeuropea nel suo complesso. Potrebbe anche accadere. Né si puòescludere che in questa situazione riemerga la concorrenza e la lottaper il prestigio tra i diversi Paesi . Il vecchio gioco tra centro eperiferia potrebbe tornare ad essere una realtà.

 

Il processo di educazione globale, la diffusione dei dirittiindividuali e della dignità umana, lo stato di diritto e lacostituzione della democratizzazione dell’Europa non potrebbe avereuno stimolo più efficace. Sotto questi aspetti, la Comunità europea èuna necessità vitale per gli stati del nostro vecchio continente.

 

Questa esigenza si estende oltre le ragioni di Churchill e de Gaulle.Si estende ben oltre le motivazioni di Monnet e Adenauer .Io aggiungo: certo ma occorre una reale integrazione della Germania.Quindi dobbiamo chiarirci le idee circa la nostra missione tedesca,il nostro ruolo nel contesto dell’integrazione europea.

 

III. La Germania ha la continuità e l’affidabilità necessarie

Se alla fine del 2011 si guarda dal di fuori della Germania attraversogli occhi dei nostri vicini diretti e indiretti, emergono notevolidubbi e si dissolve l’immagine di una Germania poi dalla Germania dalcammino sicuro: emergono ombre sulla continuità della politica tedesca. E la fiducia nella affidabilità della politica del Paese è sempremeno netta.

 

Qui i dubbi ei timori sono basati sugli errori della politica estera edei governi. Essi si basano in parte sulla forza sorprendente delmondo economico della Repubblica federale unita. La nostra economia ètecnologicamente e socialmente una delle più potenti del mondo. Lanostra forza economica e la nostra pace sociale relativamente stabile,hanno anche innescato invidia – soprattutto per il tasso didisoccupazione inferiore e il rapporto tra debito e Pil tra imigliori.

 

Tuttavia politici e cittadini non sono sufficientemente consapevolidel fatto che la nostra economia è altamente integrata sia con ilmercato comune europeo e sia con l’economia globalizzata. Al tempostesso, però, questo può portare a un grave squilibrio: il nostrosurplus commerciale è enorme, per anni le eccedenze hanno costituitocirca il 5% del Pil. Sono cifre simili a quelle della Cina, anche sela cosa non emerge con chiarezza per via della sostituzione del marcocon l’Euro. Ma sembra che i nostri politici non siano a conoscenza diquesto fatto. Le nostre eccedenze sono in realtà i deficit di altri.

 

Le affermazioni che abbiamo sentito sugli altri, sui loro debiti sonofastidiose violazioni di un ideale equilibrio esterno. Non solo questadisturba i nostri partner, ma solleva sospetti ed evoca bruttiricordi.

 

In questa crisi economica nella reazione delle istituzionidell’Unione europea, la Germania ha avuto ancora una volta in unruolo centrale. Insieme con il presidente francese, il Cancelliere haaccettato volentieri questo ruolo. Ma ci sono molte capitali europeein cui sta crescendo una preoccupazione crescente di una dominazionetedesca che per ora si esprime nei media. Questa volta non si tratta di potenza militare e politica, ma economica.

 

A questo punto, è necessario un promemoria per i politici tedeschi,per i media e la nostra opinione pubblica.

Noi tedeschi di sinistra non dobbiamo farci prendere da illusioni o farci confondere da cortine fumogene: se la Germania tenterà di essereil primus inter pares nella politica europea, una crescentepercentuale dei nostri vicini penserà di doversi difendereefficacemente da questo tentativo di primato. Tornerebbe lapreoccupazione della periferia per un centro troppo forte. E leprobabili conseguenze di un tale sviluppo sarebbero paralizzanti perl’UE, mentre la Germania cadrebbe nell’isolamento. In fondo abbiamobisogno di proteggerci da noi stessi.

 

Quindi nel processo di integrazione europea bisogna partiredall’articolo 23 della Costituzione che impone di di partecipare allosviluppo dell’Unione Europea. E nell’articolo 23 ci si impegna ancheal “principio di sussidiarietà “. L’attuale crisi del funzionamentodelle istituzioni dell’UE non cambia questi principi.

 

La nostra posizione geopolitica centrale, in fondo una sfortuna finoalla metà del 20 ° Secolo, richiede un alto grado di empatia per gliinteressi dei nostri partner europei. E la nostra volontà di aiutosarà fondamentale.

 

Noi tedeschi abbiamo ricostruito la nostra grande potenza, lo abbiamofatto, certo da soli, ma tutto questo non sarebbe stato possibilesenza l’aiuto delle potenze occidentali, senza la nostra integrazionenella Comunità europea, senza l’aiuto dei nostri vicini, senza glisconvolgimenti politici in Europa Centro-Orientale seguiti alladissoluzione dell’Urss. Abbiamo molti motivi di essere grati. Eabbiamo il dovere di dimostrarci degni della solidarietà ricevuta.

 

Al contrario, la ricerca di un esclusivo ruolo e prestigio nellapolitica mondiale sarebbe inutile e probabilmente anche dannoso. Sonoconvinto che è negli interessi strategici a lungo termine dellaGermania, non isolarsi. Un isolamento all’interno dell’Occidentesarebbe pericoloso. Un isolamento all’interno dell’Unione europea odella zona euro sarebbe catastrofico.

 

I politici e i media tedeschi hanno il dovere e l’obbligo di difenderequesto punto di vista e di sostenerlo presso l’opinione pubblica.

 

Ma se qualcuno ci dice o ci fa capire che il futuro d’Europa parlatedesco. Se un ministro degli esteri tedesco ritiene che leapparizioni in Tv mentre è a Tripoli, al Cairo o a Kabul siano piùimportanti dei contatti politici con Lisbona, Madrid e Varsavia oPraga, con Dublino, L’Aia, Copenaghen ed Helsinki e se un altro pensa di dover impedire trasferimenti di un po’ di sovranità all’Unione, behtutto questo è solo dannoso.

 

In realtà, la Germania è stata un contributore netto per molti decennifin dal tempo di Adenauer . E, naturalmente, Grecia, Portogallo eIrlanda sono sempre stati beneficiari netti. Lo abbiamo fatto a lungoe possiamo permettercelo. Il principio si sussidiarietà, anchecontrattualmente richiesto da Lisbona prevede che che l’Unione facciaciò che uno stato da solo non può fare.

 

Konrad Adenauer, a partire dal Piano Schumann, ha tentato dicorreggere istinti politici e resistenze perché sapeva chel’interesse strategico a lungo termine era questo, anche nel quadrodella divisione permanente della Germania. E tutti i successori -compreso Brandt, io stesso, Kohl e Schröder – hanno continuato la politica di integrazione concepita da Adenauer.

 

IV. La situazione attuale richiede l’energia dell’UE

Non possiamo in questo momento anticipare un futuro lontano.Correzioni a Maastricht potrebbero solo in parte eliminare errori edomisioni, così come mi sembrano inutili le proposte di modificarel’attuale trattato di Lisbona che comunque dovrebbe passare attraversoil vaglio di referendum nazionali. Sono quindi d’accordo con ilPresidente della Repubblica Italiana, Napolitano, quando ha detto allafine di ottobre in un discorso straordinario, che oggi abbiamo bisogno
di concentrarsi su ciò che è necessario fare oggi. E che abbiamobisogno di sfruttare le opportunità che l’attuale trattato UE ci dà -in particolare il rafforzamento delle regole di bilancio e politicheeconomiche nell’area dell’euro.
Con l’eccezione della Banca centrale europea, le istituzioni – ilParlamento europeo, il Consiglio europeo, la Commissione di Bruxellese il Consiglio dei ministri – hanno concluso poco nel superare lagrave crisi bancaria del 2008 e soprattutto l’attuale a crisi deldebito. Per superare l’attuale crisi di leadership dell’UnioneEuropea, non esiste una panacea. Si richiedono diversi passaggi, a volte contemporanei a volte successivi e ciò richiederà energia epazienza. E il contributo tedesco non potrà essere limitato a sloganper il mercato televisivo.

 

In un punto importante sono d’accordo con Jurgen Habermas, che harecentemente affermato che – cito testualmente – “… Abbiamo fattol’esperienza per la prima volta nella storia dell’Unione europea diun degrado della democrazia”. Infatti: non solo il Consiglio europeo,compreso il suo presidente, proprio come la Commissione europea,compreso il suo presidente e i vari Consigli dei ministri e tutta laburocrazia di Bruxelles hanno congiuntamente messo da parte ilprincipio democratico.

 

Perciò mi appello a Martin Schulz: E ‘ora che voi e i vostridemocristiani, i vostri omologhi socialisti, liberali e verdi,insieme, portiate all’attenzione del pubblico i problemi veri edrammatici. Mostrare che alcune migliaia di persone che operano nellafinanza negli Stati Uniti e in Europa, più alcune agenzie di ratinghanno preso in ostaggio i governi d’ Europa. E ‘improbabile che BarackObama farà molto. Lo stesso vale per il governo britannico. I governidel mondo nel 2008/2009, hanno salvato le banche, ma dal 2010, ilbranco di finanzieri ha ripreso a svolgere il vecchio gioco di nuovocon profitti e bonus. Una scommessa a spese di tutti i non-giocatori.

 

Se nessun altro vuole agire, allora l’eurozona devono agire in valutaeuro. Questo è il modo di interpretare l’articolo 20 del trattato UEdi Lisbona. Vi è espressamente previsto che uno o più Stati membridell’Unione europea “… instaurarino una cooperazione rafforzata tra diloro.” In ogni caso, i paesi della zona euro devono mettere in attoregolamenti finanziari comuni. Dalla separazione tra normali banchecommerciali e di banche di investimento, al divieto di effettuarevendite allo scoperto di titoli in una data futura, dall’ impedire ilcommercio di prodotti derivati, se non sono approvati ufficialmentedalla Securities and Exchange Commission -fino a un sistema diritenute efficaci su determinate operazioni finanziarie. Non voglioinfastidirvi, onorevoli deputati, con ulteriori dettagli.

 

Naturalmente, la lobby bancaria globalizzata, si è già messa in motoper ostacolare tutto questo ed evitare regolamentazioni comuni. Igoverni europei sono stati costretti a dover inventare nuovi“paracadute”. E ora di difendersi contro di essa. Quando gli europeiavranno il coraggio di applicare una nuova regolamentazione ai mercatifinanziari, allora potremo essere in una zona di stabilità. Almeno amedio termine. Ma se falliamo qui, allora il peso dell’Europacontinuerà a diminuire mentre il mondo si sta evolvendo verso unduumvirato tra Washington e Pechino.

 

Per l’immediato futuro della zona euro continuano ad essere necessari,e certamente tutti i passi precedentemente annunciati. Questiincludono il fondo di salvataggio, i limiti del debito e il lorocontrollo, una politica economica e fiscale comune per avere unaestensione di ogni politica fiscale nazionale, la politica dellaspesa, politiche sociali e le riforme del mercato del lavoro. Ma undebito comune sarà inevitabile. Noi tedeschi non possiamo rifugiarciin una posizione nazional egoistica.

 

Ma non dobbiamo propagare in tutta Europa una politica di deflazioneestrema. Occorre avviare progetti e per finanziare la crescita e ilmiglioramento. Senza crescita, senza lavoro, nessuno Stato puòristrutturare il proprio bilancio. Chi crede che l’Europa possa esseremaestra solo nel risparmio, dovrebbe leggere qualcosa sull’impattofatale della politica deflazionista attuata da Heinrich Brüning nel 1930/32. Ha innescato una depressione e un livello intollerabile didisoccupazione e pertanto avviato alla caduta la prima democraziatedesca.

 

V. Ai miei amici

Infine, cari amici. La socialdemocrazia tedesca è stata per mezzosecolo internazionalista, abbiamo lottato per mantenere la libertà ela dignità di ogni essere umano. Abbiamo inoltre creduto nellarappresentanza della democrazia parlamentare. Questi valori ciimpegnano oggi per la solidarietà europea.

 

Certamente l’Europa è formata anche nel 21° Secolo da Stati-nazione,ognuno con una propria lingua e con la propria storia. Pertanto, non ècertamente facile trasformare l’Europa in un Unione federale. Mal’UE non deve degenerare in una semplice confederazione di stati, deverimanere una rete che si evolve in modo dinamico. Noisocialdemocratici dobbiamo contribuire al dispiegamento graduale diquesto progetto.

 

Più si invecchia, più si pensa a lunghissimo termine. Anche da vecchioho ancora stretti fra le mani i tre valori fondamentali del ProgrammaGodesberg: libertà, giustizia, solidarietà. E credo che la giustiziarichieda oggi pari opportunità le nuove generazioni.

 

Quando mi trovo a guardare indietro, agli anni bui dal 1933 al 1945 ,i progressi che abbiamo realizzato sembrano quasi incredibili.Cerchiamo quindi di lavorare e di combattere, perché l’Unioneeuropea che storicamente è senza precedenti , esca dalla sua attualedebolezza. Dobbiamo essere chiari e fiduciosi.

 

Traduzione diPaolo Borioni

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