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Rosato: “Conta la stabilità. Senza non si governa nemmeno un bar”
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Ettore Rosato, capogruppo PD alla Camera, D’Alema accusa Renzi: è circondato da «bravi», «uomini di mano». Lei è uno di questi?
 
«Se per bravi intende capaci, forse. Ma non coglierei la provocazione, a noi interessa il merito della riforma».
 
Se vince il Sì, dice D’Alema, avremo Verdini al governo.
 
«Falso. Non c’è rapporto con il referendum: sono gli italiani a decidere, slegati dai partiti».
 
Questa è una riforma centralista?
 
«Definisce i confini tra competenze dello Stato e delle Regioni, superando la confusione. Toglie solo alcuni poteri, che si esercitano meglio con una regia nazionale: grandi infrastrutture, energia, promozione turistica».
 
Si dà troppo potere al premier e al partito di maggioranza?
 
«Non è vero. Abbiamo rafforzato tutti i contrappesi. Ma c’è chi vede con piacere l’instabilità di 63 governi in 70 anni. La Germania ne ha avuti 24. Noi un governo ogni 14 mesi: così non si può gestire nemmeno un bar».
 
Più che superare il bicameralismo, si dice, lo si rende confuso.
 
«Quindici giorni fa alla Camera abbiamo votato all’unanimità la legge sui piccoli Comuni. È la quarta legislatura che l’approviamo e non finisce l’iter».
 
Perché non c’è accordo politico.
 
«In questo caso non è questione di accordo, ma di farraginosità del sistema: ci sono due leggi’ elettorali e due platee diverse e questo genera instabilità».
 
La Raggi dice: non riesco a fare tre lavori, sindaco, sindaco metropolitano e senatrice.
 
«La Raggi non riesce a fare neanche il primo. E comunque il presidente della Baviera è anche senatore».
 
Berlusconi invita al no. Salvini non gli crede.
 
«È un gioco delle parti, hanno scritto con noi la riforma e hanno cambiato idea. Berlusconi non è credibile per i suoi elettori».
 
Ci sarà un accordo sull’Italicum?
 
«In direzione abbiamo preso decisioni importanti. E assunto come proposta del Pd quella della minoranza Chiti-Fornaro per l’elezione dei senatori. Con pazienza costruiremo un accordo»
 
Gotor dice che non basta un’intesa extraparlamentare.
 
«Gotor non è interessato all’intesa. In Cuperlo, invece, ho visto una volontà di lavorare insieme».
 

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