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Minniti: “Migranti, un salto nel buio. Salvini ci consegna a Paesi che vogliono lasciarli tutti in Italia”
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Mentre segue il filo del suo ragionamento, che lo porta a muoversi avanti e indietro tra i 17 mesi del mandato da ministro dell’Interno e gli avventurosi annunci del suo attuale successore, Marco Minniti scribacchia. Sul foglio bianco compaiono due parole, “Africa” e “populismo”, le lega con un tratto di penna.
 
Si legge anche un numero, “13.000”. «Già, “Africa” perché l’Italia non può pensare di governare i flussi dell’immigrazione senza coltivare un solido rapporto con i Paesi di quel continente. Da Matteo Salvini ho sentito dire di tutto in questi giorni, ma non l’ho sentito pronunciare le parole Africa e Mediterraneo».
 
Il deputato Minniti è nel suo studio, alla Camera. Lo attendono a un convegno sull’integrazione dei minorenni rifugiati organizzato dall’università Uninettuno. Tra i relatori c’è anche l’ambasciatore tunisino Moez Sinaoui, l’uomo che ha dovuto ricomporre l’incidente diplomatico scoppiato dall’uscita di Salvini sulla Tunisia «che esporta i galeotti». Per Minniti, «una colossale e dannosa fake news».
 

E “populismo” perché?

 
«I populisti predicano 1’immigrazione zero”, sapendo perfettamente che non è realizzabile. Diffondono l’idea che non sia possibile essere umani e sicuri allo stesso tempo, che bisogna scegliere o l’una o l’altra cosa. La forza del riformismo di centrosinistra è, e deve essere, spiegare che non c’è antitesi tra i due concetti. Spesso, anzi, convivono nell’animo di una stessa persona. Una vera democrazia è in grado di conciliarli. L’Italia, invece, si avvia verso l’ignoto».
 

Sta dicendo che con il governo Conte è a rischio la democrazia?

 
«Non voglio dire questo. Osservo però che il passo dall’ignoto al salto nel buio può essere breve. Qui in gioco c’è il modello di società che vogliamo. L’Italia non può rinunciare ai valori che la fondano, non deve diventare una società chiusa. Altrimenti perderà se stessa. Sulla questione immigrazione, però, il governo manca di una visione globale».
 

Perché?

 
«Salvini ripete che l’immigrazione è un business. Non ci può essere approccio più sbagliato. C’è chi lucra sulla pelle dei migranti, ovviamente, e colpire gli approfittatori è l’obiettivo delle indagini penali. Le migrazioni sono un fatto epocale, non dimentichiamolo. Bisogna combattere i trafficanti di uomini, non i richiedenti asilo in fuga dalla violenza. Dov’è la pacchia di cui parla Salvini?».
 

E voi ce l’avevate la visione?

 
«Mi limito a ricordare due dati: dal primo luglio 2017 al 31 maggio sono arrivate in Italia 122mila persone in meno rispetto all’anno precedente, con una riduzione dell’85 per cento degli ingressi dalla Libia».
 

Proprio lei, però, è stato protagonista di un duro scontro con alcune Ong che avevano navi di salvataggio nel Mediterraneo. La sua posizione è stata molto criticata dalla sinistra.

 
«A nessuna Ong è stato impedito di operare nel Mediterraneo centrale. Abbiamo prodotto un Codice di autoregolamentazione, sottoscritto dalla stragrande maggioranza delle Ong che oggi continuano a lavorare. Il Codice permette di tenere insieme il principio umanitario e la legittima esigenza di sicurezza di un Paese. Il Codice tutela anche le stesse Ong».
 

In che percentuale è riuscito a completare il suo Piano?

 
«Al settanta per cento. È mancato l’ultimo miglio, cioè l’istituzione di flussi legali per regolare gli ingressi dei migranti, ma per questo era necessario l’impegno del Parlamento. Sono stato ministro dell’interno per 17 mesi, non 17 anni. Prima abbiamo contrastato l’illegalità e cancellato la parola emergenza, poi abbiamo cominciato a costruire la legalità con i corridoi umanitari aperti con la Libia. Tutto grazie a delicatissimi rapporti diplomatici nel Mediterraneo. Ma di Mediterraneo Salvini non parla. Ho sentito invece che parla di Ungheria, di Austria, di Orban, di Visegrad…».
 

Cosa comporta allearsi con loro?

 
«Diventare l’hot spot dell’Europa, esattamente come vuole il gruppo dei paesi dell’Europa centrale del Patto di Visegrad. Ci stiamo consegnando mani e piedi al loro progetto di ridurre l’Italia a centro di controllo unico dei flussi migratori provenienti dall’Africa. Appunto, e qui riprendo le ultime proposte di Salvini, creando sempre più hotspot, sempre più centri di accoglienza… Davvero pensiamo di allearci con chi sta cercando di affossare nel Parlamento Europeo la proposta di riforma del trattato di Dublino? Abbiamo ricollocato 13.000 migranti fino ad oggi (indica il numero sul suo foglio bianco, ndr), 11 mila negli ultimi 16 mesi, e sa quanti ne ha presi il Gruppo di Visegrad? Zero. Davvero il nostro alleai() migliore sarà l’Austria, che giusto un anno fa schierava i carri armati al Brennero?».
 

Il ministro Salvini ha dichiarato di voler rimpatriare 500mila stranieri. È possibile?

 
«È una ricetta vecchia, già annunciata nel 2001 dal governo di Berlusconi. Finì con la maxi sanatoria di 600mila irregolari. Salvini dice anche di voler creare Cie in tutte le Regioni d’Italia: lo informo che i Cie non esistono più, e che se li vuole riaprire dovrà farlo con una legge dello Stato. Per non parlare di quella boutade, la posso considerare solo una boutade, che vuole i centri di accoglienza come prigioni da cui i richiedenti asilo non potranno uscire. Si violerebbe qualsiasi diritto e le norme dell’Onu. Ma del resto Salvini ci ha abituato a scivolate anche peggiori…».
 

Quali?

 
«Mentre era chiuso con Di Maio a discutere del Contratto, commentò con sdegno la notizia appena uscita di un migrante che aveva spennato un piccione vivo. Quando invece hanno sparato in testa a un migrante, anzi a una persona, che si chiamava Soumayla Sacko, che aveva il permesso di soggiorno e lottava contro i caporali, si è pronunciato solo il premier Conte attraverso una fredda e formale dichiarazione. Nel silenzio assordante dei due azionisti di maggioranza del governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio».

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