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Pnrr, Letta: “La destra lede gli interessi della nazione e mortifica quelli dei cittadini”
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Quando diciamo che una vittoria delle destre sarebbe pericolosa per l’Italia, non evochiamo un rischio astratto, per mera propaganda. La proposta di rinegoziare Pnrr con la Commissione europea, lanciata ieri da Giorgia Meloni, è la prova di questa insidia”.

Così Enrico Letta interviene questa mattina sul Messaggero, il quotidiano dove ieri Giorgia Meloni aveva dichiarato di voler ‘smontare’ il Pnrr, un’ipotesi che secondo il segretario Pd “lede gli interessi della nazione e mortifica quelli dei cittadini”.

Letta sottolinea come da destra il Pnrr sia stato sempre snobbato, con un atteggiamento fortemente antieuropeista; chiedere oggi di modificare il Pnrr testimonia non solo la poca conoscenza dei meccanismi decisionali europei, ma “soprattutto denota la volontà di distruggere la reputazione e il credito guadagnati in Europa dal Governo Draghi”.

Il segretario dem si chiede cosa accadrebbe se davvero l’Italia mettesse in discussione il Pnrr: “L’articolo 21 del Regolamento europeo che disciplina il Recovery Plan, quello che FdI vorrebbe applicare, contiene una premessa che è al tempo stesso un monito. Testualmente: ‘Se il piano per la ripresa e la resilienza, compresi traguardi e gli obiettivi, non può più essere realizzato…’. Significa che chi chiede di cambiare in corsa confessa implicitamente di non riuscire a mantenere gli impegni”.

Le conseguenze non sarebbero soltanto sul piano della credibilità internazionale, ma anche su quello tecnico. Il nostro Paese ha già ottenuto 45,9 miliardi di euro e chiedere ora di rinegoziare il Pnrr, potrebbe affossarlo, tenendo conto che tutte le misure sono complementari fra loro.

Quale sarebbe il risultato? “Ritardi notevoli – puntualizza Letta – proprio quando bisogna correre nell’attuazione del Piano. Ogni tranche, infatti, è frutto di una puntigliosa verifica delle scadenze, degli obiettivi. delle azioni per realizzarli. Una nuova e lunga istruttoria europea, sulla quale peraltro tutti gli Stati membri dovrebbero esprimersi, bloccherebbe peraltro anche le risorse per le emergenze che stiamo già affrontando, compresi i dissesti idrogeologici. Nel migliore dei casi ci sarebbe un ritardo di almeno sei mesi”.

Letta ribadisce che il Piano dev’essere attuato così com’è, senza parlare di rinegoziazione, bensì facendo applicare “quelle regole del Pnrr che consentono aggiustamenti di carattere attuativo”.

L’esempio che il leader dem porta è quello dell’aumento dei costi dell’energia: “Proponiamo che il Re PowerEu si integri con i Pnrr nazionali, non Paese per Paese, ma con un approccio integrato che li coinvolga tutti”.

Letta aggiunge che per calmierare le bollette del gas esplose negli ultimi mesi, si debba pensare anche ad altre misure, “come la bolletta luce socialeper famiglie e micro-imprese, basata solo su energia rinnovabili e prezzi calmierati, grazie a contratti di acquisto decennali, attivabili immediatamente dalla società Acquirente Unico”.
Per le famiglie a basso reddito il Pd chiede da subito “un prezzo pari a zero fino al 50% del consumo medio dei singoli nuclei e, nel medio periodo, un forte investimento sulle rinnovabili, per un raddoppio fino a 85 GW al 2030 e la creazione di circa 500 mila posti di lavoro nei settore”.

Per Letta il Pnrr trasformerà l’Italia attraverso “un modello di sviluppo sostenibile e più moderno”, mentre “quello della destra non è patriottismo: è autolesionismo, è autosabotaggio”.

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