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Provenzano: “Gli applausi per aver negato il riconoscimento dei diritti una vergogna”
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Sintesi dell’intervista a Peppe Provenzano di Carlo Bertini su La stampa.

Una parte del Parlamento è molto più indietro del paese sui temi dei diritti e delle libertà; abbiamo la destra peggiore, che vuole allontanarci dall’Europa e avvicinarci alla Polonia”. Peppe Provenzano, vice segretario del PD, inizia così a spiegare quanto accaduto ieri in Senato sul ddl Zan e continua: “La maggioranza che aveva mediato e votato questo testo alla Camera non c’è stata al Senato e a sottrarsi in questi mesi è stata Italia Viva”.

Provenzano spiega: “Il nodo è politico: ci avevano chiesto di aprire alle modifiche e lo abbiamo fatto, ma la verità è che volevano affossare e stravolgere il testo. Non hanno avuto il coraggio di farlo a viso aperto e si sono rifugiati nel voto segreto. L’esultanza, gli applausi per aver negato il riconoscimento di diritti, è qualcosa di cui dovrebbero provare vergogna. È una ferita verso una nuova generazione che su questi temi ha fatto le sue battaglie. Noi avevamo il dovere di condurre questa battaglia fino in fondo e fare in modo che tutti si assumessero la loro responsabilità: abbiamo agito come una squadra, Malpezzi, Zan, Rossomando, Mirabelli, Cirinnà. Tutti quelli che si sono spesi vanno solo ringraziati”.

Il Vicesegretario aggiunge: “C’è un’area che non va più chiamata moderata o liberale o riformista, ma che si rivela solo manovriera. E poi Forza Italia è sempre più subalterna a una destra estrema che c’è in tutta Europa. Sul Colle si vedrà a tempo debito”.

Provenzano conclude sulla manovra e sul tema delle pensioni: “La nostra forza deriva dal consenso nel Paese sulle nostre battaglie, come si è visto alle amministrative. E siamo i più leali nel sostegno al governo. Noi chiediamo decisioni più partecipate col dialogo sociale e ancora più nette. Gli 8 miliardi sul fisco chiediamo vadano tutti a ridurre il cuneo, per mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori. Sulle pensioni, il sistema delle quote è iniquo e avvantaggia solo i maschi a redditi medio alti. Va allargata l’ape sociale sui lavori gravosi, opzione donna va rafforzata. E soprattutto chiediamo una pensione di garanzia per i giovani, i precari. Non possiamo permetterci che siano dimenticati anche stavolta”.

Intervista integrale su La Stampa.

 

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