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Rosato: “Gli avversari di Matteo specializzati in giravolte”
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«La minoranza faccia pace con se stessa. Il congresso l’hanno chiesto loro e adesso che c’è l’intenzione di anticiparlo non va più bene. È una tattica di logoramento che fa male al Pd e al Paese». Il renziano Ettore Rosato, capogruppo dem alla Camera, non dice apertamente se alla direzione del Pd in programma oggi pomeriggio il segretario Matteo Renzi si dimetterà. Tuttavia lo si può intuire quando afferma senza incertezze che il congresso «è meglio anticiparlo».
 
Rosato, lei insomma accusa la minoranza di essere contraddittoria.
 
«Dopo il referendum, Renzi ha accolto la loro richiesta di fare subito il congresso. E poi loro hanno detto di no. Ora il governatore Emiliano critica la tempistica. Polemizzano su tutto, sono specializzati in giravolte. Per questo è meglio fare il congresso prima possibile».
 
E sarà con “rito abbreviato”, come accusa la minoranza?
 
«Lo faremo come le altre volte, né più né meno».
 
E quindi quanto ci vuole?
 
«Tre mesi possono bastare, più o meno il tempo impiegato nel 2013 da Guglielmo Epifani per il congresso in cui si sfidarono Gianni Cuperlo e Renzi».
 
Mettiamo che oggi Renzi si dimetta. Chi sarebbe il reggente?
 
«Seguiremo le procedure dello statuto. C’è un presidente dell’assemblea ( Matteo Orfini, ndr), ci sono due vicesegretari ( Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, ndr). Sapranno di certo gestire bene la fase di transizione».
 
Quindi se si chiude il congresso entro maggio, si vota a giugno?
 
«Andare alle urne a giugno l’ho sempre vista come una cosa utile al Paese, non al Pd o a Renzi. Una campagna elettorale che duri un altro anno non aiuterebbe l’Italia. Anche perché c’è da condure la trattativa sul bilancio con l’Europa».
 
Si riferisce all’avvio di un’eventuale procedura di infrazione?
 
«Sono tre anni che l’Ue ci chiede di correggere i conti e abbiamo dimostrato che investendo e abbassando le tasse il Pil torna a salire, anche se di poco. Sarebbe meglio avere un governo forte con un orizzonte temporale lungo per fare la legge di bilancio per il 2018».
 
Quello di Gentiloni non è un governo abbastanza forte?
 
«Gentiloni è il nostro premier e il suo è un esecutivo solido. Ma dinanzi a sé non ha una prospettiva di lungo respiro. La legge di bilancio si consegna all’Europa entro il 20 ottobre. Il giudizio di Bruxelles arriverebbe a febbraio 2018, mentre si vota. L’Italia avrebbe una forza contrattuale ridotta».
 
Il Parlamento farà in tempo ad armonizzare i sistemi elettorali di Camera e Senato?
 
«La legge elettorale si può fare in sei settimane, senza correre. Ci vuole la volontà politica. Prima di tutto all’interno del Pd. E, dopo l’apertura di Franceschini sul premio alla coalizione, la disponibilità della maggioranza del partito sulla legge elettorale è totale».
 
Lo scenario di una coalizione fra Pd e Forza Italia è plausibile?
 
«È un’ipotesi assurda. Noi siamo alternativi al progetto di Silvio Berlusconi. L’alleanza con Giuliano Pisapia invece sarebbe naturale».

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