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Pittella: Bene la sentenza sulla Brexit, ora si coinvolga Strasburgo
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Bene la sentenza della Corte britannica che chiede il coinvolgimento del Parlamento di Londra. Ora però bisognerà coinvolgere da subito nei negoziati sulla Brexit anche il Parlamento europeo. Contro il populismo, i Socialisti e democratici potranno lavorare anche con i Popolari, ma evitando “ammucchiate europeiste” e sottolineando le differenze. Reduce dalla durissima battaglia per la presidenza del Parlamento Europeo (con la vittoria del Popolare Antonio Tajani), è molto deciso il presidente del gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento Europeo, Gianni Pittella (Pd). “Che ci sia un passaggio democratico attraverso il parlamento è una cosa positiva – dice della sentenza di ieri a Londra – spero però che questo non ritardi ulteriormente i tempi. Ormai siamo a più di sei mesi dal referendum e non c’è stata notifica, è un po’ curioso.”

 

Quale ruolo vede per il Parlamento Europeo nel negoziato sulla Brexit?

Il Parlamento Europeo deve avere un ruolo di primo piano dal primo momento, insieme alle altre due istituzioni, Commissione e Consiglio. Faremo sentire così la nostra voce e faremo rispettare punti fermi. Uno dei quali è la inseparabilità delle quattro libertà fondamentali del mercato unico: non ci può essere libertà di circolazione per merci e denaro senza la libertà di circolazione per le persone.

 

Su “Avvenire” il presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber l’ha invitata a un’«alleanza europeista» contro i populismi…

Vede, io penso che le forze europeiste debbano e possano sconfiggere i populisti, ma questo soprattutto se sono chiare nelle loro azioni e nelle loro identità. Un’ammucchiata europeista che annulli le differenze tra cultura socialista e quella popolare è il miglior regalo che si fa ai populisti. Perché loro dicono: non c’è nessuna differenza fra Weber e Pittella, sono tutti uguali. Invece, fermo restando che Weber e Pittella sono europeisti e non smetteranno di lavorare insieme per far avanzare l’integrazione europea, ci sono grandi questioni sociali, fiscali, economiche, sulle quali vi sono grandi differenze. È per questo che si è rotta la grande coalizione. Insomma, l’europeismo non basta a fare da collante. Perché l’alternativa in Europa non deve essere tra europeisti e euroscettici, deve essere fra progressisti e conservatori. Solo offrendo questa scelta riusciremo a mettere nell’angolo le forze anti-sistema e anti-Ue.

 

Dunque basta cooperazione con il Ppe?

Io ho detto che la grande coalizione è finita, che è finito questo vincolo. Faremo meno compromessi, noi Socialisti e democratici vogliamo un’Europa più sociale, una politica economica espansiva, anziché l’austerity del ministro tedesco Schäuble, che vuole punire l’Italia, la Grecia, ridurre sul lastrico il Sud Europa. Bisognerà cambiare il fiscal compact e avere un piano di investimento reale. Tuttavia a Weber dico: non ci sono pregiudiziali, non faremo l’Aventino. Se troveremo terreni comuni, ad esempio sulla migrazione, la riforma dell’asilo, la tassazione delle imprese là dove fanno guadagni, coopereremo senza problemi. I Popolari sanno una cosa: senza di noi, nessuna maggioranza.

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