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Scalfarotto: l’intesa con i Cinquestelle farebbe nascere un mostro
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«A un governo con i grillini sono decisamente contrario».

Non ha dubbi, il dem Ivan Scalfarotto.

«E non solo per le differenze programmatiche. Esiste una distanza enorme sui valori».

 

A cosa pensa, Scalfarotto?

«Poche ore fa ero in piazza per il 25 aprile, a Milano. Non c’era una bandiera dei Cinquestelle. Come dice Di Battista, per loro fascismo e antifascismo sono categorie superate. Per noi no, la libertà deriva dalla Resistenza. Il Movimento caccia dagli eventi i giornalisti sgraditi, non ha democrazia interna, espelle chi dissente, deride gli avversari. Che c’entriamo noi con loro?».

 

Quindi niente accordo?

«Verrebbe fuori un mostro incomprensibile per gli elettori di entrambe le forze».

 

Non serve discuterne?

«Per rispetto istituzionale noi parliamo con il Presidente incaricato. Non facciamo come il Movimento, che cinque anni fa diede vita a uno spettacolo umiliante non per Bersani, ma per le istituzioni. Nel 2013 alla fine ci assumemmo le nostre responsabilità e governammo con Berlusconi. Per me fu doloroso. Ora la responsabilità è loro».

 

Ma non teme un governo sovranista grillo-leghista?

«Il tema non è il governo sovranista, ma il voto sovranista. Hanno ottenuto oltre il 50%. Il messaggio è chiaro, altrimenti sarebbe come dire che gli italiani hanno facoltà mentali limitate. Tocca a loro. Di Maio ha detto che con Salvini può fare grandi cose: possiamo stare con chi tratta con una ruspante estrema destra? Ma per favore».

 

Potreste proporre alcuni punti e provare a trattare.

«Finirebbe che noi, che siamo responsabili, dovremmo dire che il reddito di cittadinanza è irrealizzabile, che i vaccini vanno fatti, che nell’euro bisogna restare. E loro a sostenere che non possono governare per il programma del Pd. Che, tra l’altro, non ha ottenuto neanche la fiducia degli elettori».

 

Martina giura che ci proverà fino all’ultimo.

«Avverto uno sfasamento spazio-temporale… Il Pd dovrebbe tornare al governo sotto mentite spoglie, fornendo il software di un hardware, quello grillino, che è vuoto? E dopo una nostra sconfitta storica? Scusi, ma che senso ha?»

 

Renzi dovrebbe ritirare le dimissioni e correggere la linea di Martina?

«Reni si è dimesso. Mi è dispiaciuto molto, ma rispetto la scelta. Se c’è un fatto nuovo, ne discuteremo in direzione. Ma io resto contrario. E se mi chiedessero di sostenere un accordo, vivrei una crisi personale. Mi chiederei le ragioni di appartenenza a una comunità che sceglie di abdicare ai propri valori».

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