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Rosato: “Peccato le parole di chiusura, per cambiare serve la volontà di tutti”
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Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera, la frattura all’interno del Pd può ancora rientrare o i giochi sono ormai fatti?

 

«Noi faremo tutto ciò che serve e che è in nostro potere per recuperare la frattura. Siamo più interessati alla riforma costituzionale e al Pd che alle contrapposizioni interne».

 

La strada indicata da Renzi è realistica? La commissione Dem di cui ha parlato può essere messa in piedi in pochi giorni?

 

«Un’apertura più grande da parte del segretario non poteva esserci e abbiamo tutte le intenzioni di mettere in piedi questa commissione rapidamente. Vorrei dire a Gianni Cuperlo e Roberto Speranza che è importante stabilire un percorso. Mi dispiace davvero di aver sentito, qui in direzione, parole di chiusura».

 

Come si accorciano le distanze?

 

«Dobbiamo recuperare un rapporto di fiducia sulla base del quale abbiamo affrontato bene alcuni passaggi, come l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale. Altri passaggi, quando questo spirito èmancato, li abbiamo affrontati meno bene. C`è un dato paradossale: noi non abbiamo usato fantasia nella riforma costituzionale, abbiamo trasformato in legge un dibattito che dura da trent’anni».

 

Il nodo cruciale a questo punto sembra il timing: la minoranza vorrebbe che la proposta di nuova legge elettorale arrivasse prima del referendum, Renzi l’ha rinviata al momento successivo. Su questo si troverà la quadra?

 

«Mi sembra che il timing sia stato indicato chiaramente dal segretario: le modifiche alla legge saranno discusse entro l’anno. Si può rivedere l`Italicum, ma solo se c’è in tutti la volontà politica. Per varare una nuova legge elettorale, però, è indispensabile costruire il consenso con gli altri partiti, mettendo in piedi una maggioranza politica che vada oltre il recinto del Pd. Non possiamo scriverla da soli».

 

La minoranza chiede che sia il Pd a dare impulso al nuovo percorso…

 

«Sì, ma non possiamo fare la legge elettorale da soli. Per due motivi: il primo è che non abbiamo i numeri, diciamolo con chiarezza, e il secondo è che abbiamo scelto un percorso diverso. Non ce lo ricordiamo più, ma l’Italicum l’aveva votato anche Forza Italia. Non possiamo, adesso, fare un passo indietro. E ricordiamoci che non è semplice cambiare una legge elettorale, ricordiamoci delle tre legislature in cui ci siamo tenuti il Porcellum: o ci piaceva o era difficile mandarlo via. Avevamo la consapevolezza della difficoltà, diciamo così».

 

L’esito della discussione all’interno della commissione potrebbe implicare la rinuncia al ballottaggio, vero caposaldo dell’Italicum?

 

«Renzi lo ha detto chiaramente: ci sono tre pilastri della legge elettorale che non sono più dei paletti. Non sono più fondamentali».

 

Sia sincero: in questa situazione, il ballottaggio non diventa un’anna potente nelle mani dei Cinquestelle?

 

«A mio avviso, il ballottaggio serve proprio nei sistemi tripolari. Nel bipolarismo c’è uno che vince e uno che perde, nel tripolarismo non è così semplice. Non maltrattiamo troppo Alfano e Verdini perché nella prossima legislatura potrebbero toccarci di nuovo come alleati, se sceglieremo un modello diverso dall’Italicum che implica le coalizioni e se i risultati elettorali saranno simili a quelli del 2013».

 

Cosa direbbe alla minoranza nel tempo che rimane prima del 4 dicembre?

 

«La strada che abbiamo intrapreso non nasce dal nulla. Nasce quando abbiamo deciso di mettere tutte le nostre energie nelle riforme, quando abbiamo applaudito il discorso di Giorgio Napolitano in Parlamento. Ora dobbiamo essere coerenti. C’è stato un percorso di cui possiamo e dobbiamo essere orgogliosi come collettività. In questa campagna referendaria nessuno può tirarsi indietro».

 

Chi obietta che il Pd si guarda l’ombelico mentre il mondo è in fiamme ha torto o ragione?

 

«Questa riforma è la cassetta degli attrezzi per governare in maniera efficiente il Paese. E non è affatto indifferente per l’economia. Su di essa si basa la flessibilità che l’Ue è disposta a concedere».

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