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Orlando: “Noi, europeisti progressisti. Un fronte indistinto è un errore”
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«Il ministro Bonafede, cercando di imitare Salvini, rischia di farne la parodia». Con Andrea Orlando, leader della sinistra Pd ma anche ex Guardasigilli, non si può evitare di parlare dalle gesta del suo successore.
«Uno stato democratico esibisce il proprio sistema di garanzie, non trofei. Noi abbiamo riportato in Italia terroristi, mafiosi, criminali di ogni risma, ma non ho mai ritenuto opportuno farmene vanto ».

Parliamo del manifesto di Calenda. Alle europee il Pd farà un fronte repubblicano?

Mi convince l’esigenza di mettere al centro l’Europa per allargare il campo e aprire le liste. D’altro canto mi convince l’obiezione di Enrico Letta: mettere insieme tutti gli europeismi è un regalo ai sovranisti. Il rigore, l’austerità, la scelta di non operare con la cooperazione rafforzata sono stati dei favori ai sovranisti. E noi non possiamo identificarci con chi vuol continuare questa politica. Noi siamo europeisti mettendo con forza in discussione il modo in cui i conservatori hanno determinato l’involuzione dell’Europa.

Con voi, cioè i socialisti.

Che sono stati subalterni, spesso. Nella critica all’Europa di questi anni i socialisti da soli non sono credibili. Oggi non tutti gli europeisti progressisti sono nel Pse: penso a Podemos, Syriza e i Verdi e settori liberali e popolari attenti alla questione sociale. Con loro serve un rapporto forte. Sostenere Frans Timmermans alla presidenza della Commissione suona come continuità. Junker non se la cava con l’autocritica tardiva sulla Grecia. Vanno cambiate le politiche e accelerato il processo di integrazione politica, economica e sociale. Su questo il testo di Calenda non dice nulla. Sorprende: non si può essere europeisti senza indicare l’urgenza di una maggiore integrazione.

Per Calenda il voto europeo sarà come quello del ’48. Il Pd è il Fronte popolare o la Dc?

Immagino volesse dire che sarà una battaglia campale. Ma il paragone è infelice: per costruire l’Europa dobbiamo avere le forze popolari dalla nostra. E vincere con la sinistra, che non è quella del ’48.

A proposito di popolo. Farete la battaglia contro il cosiddetto reddito di cittadinanza perché è’assistenzialismo’?

La finalità è giusta, dobbiamo dirlo. Chi è in difficoltà va aiutato. Il rischio di assistenzialismo però c’è perché non è legato a percorsi di reinserimento al lavoro. Il decreto è sbagliato e rischia di screditare lo strumento stesso. Fare il reddito senza centri per l’impiego che funzionino produrrà una catena clientelare. Poi un provvedimento finanziato in deficit e con tasse non progressive significa che per affrontare povertà e disoccupazione produci poveri e disoccupati.

Salvini intanto sale sempre più nei sondaggi.

E’ l’effetto dell’insipienza di M5S . Al di là del reddito sono del tutto subalterni. Ma anche la nostra opposizione non scava contraddizioni, non incide.

Il Pd di Zingaretti inciderà?

La candidatura di Zingaretti segna una discontinuità che comincia a essere percepita, in queste ore gli iscritti stanno dicendo”giriamo pagina”. La sua mozione è incentrata su un’economia giusta e sulla lotta alle diseguaglianze. È una rottura rispetto agli anni dellecompatibilità e di uno sviluppo che ha distrutto il ceto medio, la classe operaia, e aiutato le ricchezze a concentrarsi.

Per l’ex Dc Fioroni siete troppo di sinistra e i veri cattolici non stanno con Zingaretti.

Mah. Vedo in giro cattolici che dicono cose molto più di sinistra di Zingaretti. E le parole dei cattolici che operano nel sociale, nel sindacato e nel volontariato sono le più critiche alla voracità di questo capitalismo.

Al congresso dei circoli Zingaretti sta vincendo, ma i votanti sono pochissimi.

Zingaretti sta prevalendo anche nelle regioni più renziane. Non era scontato: Martina è stato nel gruppo dirigente renziano e in questi anni molti tra quelli che non erano d’accordo hanno smesso di rinnovare la tessera. Il numero dei votanti è frutto di un partito che in molti territori è stato lasciato squagliare. Anche in questo serve cambiare pagina.

La scissione in caso di vittoria di Zingaretti ormai è una minaccia – renziana – spuntata?

I fatti la sconsigliano. Più larga sarà l’affermazione di Zingaretti e più la sconsiglieranno.

Secondo Calenda il Pd si è ricompattato grazie a lui.

Sicuramente parlare di contenuti aiuta. Che un documento da solo colga questo obiettivo mi sembra un po’ esagerato.

Dopo le europee il governo reggerà?

Non credo che Salvini abbia interesse a strappare. Oggi è in una condizione ideale: ha un partner del 30% che conta come al 10. E sa che una nuova foto ad Arcore gli farebbe perdere i consensi accumulati.

Come cercherete di dividerli?

Con una cosa semplice: una forte proposta sui temi economici e sociali, di lotta alle diseguaglianze. Ha ragione Zingaretti quando dice che bisogna parlare con gli elettori di M5S, ma per farlo serve una svolta radicale. Riconoscere che c’è un conflitto sociale e decidere da che parte stare. Sulla casa, il lavoro, il sostegno al reddito, una fiscalità che parli ai settori deboli e
agli imprenditori in difficoltà.

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