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Orlando: “Regionali? Interlocuzione con M5S difficile, ma non vedo alternativa”
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”Bisogna giocare con le carte che sono sul tavolo e che possono essere vincenti”. Lo ha dichiarato ad Avvenire il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, sottolineando che con gli Stati generali ”pensiamo di aver contribuito a modificare l’impianto, a farne un momento di ascolto strutturato. Naturalmente il giudizio si dà quando l’ascolto diventa proposta politica. C’è un confronto duro con Confindustria. La dialettica nei binari giusti è fisiologica. Ma oggi prioritario è il rapporto con i rappresentanti della piccola impresa, che è la più colpita dagli effetti del Covid, e soprattutto quella legata al turismo, al commercio, alla ristorazione”.

 

Alla proposta di riduzione dell’Iva, “noi abbiamo sempre preferito la strada della diminuzione del cuneo fiscale – afferma Orlando – ma siamo per discutere. Non abbiamo a disposizione lo spettro delle posizioni emerse da questi tavoli, e quindi sospendiamo il giudizio fino a quando non avremo tutti gli elementi di cui dispone il governo”.

Il problema ora è il rilancio strategico: la progettazione politica diventa fondamentale

 

Finito il periodo dei Dpcm, aggiunge l’ex guardasigilli, ”qualunque proposta deve essere partorita dal Consiglio dei ministri. Non abbiamo mai sofferto il protagonismo di Conte, e anche la critica agli Stati generali non nasceva da questo. È stato anzi assolutamente funzionale ad affrontare la fase della pandemia. Adesso però il problema è di un rilancio strategico, ed essendo i fondi europei un patrimonio che verrà utilizzato anche per le prossime generazioni, l’aspetto della progettazione politica diventa fondamentale”.

 

Zingaretti ha portato il partito al 22%, e dopo due scissioni il Pd è il fulcro dell’operazione politica che ha portato alla nascita del governo

 

Zingaretti ha trovato un partito al 18 per cento dopo una sconfitta elettorale e dato nei sondaggi al 15 per cento. Lo ha messo al centro di un processo politico che lo ha visto arrivare al 22 per cento alle Europee, abbiamo subìto due scissioni e nonostante questo il Pd è il fulcro dell’operazione politica che si è compiuta con la nascita di questo governo”. Questo il commento del vicesegretario a chi vede Zingaretti segretario “debole”. Orlando rimarca che ‘‘l’Italia è tornata nel nucleo dei Paesi fondatori dell’Ue, nel suo ruolo storico, questo è stato il presupposto alle linee di finanziamento con le quali affrontiamo la crisi. I nostri avversari lo avvertono a tal punto da non usare più così di frequente il tema antieuropeo. È paradossale che non se ne accorgano tutti i nostri compagni di partito. E trovo singolare che si apra questa discussione tre giorni dopo che si è aperto il tavolo sui decreti sicurezza”.

 

Definire con le Regioni, un grande piano di riassetto del sistema sanitario e su questa base definire i fabbisogni

 

Quanto al Mes, sottolinea che ”il Pd deve chiedere al ministro Speranza di definire, in accordo con le Regioni, un grande piano di riassetto del sistema sanitario e su questa base definire i fabbisogni. Quel piano dimostrerà che il Mes è un’esigenza reale per il Paese e non una bandiera. Si faccia rafforzando il ruolo di coordinamento dello Stato sulla sanità, perché la pandemia ci ha detto che con 20 sistemi sanitari che vanno ciascuno per i fatti propri si corrono forti rischi. Penso che sia stato scarso il coordinamento fra le Regioni in questi anni, divaricando molto i livelli di qualità di erogazione del servizio”.

 

Mentre si prova a mandare avanti l’esperienza Conte si fa una campagna elettorale contrapposti è un’idea stravagante

 

“Non so se possa essere strutturale” l’alleanza con i 5 Stelle alle prossime Regionali, dice il vicesegretrario Pd, aggiungendo: ”Sto facendo un’esperienza molto impegnativa in Liguria. Si è aperto un tavolo da mesi e l’interlocuzione con M5s, anche per come è organizzato, è molto difficile. Però non vedo alternativa. Perché l’idea che mentre si prova a mandare avanti l’esperienza Conte si faccia una campagna elettorale contrapposti è stravagante, perciò faccio appello a tutte le forze di maggioranza a trovare una convergenza in tutte le regioni. A partire da Renzi”.

 

La riforma del Csm a questo punto diventa la priorità per difendere la credibilità dei magistrati

 

Sulla vicenda Palamara ”si impone una riflessione – afferma l’ex guardasigilli -. La riforma del Csm a questo punto diventa la priorità per difendere la credibilità dei magistrati. C’è una base buona nel testo Bonafede. Aggiungerei un ddl costituzionale per sottrarre il disciplinare al Csm, ipotizzando un’Alta Corte competente per tutte le magistrature. Ma dovremmo prevedere un confronto con tutte le forze politiche. Credo che sul rilancio del Paese si debba insistere – aggiunge -, chiedendo però che le proposte siano compatibili con il quadro dato. La strada è stata tracciata dall’Europa: investire su sanità, sostenibilità, lotta alle disuguaglianze, innovazione tecnologica. Le discussioni dovranno essere in questo quadro. Non sono regole che la Ue ci impone, ma che abbiamo contribuito a definire grazie ad un indubbio successo politico”

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