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Orlando: “Matteo sbaglia così aiuta l’antipolitica”
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«Se vedi uno che sta facendo una curva parabolica che lo porta a un frontale, glielo dici di stare attento, no?». La Direzione è appena finita, ha appena votato per convocare al più presto il congresso. Contraria la minoranza, ma anche, con un intervento che diventa subito quello di giornata, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. «Cosa c’è di strano, se uno sbaglia glielo dico», ripete al termine dei lavori, mentre si incammina lentamente verso piazza di Spagna.

La prima crepa nella maggioranza che, in questi anni, ha sostenuto il segretario Renzi: anziché correre verso una conta interna, predica il ministro, bisognerebbe «organizzare una conferenza programmatica, aprendo un confronto sui contenuti e mettendo al bando la parola scissione». Evitare una precipitazione al congresso perché, così, «le primarie finiranno per essere una sagra dell`antipolitica:il tutto consumato dentro la campagna elettorale per le amministrative».
Parole chiare, che aprono una breccia preoccupante per i renziani. Mentre il collega Dario Franceschini, l`altra gamba della maggioranza, filavia senza aprir bocca, lui, l`uomo del giorno, l`antagonista inattesodel segretario, si allontana chiacchierando. «Andrea, hai fatto un ottimo intervento, mi hai convinto», lo raggiunge il governatore pugliese Michele Emiliano; «Ho vinto il premio della critica», scherza Orlando.

 

Ministro, una netta presa di distanza dalla linea di Renzi…
«Non sono convinto che andare subito al congresso sia un bene per il Pd. Io sono molto attento agli aggettivi, ma in questo caso non si può sfumare la posizione. Se uno non è d`accordo a fare un percorso deve dirlo: non sono d`accordo perché così non si risolvono i nostri problemi identitari e di proposta politica».

 

Ha suscitato l`entusiasmo della minoranza…
«Non mi sono messo d`accordo con la minoranza, ma ho detto quello che penso».

 

Cioè una conferenza programmatica prima di tutto…
«Io ho dato i miei consigli, spero che le mie funeste previsioni non si avverino, ma conosco il partito».

 

Però la Direzione si è espressa in maggioranza per il congresso: lei come ha votato?
«Non ho partecipato al voto».

 

A questo punto però il percorso congressuale è partito, no?
«No, il percorso congressuale lo apre l`Assemblea nazionale. Vediamo cosa si deciderà in quella sede. Sono dispiaciuto che non sia passata la mia linea: io la riproporrò lì e spero di avere maggior fortuna».

 

Quindi è ancora possibile che l`Assemblea sposi la sua linea?
«L`Assemblea in teoria potrebbe decidere per una conferenza programmatica prima del congresso».

 

Pensa che tirando dritto la minoranza possa uscire dal Pd?
«Mi auguro di no, perché non credo si possa uscire da un partito per ragioni di calendario. Ma qui ci vuole la politica, che deve vigilare per evitare qualunque scivolata».

 

E lei potrebbe candidarsi alla segreteria del Pd?
«E un problema che mi porrò solo quando arriveremo a discutere della proposta da fare al Paese».

 

Renzi era avvisato della sua posizione?
«Avevo fatto un`intervista ma si vede che non è bastata».

 

Eppure il suo intervento ha fatto molto scalpore…
«Non ho detto niente di particolarmente eversivo, ho solo espresso i miei dubbi sul percorso. Se le mie parole fanno così clamore, significa che la discussione ha preso una brutta piega, perché o ci si insulta o bisogna darsi ragione al cento per cento…».

 

Renzi le ha anche risposto nella replica.
«Io ho semplicemente detto che non ho paura del popolo, ma delle regole».
Cioè quelle dello Statuto? Lo ha definito inadeguato…
«Sì, non portano a combattere la destra e i populismi come diciamo di voler fare. E` un problema che un segretario dovrebbe porsi».

 

Il voto in Direzione è un avviso di sfratto al governo Gentiloni?
«Non credo. Bisogna evitare di scaricare le tensioni sulla tenuta del governo. Mi hanno assicurato che non sarà così, spero abbiano ragione, ma non ne sono del tutto convinto».

 

Ma con la conferenza programmatica si arriva a fine legislatura?
«Non necessariamente: la conferenza si può fare in un mese. Dobbiamo fare una discussione seria sull`esperienza del governo Renzi».

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