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Meno tasse, più lavoro
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Se vogliamo riaffermare la centralità del lavoro, che è l’unico strumento di crescita e di cambiamento sociale, bisogna tutelare il reddito dei lavoratori.

Tagliare le tasse sui lavoratori e sulle imprese significa premiare chi produce, spingendo la crescita dell’occupazione, dei redditi e dei consumi.

In Italia, inoltre, la disuguaglianza ha una radice profonda nel fatto che tassiamo pesantemente chi vive del proprio lavoro. Una società equa non può non stabilire il ruolo di ogni cittadino in base al proprio lavoro.

Invece, nel 2013 il fisco chiedeva alle imprese e ai lavoratori più tasse che in Francia, Germania o Spagna.

Oggi abbiamo invertito la tendenza, ma vogliamo andare oltre.

Per questo puntiamo a cancellare l’IMU sugli imbullonati e sui terreni agricoli, a ridurre le tasse sugli utili d’impresa e a ristrutturare le aliquote, oltre che a continuare a favorire il lavoro a tempo indeterminato attraverso la decontribuzione.

Tuttavia, la nostra politica fiscale non si misura solo da come riduciamo le tasse, ma anche da come vogliamo coprire questa riduzione. Crediamo che la valorizzazione del lavoro, attraverso la riduzione delle tasse, si possa conciliare con una politica a favore degli investimenti e con uno stato sociale efficace.

Nel caso degli investimenti, sappiamo che durante la crisi sono passati da un quarto ad un sesto del PIL, andando di pari passo al crollo dell’occupazione. Gli investimenti sono il motore dell’occupazione e della crescita, e hanno bisogno di politiche di lungo periodo. Per questo, dopo la svolta fondamentale della riforma del lavoro, la nostra strategia non si ferma al 2016, ma prosegue con in un piano pluriennale, partendo da una rivoluzione fiscale.

Vogliamo però rilanciare il paese e favorire l’equità, senza ridurre i servizi ai cittadini. C’è una percezione diffusa dell’inefficienza della pubblica amministrazione, per questo dobbiamo fare le stesse cose di prima, spendendo meno. La spending review dimostrerà che questo è possibile. Al contempo siamo certi che la crescita e la flessibilità di bilancio, in accordo con l’Europa, offriranno risorse aggiuntive.

Sappiamo che saremo giudicati non sulla qualità del dibattito su queste scelte, ma sulla capacità di tradurle in atti di governo. A differenza del passato, stiamo operando non sulla scorta della paura ma sulla spinta della convinzione politica: con queste scelte vogliamo far ripartire ripartire l’Italia.

Filippo Taddei, responsabile Economia e Lavoro del Partito Democratico

 

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