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Riforme, Boschi: “Non sono preoccupata per i numeri. Oggi vince l’Italia”
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“Io non sono per nulla in ansia, non sono preoccupata per i numeri. Oggi ha vinto l’Italia e non c’è nessun rischio. Se avessimo avuto paura avremmo cercato di fare melina, invece di chiedere una accelerazione sui tempi per andare direttamente in aula. Il gioco d’azzardo non ci piace, mantenere l’impegno con i cittadini sì”. Lo afferma il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, in un’intervista al Corriere della Sera in edicola oggi, in merito all’approdo oggi in Aula al Senato del ddl costituzionale, senza passare dalla Commissione.

Per la Boschi “si era creata in commissione una fase di impasse. Calderoli, con i suoi 500 mila emendamenti, ha fatto spendere un sacco di soldi al Senato e poi, dieci minuti prima della capigruppo, li ha ritirati, tanto per dare il senso di quanto fossero importanti. E comunque ne restavano 3.150”.

“Abbiamo l’esigenza di rispettare la data del 15 ottobre, perché poi dobbiamo presentare la legge di Stabilità – aggiunge il ministro -. L’Europa ci riconosce spazi finanziari di flessibilità se in cambio facciamo le riforme. La sola clausola delle riforme vale qualcosa come otto miliardi da spendere. E poi quale fretta? Sono 70 anni che stiamo aspettando la fine del bicameralismo paritario”. In commissione i numeri “certo che c’erano – assicura la Boschi -. Il piano andava spostato all’Aula perché il confronto politico era bloccato. Tutte le volte ci dite che non abbiamo i numeri, però alla fine le riforme passano sempre. Il voto sul calendario vede uno scarto di oltre 70 senatori”.

Quanto all’ammissibilità degli emendamenti all’articolo 2 del ddl, il ministro sottolinea: “Vedremo cosa deciderà Grasso nella sua autonomia, la Finocchiaro ci ha già dato l’interpretazione secondo la quale non si può rimettere in discussione la doppia lettura conforme. Ma la riforma non sarà stravolta. Se Camera e Senato hanno gia’ votato un testo, nessuno può rimetterlo in discussione. E’ la tesi della Finocchiaro, dei costituzionalisti, delle consuetudini. E’ un principio che vale da sempre. Se lo superi vale per tutti gli altri articoli e vorrebbe dire riaprire tutto il provvedimento”.

Il ministro Boschi non vuole sentire parlare di scontro: “Stiamo solo dicendo che in Aula si voti, dopo anni di immobilismo si fanno le cose e i risultati si vedono. Noi abbiamo chiesto e ottenuto che i senatori potessero esprimersi, cioè fare il loro dovere: votare. Nessuno, tanto meno il governo, ha messo in discussione che il presidente convochi la capigruppo. Come sempre la maggioranza l’ha chiesto e lui l’ha convocata”. E quanto alle prerogative del presidente Grasso “il governo non le ha mai messe in discussione”. Alla domanda se la riforma sia blindata, la Boschi risponde così: “Si lavora per trovare un accordo. Senza chiusure. Andare in Aula non vuol dire che si interrompono confronti e incontri, ci sono tutti i margini. Anche se avessimo finito i lavori in commissione d’amore e d’accordo, Calderoli aveva annunciato sei milioni e mezzo di emendamenti per l’aula… Meglio affrontarlo subito”.

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