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Rosato: “Dopo la legge di bilancio, si deve andare dritti alle urne”
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L’Europa è sotto attacco, ma sul piano della sicurezza il nostro Paese è preparato a difendersi». Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera, sa che il livello di allerta è massimo anche in Italia e mette in conto che la sicurezza sarà uno dei temi su cui si giocherà la campagna elettorale. Ma intanto lo scontro nei patri confini è sulla manovra che verrà, che per Rosato «deve essere l’ultimo atto della legislatura per poi andare al voto senza altri indugi».

Prevede una spinta nel Palazzo a ritardare il voto fino al prossimo maggio, come si sente dire?
«Spero proprio che le opposizioni non vogliano far meline. Quando si vota lo decide il Presidente della Repubblica, ma dal punto di vista delle cose da fare la legge di bilancio era stata identificata da tutti come il punto clou prima del quale non era possibile andare al voto. Proseguire dopo, mi sembrerebbe improduttivo in una situazione politica così sfilacciata».

Dunque Gentiloni è arrivato al capolinea?
«Sta facendo bene con capacità e senso di responsabilità, ma dopo cinque anni le legislature finiscono e inventarsi meccanismi per stiracchiarle non sarebbe compreso dagli italiani. Vedo una naturale conclusione della legislatura a fine anno, cercando di fare il possibile per chiudere tutte le cose in sospeso. Poi è naturale andare al voto».

Ma senza una nuova legge elettorale che succederà dopo le urne? La paralisi?
«Noi lavoriamo per cambiarla, mettendo insieme le quattro forze politiche principali che incontreremo a settembre».

Pare che Renzi non voglia rischiare altri incidenti…
«È chiaro che non vogliamo altre polemiche, o c’è un accordo di tutti, oppure a qualche settimana dal voto non ci faremo coinvolgere in uno scontro sulle regole».

Se perdete la Sicilia, Renzi sarà più debole. A quel punto cederà sul premio di coalizione?
«Non perderemo la Sicilia. E comunque per la legge elettorale non possiamo aspettare il 5 novembre. Bisogna partire prima. Sul merito lavoreremo trovare una sintesi».

Che succederà con le leggi sui diritti come lo Ius soli?
«Io penso che sia una legge giusta che combatte i fenomeni negativi dell’immigrazione e che sia un risultato importante per il Paese. Detto questo sono ottimista che si crei un clima adatto ad approvarle. E mi auguro che si riesca a fare la stessa cosa sul testamento biologico, approvato con nove decimi dei voti alla Camera».

E che fine faranno i vitalizi?
«Anche se è evidente che i numeri del Partito democratico al Senato rendono tutto molto più difficile, per noi vanno approvati entro la fine della legislatura».

Pd e sinistra affrontano la ripresa ognuno nella sua trincea. Se Mdp non voterà la manovra chiederete i voti a Berlusconi?
«Ognuno si assumerà le sue responsabilità. Del resto Mdp sulle cose importanti alla Camera ha spesso votato contro il governo».

Dicono che hanno votato tutte le fiducie tranne sui voucher…
«Dal decreto terremoto, alla giustizia, fino a misure di politica estera hanno fatto regolarmente mancare il sostegno al governo. Ma sia chiaro che il voto di Berlusconi noi non andremo a cercarlo»

Che succederà in quel caso?
«Sono ottimista, alla fine prevarrà la ragione tra quelli che fanno parte della maggioranza di governo. E non credo che alla fine Mdp lo farà cadere»

Ma il governo ora teme tensioni proprio con il Pd sulla gestione della manovra, ovvero sulle scelte possibili grazie alla maggior crescita del Pil. Fa bene?
«Il governo è del Pd, non vedo la contraddizione tra i due soggetti».

In altre parole. Voi puntate a ridurre le tasse. Le condizioni per il sì di Mdp sono niente bonus fiscali e investimenti strutturali. Gentiloni è stretto tra due fuochi, o no?
«Noi puntiamo a dare continuità al contrasto alla povertà, alle misure sul calo della pressione fiscale, al sostegno alle imprese e agli investimenti che hanno consentito la crescita e sarebbe assurdo invertire la rotta per interessi demagogici di parte».

Con Pisapia come finirà? Faranno un partito altemativo al Pd, vi potreste alleare dopo il voto?
«Pisapia non è un nemico e non lo vivremo mai così. Certo se il contributo che Mdp porta alla nuova formazione politica è l’antirenzismo, non mi pare ciò aiuti molto la sinistra a far parte di una coalizione che intende governare».

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