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Orlando: “Provare fino all’ultimo con Pisapia. lo ci credo”
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«Di fronte ai rischi che corre il centrosinistra non si può escludere nulla». Il giorno dopo l’uscita di scena di Giuliano Pisapia, alleato mancato dei dem, è il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a chiedere al Pd «un supplemento di riflessione» perché la frittata «non è riuscita benissimo».

 

Non ha perso la speranza di una grande alleanza di centrosinistra?

«Fino all’ultimo continuo a sperare. Non mi rassegno all’idea che ci si possa presentare nei collegi con uno svantaggio così significativo nei confronti del centrodestra».

 

Esistono margini dopo l’abbandono di Pisapia?

«Certo si sono ristretti, ma considero necessario un supplemento di riflessione del gruppo dirigente del Pd. Ci sono altre iniziative possibili? Di fronte ai rischi che corre il centrosinistra credo che non si debba escludere nessuna ipotesi tra quelle possibili».

 

Di fronte ai rischi che corre il centrosinistra credo che non si debba escludere nessuna ipotesi

 

Liberi e Uguali è appena nata ed è già data tra il 7 e il 10%. E porterà via voti…

«La guardo con rispetto perché ha posizioni e valori non distanti da quelli che condivido, ma è presto per darle un peso. Vedo la spinta, ma vedo anche contraddizioni su punti cruciali: dall’atteggiamento nei confronti del Pd alla politica internazionale fino alla questione europea. Mi ha colpito molto che sia stato rimosso il tema della politica delle alleanze: è una rottura storica rispetto ad una tradizione politica della sinistra».

 

Non la impensierisce un’alleanza tra M5S e LeU?

«Spero che la difficile relazione con il Pd non spinga fino al punto di non vedere come il M5S anche interpretando un malessere che nasce dalle diseguaglianze lo risolva però con parole d’ordine di destra come tutti quelli che dicono di non essere né di destra né di sinistra. Se si ritenesse il M5S interlocutore al posto del Pd sarebbe il segno che l’odio ha reso ciechi».

 

Se si ritenesse il M5S interlocutore al posto del Pd sarebbe il segno che l’odio ha reso ciechi

Le banche sono un altro tema caldo sul fronte del Pd. Servono nuove leggi? «Sarebbe importante scrivere un codice penale dei reati finanziari, come ripete da tempo il capo della Procura di Milano: la nostra strumentazione in parte è stata superata dai prodotti finanziari. E mi piacerebbe che alla fine della commissione d’inchiesta emergessero proposte in questo senso».

 

Nei giorni scorsi il blitz di Como, ieri l’assedio a Repubblica. La democrazia è sotto assedio?

«Ciò che sta accadendo preoccupa molto perché in qualche modo si è attenuata la capacità di reazione e di riprovazione sociale. Ci sono forze politiche che hanno sdoganato il linguaggio d’odio o minimizzano. Oltre alla parte repressiva, bisogna rilanciare un patto antifascista tra tutte le forze che condividono questi valori. L’Italia, come altri Paesi europei, rischia di ritrovarsi con forze esplicitamente razziste o neonaziste che hanno un consenso a doppia cifra. Anche per questo domani sarò in piazza a Como».

 

Eppure la magistratura italiana in questi anni ha avuto mano leggera nei confronti dei movimenti neo fascisti.

«In queste settimane farò una ricognizione per capire quali sono i problemi che impediscono le incriminazioni, se c’è un problema tecnico che va affrontato o se non viene valutata questa una priorità nell’esercizio dell’azione penale. Io penso che le leggi ci siano»

 

Questo governo ha approvato la Legge Navale con 5,4 miliardi di euro per il rinnovo della flotta. È servita alla Liguria?

«La vicenda dei cantieri francesi è il segno del fatto che Fincantieri è stata in grado di guardare oltre i confini nazionali perché nel corso di questi anni si è fortemente rafforzata anche perché oltre una capacità manageriale ha avuto anche un’opportunità legata al rinnovo della flotta che per la nostra regione è molto importante anche dal punto di vista occupazionale. La legge navale ha aiutato il recupero della prospettiva dei cantieri della nostra regione».

 

Lei è stato ministro dell’Ambiente. E ora la Liguria sta chiedendo autonomia differenziata anche sulle autorizzazioni ambientali.

«Posso testimoniare che si possono fare opere di significativo impatto seguendo le procedure. Nel periodo in cui sono stato ministro dell’Ambiente, c’è stata la Via su Gronda e Terzo Valico: non c’è stato un blocco, ma un miglioramento dei progetti. Io sono molto preoccupato dall’idea di smantellare una normativa che viene raccontata come complicata spesso perché non si sanno gestire i processi o perché si ha bisogno di alibi per nascondere oggettive difficoltà finanziarie o nodi politici».

 

A proposito di ambiente: ora gli ecoreati sono entrati nel codice penale. Un po’ tardi forse…

«Si cercava di introdurla da 25 anni. Probabilmente i processi che si sono celebrati in Liguria su questi temi avrebbero avuto un esito diverso. Avrà una forza deterrente per il futuro perché il disastro ambientale che è stato contestato molte volte fino a ieri era ricavato solo per via giurisprudenziale. E questo ha reso più difficile indagini e processi».

 

In Liguria quanto è forte il nesso tra reati ambientali e criminalità organizzata?

«Quello ambientale è settore di grande interesse per le mafie, quindi è da tenere attentamente sotto controllo, soprattutto nella nostra Regione che presenta infiltrazioni in vari settori. Nel campo dei rifiuti ci sono stati alcuni episodi, come quelli che hanno riguardato la provincia di Genova, ma non credo che si possa parlare di un controllo del sistema. Bisogna tenere alta la guardia».

 

La lotta alle diseguaglianze è stato il suo cavallo di battaglia. Si è esaurita con il reddito di inclusione?

«Il Rei è il risultato di una battaglia politica condotta dentro il Pd e anche da forze sociali.E un primo passo, ma copre solo una parte limitata dei poveri del nostro Paese. Spero che il Pd faccia di questo tema uno di quelli caratterizzanti della prossima campagna elettorale, bisogna pensare al fisco come strumento di redistribuzione del reddito».

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