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Martina: meno tasse per gli agricoltori e una polizza salva ricavi
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Un ulteriore taglio alle imposte che gravano sulle imprese agricole, la conferma dello stop all’Imu agricola e della cancellazione dell’Irap per le attività del comparto, la tutela dei redditi degli agricoltori colpiti dalle crisi di mercato e l’apertura del piano Industria 4.0 anche al primario. Queste le misure che il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, intende inserire nella prossima legge di stabilità, come spiega in una intervista ad Italia Oggi: “Abbiamo una priorità che ci guida: tutelare il reddito degli agricoltori. Lo scorso anno abbiamo dato un segnale importante cancellando l’Irap e l’Imu agricola, con un taglio pari a 600 mln di euro. Misure che vanno confermate e rafforzate con ulteriori interventi di abbassamento del carico fiscale. Allo stesso tempo credo sia importante l’inserimento dell’agricoltura nel piano Industria 4.0 per favorire l’uso di tecnologie sempre più innovative e sostenibili”.

 

Inoltre evidenzia, in merito alle assicurazioni, che “siamo il paese che più di tutti ha investito su questo aspetto, destinando 1,6 miliardi di euro all’agevolazione delle assicurazioni per gli agricoltori. Ci aspettiamo che cresca l’uso di questo tipo di meccanismo, che pub meglio di altro garantire contro la perdita di reddito. Vogliamo anche sperimentare formule nuove. Per esempio, per il grano stiamo pensando ad una polizza che garantisca i ricavi. Sarebbe la prima sperimentazione di questo tipo in Europa”. E nell’ambito della Pac sottolinea: “Dobbiamo lavorare su due leve: più strumenti diretti europei di intervento e un aumento dell’utilizzo dello strumento assicurativo”, “stiamo spingendo affinché la Commissione Ue faccia proposte serie e concrete di tutela del reddito agricolo”.

 

“E’ successo per troppo tempo che l’agricoltura mediterranea abbia pagato per accordi europei”, denuncia Martina. “Non si tratta di ritornare al protezionismo, ma di valutare con attenzione l’impatto di alcune scelte. Ci stiamo battendo su questo a Bruxelles, perché vogliamo più progetti di cooperazione agricola e meno intese che ci penalizzano. Abbiamo iniziato a ottenere alcuni risultati: a gennaio 2017 aumentano i prezzi di ritiro dell’ortofrutta. Erano fermi dal 2011”.

 

Il prezzo del grano duro è sceso di oltre il 43% a luglio 2016 sul 2015. Il ministero delle Politiche agricole ha stanziato 10 mln di euro nel dl enti locali. Aumenterà il budget? “Serve un patto strategico tra produzione agricola e industriale – afferma il ministro Martina -, perché se non c’è una equa remunerazione della materia prima non si va avanti. Da parte nostra intendiamo sostenere con forza i contratti di filiera, che consentano ai pastai di acquistare sempre più grano italiano di qualità. I 10 milioni sono un primo stanziamento che ci consente un aiuto di circa 100 euro ad ettaro. Vogliamo dare continuità a questa misura con nuove risorse”.

 

“La crisi del latte non è temporanea, ma strutturale. Si è usciti dal sistema delle quote senza un piano chiaro di accompagnamento dei produttori e ne abbiamo visto le conseguenze. L’Ue, anche grazie alla nostra azione forte con Spagna e Francia, ha destinato 1 miliardo di euro in più al settore, ma manca una strategia di medio periodo. Noi proponiamo una Ocm latte, con un budget definito e regole chiare e valide per tutti. Nel vino ha funzionato e ora abbiamo un settore che investe, guarda al mondo e cresce nelle esportazioni. Anche con una produzione molto frammentata, come quella lattiera”.

 

Per il ministro, la fusione tra Bayer e Monsanto non cambierà la politica italiana sugli ogm “ma certamente va analizzata con attenzione. Non è un’operazione isolata, visto anche il precedente di ChemChina con Syngenta. Davanti a uno scenario di questo tipo diventa sempre più importante impostare un progetto forte e chiaro sul modello agricolo che vogliamo sviluppare”.

 

La legge contro gli sprechi alimentari è, per il titolare delle politiche agricole, “un provvedimento che ci dà strumenti nuovi per combattere una piaga che solo da noi vale 12 miliardi di euro. Intollerabile. Ognuno deve fare la sua parte, noi spingiamo per semplificare le donazioni” recuperando così “un milione di tonnellate” per gli indigenti.

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