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Il piano del governo a un mese dal sisma: “Ricostruiremo com’era prima”
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“Il nostro Paese ricostruirà i territori colpiti del terremoto come erano prima e più belli di prima”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi a un mese dal sisma che ha colpito il Centro Italia. “Il nostro obiettivo per le prime e le seconde case e per gli esercizi commerciali, è riportare tutto a come era prima”, ha detto Renzi. “La ricostruzione non sarà un fatto strettamente amministrativo. Valorizzeremo le comunità”, ha ribadito.

 

“Il fatto che sia passato un mese ha abbassato le luci dei riflettori ma non toglie niente al dolore dei famigliari delle vittime e il nostro dovere è farci carico”, ha sottolineato Renzi, che ha valutato “molto prudente” la stima dei danni provocati dal sisma fatta dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, “perché come minimo – ha evidenziato – stiamo sui 4 miliardi, ma è un’analisi che va verificata punto punto, il terremoto ha colpito non solo luoghi dove ci sono state vittime ma ha creato lesioni importanti in altre zone”.

 

Renzi ha annunciato per il consiglio dei ministri di stasera la deliberazione per la determinazione del cratere, passaggio fondamentale per la ricostruzione post-sisma, mentre arriverà “nei prossimi giorni” il decreto per la ricostruzione. “Su Casa Italia, poi – aggiunge il premier – firmerò entro lunedì un dpcm per formalizzare la struttura di missione guidato dal rettore del Politecnico Giovanni Azzone e che vedrà il coinvolgimento di Enzo Piano”.

 

Confermato l’eco-bonus al 65 per cento anche per il 2017, con l’invito ai cittadini a fare interventi di adeguamento anti-sismico, mentre gli interventi di manutenzione anti-sismica saranno “fuori dai limiti del patto di stabilità perché non è possibile che ci si preoccupi della stabilità delle tecnocrazie e non di quella degli edifici”, conferma il premier, incoraggiando “sindaci ed amministratori locali, anche quelli fuori dal cratere, a tornare a progettare subito per un adeguamento sismico ed un efficientamento energetico”.

 

“Sulle scuole non si scherza – ha poi aggiunto Renzi – parlo da padre e non da premier e credo che tutti gli italiani siano d’accordo”. Il presidente del Consiglio è poi tornato su Casa Italia, auspicando un clima di collaborazione istituzionale sul progetto che chiederà “da qui ai prossimi 10-15 anni un cambio di mentalità”.

“Il decreto che vareremo entro il 2 o 3 ottobre prevederà un meccanismo chiaro, per cui eviteremo che ogni anno ci siano discussioni sui fondi da destinare: un segno di disponibilità che sarà apprezzato”. Per il commissario straordinario Vasco Errani “l’unico modello è quello di questi territori che hanno una propria identità; da qui viene la scelta di ricostruire tutto, anche le seconde case, nel rispetto dell’urbanistica e dell’economia di questi posti. Vogliamo ricostruire con un miglioramento tecnico e antisismico che assicuri che con un sisma 6.0 i cittadini non rischino più la vita”, che assicura: “riconosceremo tutti i danni che saranno verificati dalla perizia tecnica, ovunque si siano verificati”.

Per Errani l’impegno è “dimostrare che non ricostruiamo nell’ambito di logiche specifiche ed emergenziali, perché sappiamo che questa non è la strada migliore. Serve una programma urbanistica per ricostruire i centri storici”.

 

Per garantire “legalità e trasparenza” nella ricostruzione post terremoto sarà utilizzato il “modello Expo”. Così il commissario alla ricostruzione nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. Ci sarà, ha spiegato, una “collaborazione rafforzata con l’Anac, liste di merito per le imprese: tutte le imprese che lavoreranno con fondi pubblici per edifici pubblici o privati dovranno essere iscritte alle liste di merito”. Inoltre “ci sarà un controllo capace di effettuare il contrasto delle infiltrazioni e verificare la legalità e la trasparenza”. “Le stazioni appaltanti saranno solo le 4 Regioni e ci sarà un’unica stazione di committenza. Appena in grado costruiremo un open data a disposizione di tutti”, ha concluso Errani.

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