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Nannicini: Dimostriamo che un’alternativa al clientelismo malavitoso esiste. E si chiama sviluppo
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“Qualche settimana fa ho passato una bella giornata nell’Avellinese in compagnia dell’onorevoleValentina Paris. Abbiamo fatto visita, tra gli altri, alMaglificio 100Quindici Passi, un’abitazione confiscata a un boss della Camorra e riconvertita, grazie all’impegno dei giovani dell’associazione Libera, in attività imprenditoriale. Un progetto finanziato dallaFondazione CON IL SUDche, fra mille difficoltà e resistenze, è riuscito a vedere la luce nell’ottobre di due anni fa”.

Lo raccontaTommaso Nannicini, della segreteria PD sul suo profilo Facebook.

 

“Si tratta del primo immobile confiscato alla criminalità organizzata a essere riconvertito per finalità sociali in un piccolo impianto produttivo. Realizzando maglieria sia civile sia tecnica per le forze dell’ordine, i ragazzi di Libera hanno deciso di entrare in un settore in crisi con la forza della qualità, della passione e della competenza. E non hanno intenzione di fermarsi qui: accanto alla maglieria stanno progettando una scuola di arti e di mestieri per formare nuovi operatori nel settore tessile e mettere in rete aziende, mondo della scuola e territorio.

 

Nella loro mente è ancora forte il ricordo dei primi giorni: l’emozione che accompagna l’inizio di ogni avventura ma anche l’ansia e la paura di ritorsioni, la scorta h24 delle forze dell’ordine e gli spari intimidatori provenienti dal bosco retrostante. Nonostante tutto questo, ce l’hanno fatta. Ma i tentativi di fermarli e di far fallire la loro attività non sono certo terminati: per questo è fondamentale non lasciarli soli. E non lasciarli soli non significa soltanto andarli a trovare e mettere a loro disposizione le forze dell’ordine per proteggerli. Anche quello, ovviamente: la vicinanza e la sicurezza sono il minimo che possiamo offrirgli. Ma dobbiamo fare molto di più, dando loro strumenti per crescere.

 

Come? Per esempio creando una task force nazionale che sia di supporto a tutte le attività economiche costruite su beni confiscati alle mafie: 12 o 24 mesi di servizio civile in cui i migliori giovani consulenti usciti dalle migliori università, ben selezionati e ben pagati, aiutano i ragazzi di Libera e le altre migliaia di volontari in giro per l’Italia in settori, come il marketing o la digitalizzazione, in cui loro non hanno le competenze necessarie.

 

Solo così queste realtà possono fiorire, aumentare il loro fatturato e la loro capacità occupazionale, coniugando impegno civile e sostenibilità economica. E solo così si può costruire una speranza per questi territori: investendo su questi ragazzi per creare vero cambiamento. Perché la criminalità organizzata la si sconfigge reprimendola certo, ma anche trasformando i simboli del dominio dei clan in realtà imprenditoriali forti, capaci di creare occupazione. Dimostrando che un’alternativa al controllo e al clientelismo malavitosi esiste. E si chiama sviluppo”.

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