spot_img
spot_img
HomeArchivioRiforma costituzionale: una scelta...

Riforma costituzionale: una scelta per il futuro dell’Italia
R

 

Nell’intervista di oggi di Napolitano a ‘la Repubblica’, l’ex Presidente lancia il monito “basta questa guerra sul referendum”.
“Non ci sentiamo in guerra ma sappiamo che ci aspettano settimane di confronto auspicando toni pacati”. Così Maria Elena Boschi ha aperto il dibattito sul palco centrale della Festa nazionale de l’Unità dove hanno partecipato anche Anna Finocchiaro e Emanuele Fiano. “Le prossime settimane saremo impegnati a convincere chi è indeciso, chi ha dubbi e saremo anche impegnati a far cambiare idea. È bello raccontare l’idea del Paese che abbiamo, un’Italia più vicina a come la vorremo”.

 

“Non esiste nessuna guerra – ha risposto Anna Finocchiaro – ma c’è da tenere ben presente un’avvertenza: rimaniamo sempre sul merito. Lo dico anche in punta di piedi, il lavoro che è stato fatto in Parlamento ha lo stesso rango di quello che avranno da compiere i cittadini con il voto.

 

“Riteniamo che le ragioni del si siano forti ma il dibattito è legittimo e vanno ascoltate tutte le opinioni. Non c’è guerra ma non ci deve essere spazio, in una discussione che riguarda la democrazia italiana, per incursioni furbe o blitz. Questa riforma ha una storia, anche nel centrosinistra, penso al programma dell’Ulivo, ma penso anche alla bicamerale D’Alema o alla bozza Violante, che trova ora un esito in questa legislatura come ci era stato chiesto da Napolitano al momento della sua rielezione. Questa riforma ha una coerenza con molte delle idee nostre. Non è una forzatura”.

 

Maria Elena Boschi

 
Per Emanuele Fiano “la guerra è quella che uccide i bambini sotto le bombe in Siria. Questa non è una guerra ma il termine di un percorso di lavoro che vogliamo che duri nel tempo. Noi qui parliamo di democrazia esattamente il contrario della parola guerra”.

 

“Non si può non votare sì al quesito referendario” ha continuato la Boschi. “Molte volte ci siamo trovati davanti a referendum dove era molto difficile capire il quesito stesso per cui votare. Votando no non si vota per un’altra riforma o un’alternativa. Chi vota no vota per lasciare le cose esattamente così come sono oggi. Votare sì significa fare un passo in avanti per il Paese. Sappiamo che la riforma non è perfetta così come non lo sono mai le riforme. C’è un lavoro di mediazione per trovare un punto di incontro. Ma è chiaro che è un riforma che funziona e migliora le condizioni del Paese. È un referendum deciso e determinante. Chi vota sì approva le modifiche alla seconda parte della Costituzione: una riforma che funziona che fa fare un passo in avanti al Paese che chiarisce cosa fa lo Stato e cosa fanno le Regioni. È questa la scelta che dobbiamo fare. Decidiamo insieme, un intero popolo che vuole costruire un paese adatto per i propri figli. É una sfida per il cambiamento, una sfida dove tutti sono chiamati ad essere protagonisti, responsabili ed impegnati”.

 

“Massimo D’Alema ricorderà che la riforma del 2001 fu votata con un voto di scarto. Lui fu il primo firmatario di quella proposta di riforma poi ha detto che non condivideva quello che aveva firmato. Può capitare ma io ho firmato questa riforma e la condivido. Mi preoccuperebbe, fossi in lui, dal punto di vista politico, che sul fronte del No è con Berlusconi, Salvini, Grillo”, osserva la Boschi. “Sulla nostra riforma la maggioranza è stata più ampia di quella che sostiene il governo e pezzi importanti dell’opposizione hanno votato con noi queste riforme costituzionali”. “Noi abbiamo iniziato il percorso chiedendo a tutte le forze politiche di partecipare. Roberto Calderoli era relatore insieme ad Anna Finocchiaro poi la Lega ha cambiato segretario e ha cambiato linea sulle riforme: non siamo stati noi a cambiare le carte in tavola. Allo stesso modo Forza Italia si è sfilata in dissenso dalla scelta di eleggere Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica”.

 

“Noto come molte persone che fino a poche tempo fa erano rta i primi fautori del cambiamento oggi sono tra i primi sostenitori del no” ha dichiarato Fiano. “Penso a Zagrebelsky o al libro di Marco Travaglio con gran parte delle tesi elencate assolutamente false e prive di fondamento. Mi riferisco ad esempio all’aumento dei poteri del premier, un vero falso aritmetico. Altro riferimento è al libro di Massimo D’Alema che racconta la bicamerale. È strano vedere D’Alema, oggi promotore di comitati per il no, spiegare nel suo libro gran parte delle tesi per cui è giusto votare sì. Ognuno è libero di votare come crede ma almeno non si raccontassero bugie e si ammettesse che l’unica ragione per cui non votare sì è quella della volontà di non cambiare e lasciare le cose così come stanno”.

 

La riforma elettorale e le aperture alla modifica dell’Italicum.

Per Anna Finocchiaro “se il Parlamento vuole cambiare la legge elettorale, si fa. Trovo positiva l’apertura di Matteo Renzi ma la decisione resta al Parlamento. Siamo da dieci anni con il Porcellum, in altre parole siamo con una legge elettorale fatta dalla Corte Costituzionale e in dieci anni non si è riusciti a cambiare questa legge. L’Italicum non è una legge di parte anzi è stata votata da una larga maggioranza. Non trovo nulla di sacrale nel mantenere l’Italicum ma mi chiedo perché i vari Brunetta & co. che prima l’hanno votata ora non si espongono a cambiarla prima del voto referendario? Semplice perché quello è il loro giocattolino di propaganda”.

 

“Ci sono state 10 occasioni tra direzioni del PD, Assemblee nazionali del PD, dei senatori e dei deputati per modificare o chiedere di modificare l’Italicum all’interno del Partito Democratico” ha dichiarato Fiano. “Mi indispone quindi sapere che c’è stato e c’è chi ha votato questa riforma e poi oggi davanti ai giornalisti si dice indeciso o addirittura fautore del no al quesito referendario. Chi dei dirigenti del PD oggi si oppone dicendo che voterà sì solo se cambierà la legge elettorale pecca di coerenza. Non si parla più di democrazia ma di anarchia. Sono passati due anni di percorso parlamentare dell’Italicum e non vedo il perché cambiare idea quando si è vicini al traguardo”.

 

Per la Boschi “se ci sono le condizioni e una maggioranza in Parlamento è giusto discutere di modifiche, anche per togliere dal tavolo questo argomento e concentrarci davvero sulla riforma costituzionale. Non è facilissimo trovare una nuova maggioranza sulla legge elettorale alternativa in questo Senato, ma siamo disponibili a farlo, a vedere se ci sono proposte per migliorarla”.

“L’Italicum funziona perché ha il merito di garantirci stabilità e la certezza di un vincitore. Se ci sono modelli diversi siamo pronti a discuterne davvero, come abbiamo fatto per l’Italicum. Quando si è discusso della legge elettorale, avremmo preferito un modello basato sui collegi uninominali, ma nelle consultazioni è emerso che non c’erano i numeri”, aggiungeBoschi. “Ma non è corretto l’argomento per cui c’è un rischio di deriva autoritaria se resta l’Italicum o la riforma costituzionale. Non è vero, perché non cambia la forma di governo”.

Ultimi articoli

Correlati

Primarie PD: i risultati definitivi

La Commissione nazionale per il Congresso rende noti i dati definitivi sull'affluenza alle Primarie del 26 febbraio e...

PD, oggi alle 15 il passaggio di consegne Letta-Schlein

Si svolgerà oggi alle 15 nella sede del PD di Via Sant’Andrea delle Fratte 16 il passaggio di...

Buon lavoro Elly Schlein

“Il popolo democratico è vivo, c'è ed è pronto a rialzarsi con una linea chiara. Ce l'abbiamo fatta,...

Roggiani, affluenza attorno al milione di votanti

​​​​​"Mancano ancora i dati di alcune regioni e di alcune città, ma possiamo dire che l'affluenza si aggirerà...

Vota per un nuovo Partito Democratico

Domenica 26 febbraio si vota per la nuova segretaria o il nuovo segretario del PD. I seggi saranno aperti...
spot_img