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Martina: una legge subito contro il caporalato, non si può morire nei campi
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Sull’inasprimento delle pene contro il caporalato “una riflessione è necessaria. Spesso le norme che sanzionano il caporalato sono di difficile applicazione. Poi credo che per produrre effettivamente maggiore legalità non serva più burocrazia ma più semplificazione. E’ proprio nella confusione burocratica che si annidano le insidie peggiori. Quindi dovremo ragionare presto di come si possano rendere più semplici e chiari questi meccanismi. Serve la collaborazione di organizzazioni agricole e sindacati. E in Parlamento dobbiamo puntare a rafforzare la Rete del lavoro agricolo, approvando subito il ‘collegato agricoltura’”.

 

Così il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, che in un’intervista a Repubblica ribadisce la necessità di combattere il caporalato “come la mafia” perché di lavoro non si deve più morire”.

 

“Purtroppo questa èuna storia emblematica di ciòche deve cambiare. Nessuno può fare margini sfruttando in questo modo i lavoratori. Bisogna essere in regola davvero e con quelle cifre non si può esserlo. Dico inoltre che dobbiamo operare sulle condizioni organizzative di alcune filiere agroalimentari e su dinamiche distorte fra i diversi anelli della produzione”.

 

I sindacati, ora anche il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo che sta conducendo l’inchiesta sulla morte di Paola, denunciano l’omertà. I braccianti hanno paura dei caporali. Cosa farete per saltare l’intermediazione? “Penso serva prima di tutto una mobilitazione che coinvolga tutti: imprese, associazioni, sindacati, lavoratori e istituzioni. Non èpossibile morire di lavoro nei campi in questo modo. Serve, come contro la criminalità organizzata, un salto di qualità che rompa il muro di gomma, l’omertà e la paura. Contrastare lavoro nero e sfruttamento nei campi deve essere un dovere di tutti. Delle istituzioni che devono, prima di tutto, intensificare i controlli sul campo, come già stiamo facendo. Ma anche delle associazioni e delle imprese che devono pretendere dai propri associati il massimo del rigore, sanzionando chi non rispetta le regole. E chiunque sa di condizioni inaccettabili deve denunciarle”.

 

Inoltre “dal primo settembre le aziende agricole potranno aderire alla ‘Rete del lavoro agricolo di qualità’, costruita con Inos, sindacati, organizzazioni di categoria. Per la prima volta in Italia si istituisce un sistema pubblico di certificazione etica del lavoro agricolo premiante per le imprese che vi aderiscono garantendo il totale rispetto delle regole. Non sarà un semplice bollino di natura burocratica, ma attesterà il percorso delle verifiche puntuali e preventive effettuate individuando e valorizzando le aziende virtuose. La Rete deve essere utilizzata anche dal sistema della grande distribuzione e dell’industria alimentare per le loro forniture. E potrà coinvolgere i cittadini-consumatori attraverso un logo diretto sui prodotti, in modo da essere riconoscibili anche sugli scaffali”

 

Sulla possibilità di revocare i finanziamenti pubblici per le aziende che non rispettano le regole, “insieme al ministro Poletti stiamo valutando tutti gli strumenti possibili per combattere pratiche inaccettabili. Certo non possiamo consentire che chi sfrutta in questo modo i lavoratori ottenga anche finanziamenti pubblici”, afferma Martina. “Chi pensa di fare impresa così deve avere la strada sbarrata. Di lavoro non si deve più morire”.

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