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Orlando: no a elezioni con questa legge elettorale e capilista bloccati
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«Temo che si voglia andare alle elezioni con questa legge elettorale perché ha i capilista bloccati. Il che vorrebbe dire larghe intese o instabilità. E io non voglio né l’una né l’altra cosa». Così il ministro Andrea Orlando, candidato alla segreteria PD, in un’intervista di Alessandro Trocino sulCorriere della sera.

 

E’ preoccupato, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, dopo il blitz in commissione Affari Costituzionali e l’elezione a presidente di Salvatore Torrisi, senatore di Alleanza Popolare, suonata come uno schiaffo al Pd.

 

Perché è preoccupato?

 

«È un fatto da non minimizzare. Se il sistema di alleanze si sgretola, può avere conseguenze gravi. Serve un chiarimento tra le forze di maggioranza, non coinvolgerei il presidente della Repubblica».

 

Sulla legge elettorale, però, è tutto fermo.

 

«Sì, il Pd deve prendere un’iniziativa subito. Bisogna smetterla di mettere sul tavolo modelli preconfezionati».

 

Parla del Mattarellum?

 

«Ormai mi pare chiaro che non va bene a nessuno. E l’Italicum non dovrebbe andare bene a noi. Partirei da collegi uninominali e premio per la governabilità. Ma è il Partito democratico a dover assumere l’iniziativa».

 

Il Pd è in fase congressuale. Che succederà alle primarie?

«Sono preoccupato che non ci sia una campagna del Pd per invitare a partecipare alle primarie del 3o aprile. Chiunque sia eletto, se voterà solo un milione e mezzo di votanti, sarà debole. Bisogna arrivare almeno a 2 milioni di elettori».

 

Le piace il Pd?

 

«È l’unica infrastruttura politica democratica. Ma si è logorata profondamente. Ed è diventata asfittica. E simbolico che il Pd con Renzi ha riunito una sola volta la segreteria».

 

Lei è visto come un «pentito» un po’ tardivo, visto che ha condiviso il governo. Perché non parlare prima?

 

«Intanto perché ho un forte senso istituzionale. Poi perché, pur avendo posto questioni, considero l’azione di governo positiva. Altra cosa è il partito. Su quello ho fatto anche un’intervista all’Unità, dopo le Europee, per segnalare che serviva un partito all’altezza del 4o per cento dei voti. Così non è stato».

 

Come sarebbe il Pd di Orlando?

 

«Un partito aperto, che lavora per rimettere insieme il centrosinistra politico, sociale e civico. C’è un articolo dello statuto che non è mai stato usato, che prevede anche referendum tra gli iscritti. Io li farei su temi come progressività dell’imposizione fiscale, consumo del suolo, piani sanitari e bilanci dei governi locali».

 

Così non le pare di inseguire la democrazia diretta dei 5 Stelle?

 

«No, la democrazia partecipata e deliberativa esiste da ben prima dei 5 Stelle ed è cosa diversa dalla diretta. Quest’ultima è la pretesa che con un clic i cittadini possano decidere al posto dei gruppi dirigenti. La democrazia partecipativa prevede un’interlocuzione costante con i cittadini».

 

A Mugnano, lei ha detto «la gente ormai ci schifa».

 

«Sì, Oscar Farinetti l’ha detto in modo più glam, ma il concetto è quello. Siamo avvertiti come distanti dalla gente, in particolare quella in difficoltà. Dobbiamo tornare a parlare con pezzi di società che abbiamo abbandonato».

 

 

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