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Marcucci: “C’è chi spera di dividerci, ma tra Renzi e Gentiloni c’è perfetta identità di vedute”
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Emiliano, Orlando e forse pure Franceschini puntano su Gentiloni come candidato premier per unire il centrosinistra. Renzi invece sarebbe divisivo. Come farete, Marcucci, a superare questa loro convinzione?
«Non c’è questa agitazione dentro il Pd. Al contrario vedo emergere un bel gioco di squadra, e ciò che conta, sempre più condiviso. Renzi ha vinto le primarie e può essere sfiduciato solo dal popolo che lo ha eletto. Non temo manovre di Palazzo. Siamo l’unico partito che ha una ricca squadra di personalità in campo, oltre a Renzi e Gentiloni, ci sono Minniti, la Boschi, Delrio. Gli italiani iniziano a sentire i benefici di 4 anni di buon governo».

Non ha citato Franceschini.
«Franceschini non si è mai espresso ufficialmente sulla leadership di Renzi. E poi non ho citato nemmeno altri ministri».

Se il Pd e Micari dovessero perdere in Sicilia le cose si complicherebbero per Renzi e la sua leadership. O farete finta di niente?
«Le elezioni in Sicilia sono importanti ma è pur sempre un turno amministrativo. Vede, in Sicilia è in campo una vera operazione di discontinuità con un candidato civico molto prestigioso. E’ sicuramente un’operazione rischiosa contro due candidati del ceto politico, già candidati sconfitti in passato, ma alla fine è così che si rinnova la politica».

Tutte le correnti temono di essere tagliate fuori o ridimensionate nella formazione delle liste elettorali per le politiche. Lei pensa che sia questo il motivo della preferenza per Gentiloni?
«E da dicembre che la politica, compresi settori del Pd, hanno sperato in una divisione tra Renzi e Gentiloni. A poche settimane dalla fine della legislatura, possiamo affermare, senza possibilità di essere smentiti, che tra Renzi e Gentiloni c’è una costante e perfetta identità di vedute. Renzi avrà l’onere di mettere in campo liste ricche di personalità anche della società civile e soprattutto, competitive».

Non sarebbe il caso di aprire al premio di coalizione per svelenire il clima dentro e fuori il Pd?
«Le leggi elettorali si fanno con i numeri. Basta fare di calcolo: in Senato una qualsiasi proposta di riforma passa soltanto con l’adesione dei 4 principali gruppi parlamentari. Quindi o questo nuovo patto viene onorato o non sarà possibile rifare la legge elettorale».

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